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“Scusi signor Celli, lei è innocente…”



ieri la clamorosa sentenza: Luca Celli non si è mai dopato

 

Dopo una lunga odissea giudiziaria, tre anni di gogna pubblica, l’immagine di dopato spiattellata sui tutti i media internazionali, la giustizia ha deliberato: Luca Celli è innocente. Con tante scuse al diretto interessato che, malgrado si fosse sempre prodigato a spiegare che lui col doping non c’entrava niente, nel frattempo ha perso, oltre alla faccia, il lavoro e qualche centinaia di migliaia di euro d’ingaggi.

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Celli, 34 anni di San Mauro Pascoli, era rimasto impelagato nell’inchiesta “Cobra-Red” (il nome venne dato in omaggio al suo protagonista più celebrato, Riccardo Riccò, detto il Cobra). Celli, allora compagno di squadra e di allenamenti di Riccò alla Flaminia, subì una perquisizione a casa. Malgrado non gli trovarono nulla, finisce ugualmente nel registro degli indagati.

 

“Mi dicono che parlavo in codice”, dice oggi Celli al quotidiano La Voce di Romagna.

E quelle supposizioni assumono, chissà come, la consistenza di una prova e il 9 marzo 2012 Celli viene condannato in primo grado a sei mesi per “acquisto e uso” di non ben precisati prodotti dopanti.

 

Mentre Luca affronta il suo calvario, le ruote del ciclismo continuano a girare. Nel 2011, dopo la squalifica di Alberto Contador, Michele Scarponi si aggiudica il Giro d’Italia. Con Celli che si rode il fegato: era stato proprio il marchigiano a proporlo alla Lampre nell’estate 2010. Sarebbe stato il suo gregario più fedele visto che c’era già un bel precontratto. Che il team manager Saronni stracciò non appena venne informato dell’inchiesta su Celli.

 

Insintesi: il corridore perde 200mila euro come stipendio base più tutti i premi della corsa rosa. Nessuno poi lo ha più cercato. Peccato che ieri la corte di appello di Perugia abbia assolto Celli da tutte le accuse. La motivazione, chiara e inappellabile, recita che “il fatto non sussiste”. Con tante scuse.

 

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