La caduta di Tadej Pogačar alla Vuelta a España ha cambiato completamente lo scenario in vista dei Mondiali di Montréal. Lo sloveno, costretto al ritiro dopo aver riportato una frattura alla clavicola sinistra, una frattura stabile della vertebra C7 e una commozione cerebrale, dovrà sottoporsi a un intervento e non potrà quindi difendere il proprio ruolo di grande favorito nella rassegna iridata. La sua assenza toglie dal percorso canadese il corridore che, negli ultimi anni, era spesso partito con un vantaggio psicologico enorme sugli avversari.
Da un padrone annunciato a una corsa senza un favorito assoluto
Il percorso di Montréal, con 273,7 chilometri e 3.803 metri di dislivello, resta estremamente selettivo e prevede la ripetizione del circuito finale con le salite di Camillien-Houde e Chemin de la Polytechnique. Era un terreno perfetto per Pogačar, ma senza lo sloveno il copione cambia completamente. Mathieu Van der Poel rappresenta una delle carte più pericolose, soprattutto su un percorso duro ma non esclusivamente per scalatori. L’olandese, già campione del mondo nel 2023, può tornare protagonista in una corsa nella quale la sua capacità di leggere gli sviluppi tattici potrebbe risultare decisiva. Remco Evenepoel sarà un altro dei grandi riferimenti, mentre Wout van Aert potrebbe diventare una pedina fondamentale per il Belgio.
Seixas e Finn: la sfida tra i giovani che può diventare realtà
Tra i nomi più intriganti ci sono anche quelli della nuova generazione. La Francia ha già investito ufficialmente Paul Seixas del ruolo di capitano, una scelta clamorosa considerando che il francese ha appena 19 anni. Dall’altra parte potrebbe esserci Lorenzo Mark Finn, che arriva al termine di una stagione straordinaria con le vittorie al Giro Next Gen e al Tour de l’Avenir e che potrebbe essere convocato tra gli Elite.
Una sfida tra due coetanei che rappresentano il futuro del ciclismo e che a Montréal potrebbero ritrovarsi improvvisamente al centro della scena. Seixas ha già dalla sua parte la fiducia del CT Thomas Voeckler, mentre Finn dovrà convincere Roberto Amadio a puntare su di lui in una gara che potrebbe rappresentare il suo primo vero confronto iridato con i professionisti.
E l’Italia può davvero puntare al podio
In questo nuovo scenario, anche l’Italia può guardare a Montréal con ambizioni decisamente maggiori. Senza Pogačar a fare da riferimento assoluto, Giulio Ciccone può diventare una delle carte principali della Nazionale: il percorso canadese si adatta alle sue caratteristiche, soprattutto per la successione di salite nel circuito finale e per la possibilità di attaccare a più riprese.
Accanto a lui c’è Cristian Scaroni, corridore perfetto per una corsa lunga e selettiva, capace di inserirsi in azioni da lontano e di resistere quando il gruppo si restringe. E poi c’è Finn, il grande punto interrogativo della selezione italiana: se Amadio deciderà di portarlo tra gli Elite, l’Italia potrebbe presentarsi con tre corridori dalle caratteristiche complementari e con la possibilità di giocarsi la gara su più fronti.
Ciccone può aspettare e attaccare sulle salite, Scaroni può anticipare e Finn può rappresentare la sorpresa della nuova generazione. Senza il dominatore annunciato, l’Italia non parte più soltanto per fare bella figura: una medaglia a Montréal diventa un obiettivo concreto.

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