La morte di Finlay Tarling ha trasformato in una giornata di lutto quella che avrebbe dovuto essere una festa per il ciclismo portoghese. Il 19enne britannico è stato travolto durante l’ottava tappa della Vuelta a Portugal da un furgone entrato sul percorso e procedente nella direzione opposta rispetto alla corsa. Secondo quanto riferito da A Bola, la dinamica è stata confermata dalla GNR, la Guardia Nazionale Repubblicana portoghese: l’incidente è avvenuto ad Arcozelo, nel territorio di Ponte de Lima, a oltre 60 chilometri dall’arrivo di Fafe. Tarling si è trovato davanti il mezzo all’uscita di una curva e, secondo la ricostruzione riportata, è morto sul colpo.
“Un giorno tremendo, che avrebbe dovuto essere felice”
Profondamente scosso anche Ezequiel Mosquera, direttore della Vuelta a Portugal, alla sua prima esperienza alla guida della corsa dopo aver diretto O Gran Camiño. “È un giorno tremendo, che avrebbe invece dovuto essere un giorno felice”, ha dichiarato a A Bola. Mosquera ha sottolineato anche il comportamento del pubblico lungo il tracciato: “C’erano tantissime persone in strada ad aspettare e a tifare i corridori, in maniera esemplare. Per me, come organizzatore, è un giorno drammatico, ma lo è anche come ex corridore e come padre di famiglia”. Una tragedia che, secondo il direttore di gara, rende ancora più evidente la complessità della gestione di una corsa che attraversa per giorni il Paese.
“È molto difficile controllare uno stadio lungo 1300 chilometri”
Il tema della sicurezza è inevitabilmente finito al centro delle riflessioni di Mosquera. “Il ciclismo è uno sport rischioso e di questo siamo tutti coscienti. È molto difficile controllare uno ‘stadio’ lungo 1300 chilometri, ma abbiamo sempre avuto a disposizione le forze migliori per portare la sicurezza della nostra corsa al massimo livello, dei professionisti esemplari”, ha spiegato. Parole che non cercano di cancellare la gravità dell’accaduto, ma descrivono la difficoltà di proteggere un percorso così esteso da comportamenti imprevedibili di persone estranee alla carovana. La Vuelta a Portugal ha quindi dovuto fare i conti con una delle pagine più drammatiche della propria storia, mentre il mondo del ciclismo si stringe alla famiglia di Finlay Tarling, giovane corridore la cui carriera è stata spezzata a soli 19 anni.

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