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ANDREA NOÈ UNA VITA DA GREGARIO, L’INTERVISTA DI FABIO PANCHETTI PER INBICI MAGAZINE



Professionista per 19 anni,  dal 93 al 2011.  Una vita da gregario ma anche indossando la maglia rosa, nel 98 a Schio, nel 2007 a 38 anni, stabilendo il record della più vecchia, tuttora in essere.

 

Una vita da gregario che Andrea Noè ci racconta nell’omonimo volume curato da Andrea Ballocchi. Giovedì 1dicembre, ore 20, presso il Teatro Agorà di Robecco sul Naviglio, ospite d’eccezione Vincenzo Nibali, ci sarà la presentazione ufficiale del volume. Una serata di sport, cultura, ma anche beneficienza, a sostegno della popolazione colpita dal recente terremoto in Centro Italia. “Una vita da gregario”, dunque.  Ma quando è iniziata la tua vita di corridore e perché proprio il ciclismo, Andrea Noè.

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“E’ iniziata che avevo 15 anni. La bici per una semplice ragione. Emulare ma soprattutto battere mio fratello che già correva. La scintilla è stata quella. Se ci riusciva lui potevo farcela anche io e pure meglio. Avevamo caratteristiche diverse. Lui più veloce, io più passista scalatore.

 

 

Quando la prima gara e come finì per te

“A Zibido San Giacomo, provincia di Milano. Avevo 15 anni, ricordo che era da poco finita la scuola, in giugno. Non ero granchè allenato, veniva prima lo studio e poi la bicicletta. Ma era così anche per altri, si andava un po’ allo sbaraglio, oggi è tutto diverso anche a livello giovanile. Ricordo che mi piazzai a centrogruppo, senza fare la volata, che già allora non era il mio pezzo forte. Ricordo ancora meglio la seconda gara, c’era uno strappo duro che pagai. Mi ritirai, non avevo esperienza ma poi me la sono fatta”.

 

Quando hai capito che la tua vita sarebbe stata il ciclismo

“Nel 91, da dilettante. Feci terzo al Giro della Val d’Aosta, forse lo vinse Wladimir Belli. Ero alla Mecair, ebbi la fortuna di avere un tecnico come Walter Pollini e anche grazie a lui capii che il ciclismo poteva diventare la mia vita, il mio lavoro per molti anni. L’anno successivo andò ancora meglio, finiì terzo al Giro d’Italia (dilettanti) e grazie a quel risultato ebbi la possibilità di passare professionista”

 

Quando hai capito che la tua vita ciclistica sarebbe stata di gregario

“Direi subito. Se non sei un vincente ma solo uno buono lo capisci presto, già nelle categorie inferiori. Capisci anche presto che se non hai sia le gambe che la testa non puoi fare il corridore. Io non mi sono mai considerato campione, ma un buon corridore. Ho capito che in gruppo ci potevo stare, solo se mi fossi sempre impegnato al massimo, comportandomi da professionista”.

 

 

 

Cosa significa una vita da gregario in una grande squadra. Quali sono i buoni consigli da dare cui accennava Nibali

“Consigli a Vincenzo magari ne do ancora, siamo amici e lavoro nello staff A&J, i suoi manager. Al di là di questo, i consigli che si danno ai giovani possono essere i più disparati, ma non riguardano certo preparazione o alimentazione, per quello ogni squadra ha uno staff preposto. Consigli psicologici, far capire quanto sia bello ma quanto allo stesso tempo possa essere duro, brutto, questo lavoro. In una grossa squadra la figura del gregario, o luogotenente come si dice oggi, è importante. Anche di riferimento per il leader. Un gregario può anche decidere una grande corsa, dando il consiglio tattico giusto, nel momento giusto, al suo leader. Vero che abbiamo le radioline, ma capiterà sempre di dover talvolta cambiare le tattiche in corsa”.

 

A te chi li ha dati i buoni consigli

Tante persone, penso a quando sono passato pro in Mapei. Grandi campioni da cui imparare e una persona eccezionale come Aldo Sassi. Ma i primi buoni, fondamentali consigli li devo a Walter Pollini, ai tempi della Mecair. Li ho sempre portati con me”.

 

Vincenzo Nibali sarà l’ospite d’eccezione al vernissagè di giovedi ì dicembre. Il suo peggior difetto e la sua grande qualità.

“L’ho conosciuto da giovane, ci misero in camera insieme e non è più successo. Russava, ecco il suo peggior difetto, nessun dubbio. Ha tante qualità, quella che preferisco è il suo essere corridore di vecchio stampo. Una stagione si programma, ma quando si è in corsa bisogna esser pronti, come dicevo già prima, a cambiare atteggiamento, a fare mosse diverse da quelle decise al mattino. Vincenzo lo fa spesso. Qualche volta gli va pure male, gli è successo anche all’ ultimo Giro, a Roccaraso, quando trovò il vento contro e lo ripresero. Altre volte però gli va bene, una su tutte il Giro di Lombardia che ha vinto sorprendendo gli avversari, che non s’aspettavano quell’attacco vincente che produsse”.

 

Chi vince il prossimo Giro d’Italia? Nibali o Aru ?

“Bella domanda. Risposta  facile. E’ un Giro speciale, il numero 100. Deve vincerlo un italiano e questo mi basterebbe. Sarei contento che fosse Nibali, Aru o chi altro, basta che sia uno dei nostri. Il percorso è bellissimo. E in fondo omaggia sia la terra di Nibali che quella di Aru”

 

Un aggettivo per il Noè corridore

“Generoso. Molte volte potevo dire la mia, ma non l’ho fatto. Il mio compito era stare al fianco dei capitani e lavorare per loro. L’ho fatto per tanti anni e spero nel miglior modo possibile”. 

 

a cura di Fabio Panchetti  Copyright © Inbici Magazine

 

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