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Liege-Bastogne-Liege 2025 - 111th Edition - Liege - Liege 252 km - 27/04/2025 - Tadej Pogacar (SLO - UAE Team Emirates - XRG) - photo Vincent Kalut/PN/SprintCyclingAgency©2025

Liegi-Bastogne-Liegi, la Doyenne tra mito e presente


La più antica delle Classiche Monumento torna il 26 aprile: storia, campioni e sfida tra i giganti del ciclismo moderno

Dalle imprese leggendarie di Merckx e Coppi fino al duello contemporaneo tra Pogacar, Van der Poel e Van Aert: la Liegi-Bastogne-Liegi resta la corsa della verità, dove resistenza e talento decidono il destino.

Articolo a cura della redazione di Inbici News24

Il ciclismo torna a parlare la lingua della storia. Il 26 aprile le strade delle Ardenne si preparano ad accogliere la Liegi-Bastogne-Liegi, la “Doyenne”, la più antica tra le Classiche Monumento, capace ogni anno di trasformare la fatica in racconto epico. Non è solo una corsa: è un rito che si rinnova dal 1892, una prova di resistenza e carattere che separa i corridori dai campioni.

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Qui non basta la forza. Serve visione, tempismo, capacità di leggere la corsa quando le gambe iniziano a cedere. È una sfida che si consuma chilometro dopo chilometro, tra salite che non fanno rumore ma logorano, fino a lasciare spazio solo ai migliori.

La corsa che ha costruito il mito

La Liegi-Bastogne-Liegi è la corsa della memoria. Ogni curva racconta una storia, ogni côte conserva il passaggio di chi ha scritto pagine indelebili del ciclismo. Il primato appartiene a Eddy Merckx, cinque vittorie che ancora oggi rappresentano un riferimento assoluto.

Accanto al “Cannibale”, la corsa ha consacrato campioni di epoche diverse: Bernard Hinault, Jacques Anquetil, Alejandro Valverde. Corridori completi, capaci di interpretare un tracciato che non concede tregua e che premia chi sa attaccare nel momento esatto.

Le Ardenne non sono montagne, ma nemmeno colline. Sono un territorio ambiguo, dove la selezione avviene senza clamore, fino a quando la corsa esplode negli ultimi chilometri.

L’Italia e la tradizione vincente

Anche il ciclismo italiano ha lasciato un segno profondo nella storia della Doyenne. Fausto Coppi e Costante Girardengo aprirono la strada, portando eleganza e visione tattica su un terreno ostico.

Negli anni Ottanta, Moreno Argentin seppe interpretare la corsa con intelligenza e forza, mentre Damiano Cunego riportò entusiasmo e talento. L’ultima grande impresa azzurra resta quella di Vincenzo Nibali nel 2018: un attacco secco, deciso, lontano dal traguardo, capace di sorprendere tutti e di restituire all’Italia una vittoria che mancava da tempo.

Un successo che ancora oggi rappresenta un modello: alla Liegi si vince con coraggio, non solo con le gambe.

I protagonisti del ciclismo moderno

L’edizione 2026 si annuncia come uno dei capitoli più attesi degli ultimi anni. Tadej Pogacar si presenta da favorito naturale: completo, esplosivo, capace di attaccare su ogni terreno. Le sue recenti prestazioni lo confermano come uomo da battere.

Ma il ciclismo contemporaneo vive di rivalità. Mathieu Van der Poel rappresenta l’alternativa più credibile, con la sua capacità di cambiare ritmo e sorprendere anche nei momenti più inattesi. E poi c’è Wout van Aert, fresco di un successo pesante alla Parigi-Roubaix, segnale di una condizione che potrebbe fare la differenza anche sulle Ardenne.

Tre corridori, tre interpretazioni diverse della corsa. Un equilibrio che rende la Liegi imprevedibile, aperta a scenari che possono cambiare nel giro di pochi chilometri.

Un percorso che non perdona

Oltre 250 chilometri, una sequenza di salite brevi ma incisive, un finale che invita all’attacco. La Redoute e la Roche-aux-Faucons restano i punti chiave, i luoghi dove la corsa prende forma e dove spesso si decide il vincitore.

Non è una gara per velocisti puri, né per scalatori leggeri. È la corsa dei corridori completi, di chi sa resistere e colpire. Ogni errore si paga, ogni esitazione può diventare decisiva.

La Liegi-Bastogne-Liegi continua così a vivere sospesa tra passato e presente. Una corsa che non tradisce la propria identità e che, anno dopo anno, rinnova il proprio fascino. Il 26 aprile non sarà solo una gara: sarà un nuovo capitolo di una storia lunga oltre un secolo, pronto a consegnare un altro nome alla leggenda.

 

A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

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