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SFIDE EPICHE



Guerra contro Binda, Merckx contro Gimondi, Moser contro Saronni: ripercorriamo le grandi rivalità sui pedali che hanno fatto la storia del ciclismo

 

I duelli, da sempre, sono l’essenza dello sport. E il teorema vale anche nel ciclismo dove – anche senza un ring, un parquet o un campo da calcio – talvolta, per manifesta superiorità, le vertenze agonistiche riguardano, stringi stringi, solo due atleti.

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Dagli anni del referendum sulla Repubblica e la Monarchia, l’Italia del dopoguerra è sempre stato, suo malgrado, un Paese spaccato in due. E nello sport, questa divisione ha spesso vissuto la sua sublimazione. E così, anche il ciclismo, nella sua dimensione più popolare, deve gran parte del suo successo alle grandi rivalità.

La prima figura di eroe dominante è Costante Girardengo, meglio noto come “l’omino di Novi”, cui si oppone il francese Henry Pelissier. Terzo incomodo Tano Belloni. Negli anni Venti tramonta la stella di Pelissier, prontamente sostituito da Alfredo Binda. Con Girardengo non parla, si limita a staccarlo, sempre, in salita. Learco Guerra, mantovano, formidabile passista, meglio noto come “la locomotiva umana”, è l’avversario del Binda di fine carriera, nei primi anni Trenta, con Giuseppe Olmo nel ruolo del guastafeste.

Nel 1935 spunta la stella di Gino Bartali, “il pio”, destinato a dominare a lungo la scena mondiale. Il toscanaccio imperversa sino al 1940 quando la Legnano, per la quale gareggia, ingaggia l’avversario più temibile. Fausto Coppi, giovane promessa, fa centro al primo colpo, vince il primo dei suoi cinque Giri proprio a spese del suo capitano, Bartali, che mai gli perdonerà l’affronto.

 

Alla ripresa dopo la guerra, nel 1946, Bartali ha ragione del rivale. Coppi si rifarà negli anni dispari (’47, ‘49 e ‘53) aggiungendo una perla pari, nel ‘52.

Secondo un collaudato copione nella rivalità Bartali-Coppi si inserisce Fiorenzo Magni, “il terzo che gode”, toscano capace di vincere ben tre Giri d’Italia.

Per ritrovare altri duelli epici bisogna aspettare le rivalità fra Adorni e Gimondi e fra Gimondi e Motta, ma l’avvento di Merckx, un asso pigliatutto soprannominato non a caso il “Cannibale”, mortifica le ambizioni di molti avversari.

Una delle ultime rivalità è quella fra Moser e Saronni, che vede, per la prima volta, il tifo organizzato in club. Francesco Moser assomma sino a 53 mila appassionati nel suo magico 1984, anno che annota il doppio primato dell’ora in Messico, la vittoria nella Milano-Sanremo e, dopo tanti tentativi infruttuosi, il successo nel Giro d’Italia, grazie al quale il trentino accorcia le distanze (Saronni aveva vinto il Giro nel 1981 e nel 1983). Nei giorni nostri, sono stati tanti i rivali di Marco Pantani, da Indurain ad Armstrong. Duelli deturpati da fialette e polverine con un finale inesorabilmente mozzato.

Oggi il duello più vibrante sembra quello fra Aru e Nibali. Due talenti con la stessa maglia e l’Italia, ancora una volta, è pronta a dividersi in due.  

 

Fonte Federico Tosi Copyright © INBICI MAGAZINE

gino bartali  fausto coppi
     

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