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Paris Roubaix 2026 - 123rd Edition - Compiegne - Roubaix 258,3 km - 12/04/2026 - Wout Van Aert (BEL - Team Visma Lease a Bike) - photo Dion Kerckhoffs/CV/SprintCyclingAgency©2026

Wout Van Aert domina Roubaix, ritorno da leggenda


Il belga trionfa nel velodromo, Pogačar secondo

Una Parigi-Roubaix spettacolare e crudele incorona Wout van Aert, autore di una prova magistrale tra pavé, cadute e colpi di scena.

Articolo a cura della redazione di Inbici News24


Il ritorno del campione

Certe vittorie non sono semplici successi sportivi: diventano racconti, simboli, rinascite. La Parigi-Roubaix 2026 consegna alla storia il ritorno di Wout Van Aert, che sul pavé più celebre del mondo ritrova sé stesso e riscrive il proprio destino sportivo. Lo fa nel modo più iconico: vincendo allo sprint nel velodromo di Roubaix contro Tadej Pogačar, al termine di una delle edizioni più intense e selettive degli ultimi anni.

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È una vittoria che pesa, che parla di resilienza e di attesa. Van Aert non era il favorito principale alla vigilia, ma ha corso da padrone, interpretando ogni fase con lucidità e forza. E quando la corsa ha chiesto verità, lui ha risposto presente.

Una corsa feroce fin dalle prime pietre

La Parigi-Roubaix non tradisce mai la sua natura: è brutale, imprevedibile, selettiva oltre ogni logica. La prima ora vola a velocità altissime, quasi senza respiro, ma è sui settori di pavé che la corsa si accende davvero. Cadute, forature, cambi bici: il caos si impone come protagonista.

Tra i momenti chiave, la foratura di Pogačar a oltre 100 chilometri dall’arrivo rischia di cambiare il destino della corsa. Lo sloveno, però, dimostra ancora una volta la sua classe assoluta: rientra con determinazione, ricuce lo strappo e si ripresenta davanti nel momento cruciale, poco prima della Foresta di Arenberg.

Qui la corsa esplode definitivamente. Il gruppo si sfalda, i migliori emergono, e tra loro c’è Van Aert, impeccabile nel dettare il ritmo e nel resistere agli scossoni. È il segnale: il belga c’è, ed è pronto a giocarsi tutto.

Il duello decisivo

La selezione naturale della Roubaix porta inevitabilmente a un confronto diretto tra i più forti. Nel finale restano in pochi, e tra questi spiccano Van Aert e Pogačar, protagonisti di un duello tanto atteso quanto spettacolare.

Lo sloveno prova più volte a fare la differenza, soprattutto sui tratti più duri, cercando di sfruttare la sua esplosività. Ma Van Aert non cede mai. Tiene la ruota, risponde colpo su colpo, dimostrando una solidità che ricorda le sue migliori giornate.

Dietro, la corsa continua a vivere di episodi: tra questi, la straordinaria rimonta di Mathieu Van der Poel, rallentato da una doppia foratura che ne compromette le ambizioni di vittoria. Un inseguimento furioso, che però si ferma a ridosso dei due battistrada.

Davanti, invece, l’accordo tra Van Aert e Pogačar regge fino all’ingresso nel velodromo. È lì che si decide tutto.

Il trionfo nel velodromo

Nel tempio finale della Roubaix, la corsa si trasforma in un duello puro. Due uomini, due storie, un solo vincitore. Van Aert prende posizione con freddezza, controlla lo sprint e, al momento giusto, lancia un’accelerazione irresistibile.

Pogačar prova a rispondere, ma deve arrendersi. Il belga alza le braccia, finalmente, dopo anni di attese e piazzamenti. È la consacrazione definitiva su un terreno che richiede tutto: forza, tecnica, resistenza e fortuna.

Alle loro spalle, Jasper Stuyven completa il podio con una prova intelligente, anticipando gli inseguitori e confermandosi corridore solido nelle classiche del Nord.

Una Roubaix che resta

Questa edizione della Parigi-Roubaix lascia molto più di un ordine d’arrivo. Racconta di una corsa che continua a essere unica nel panorama ciclistico, capace di mettere in crisi anche i più grandi e di premiare chi sa adattarsi al caos.

Per Van Aert è una rinascita, un ritorno al centro della scena dopo momenti difficili. Per Pogačar è l’ennesima conferma di grandezza, ma anche un appuntamento rimandato con una vittoria che sembra destinata, prima o poi, ad arrivare.

Nel frattempo, Roubaix resta fedele a sé stessa: spietata, affascinante, indimenticabile. E ancora una volta, profondamente umana.


 

A cura della redazione di Inbici News24
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