Claudio Chiappucci, soprannominato “El Diablo” per la sua lunga chioma nera e lo sguardo fiero, non era un semplice corridore, ma un simbolo di tenacia e ardore agonistico. Nato a Uboldo nel 1963, Chiappucci incarnava lo spirito del ciclismo romantico, quello delle lunghe fughe solitarie e degli attacchi impossibili sulle montagne più dure d’Europa.
Scalatore puro, dotato di una resistenza alla fatica fuori dal comune, Chiappucci si distinse fin da giovane nelle categorie dilettantistiche. Passato professionista nel 1985, dovette attendere qualche anno prima di trovare la sua dimensione nel gruppo. Fu al Tour de France del 1990 che “El Diablo” si rivelò al grande pubblico. In sella alla sua Bianchi, con il volto segnato dal sudore e dalla polvere della strada, Chiappucci infiammò le tappe di montagna con una serie di attacchi spettacolari.
Indimenticabile la sua fuga solitaria nella penultima tappa, con arrivo ad Aix-les-Bains, quando per un soffio non riuscì a strappare la maglia gialla a Greg LeMond, dovendosi accontentare di un comunque prestigioso secondo posto nella classifica generale. Quella maglia gialla, sfiorata per un soffio, sarebbe rimasta il grande rimpianto della sua carriera. Un rimpianto mitigato però dalla conquista della maglia a pois di miglior scalatore, simbolo delle sue imprese sulle grandi salite.
E per chi volesse rivivere le emozioni del ciclismo epico insieme a lui, Claudio Chiappucci sarà uno degli ospiti speciali al Training Camp Inbici Media Group, che si terrà in Costa Blanca dal 15 al 22 Febbraio 2025. Un’occasione unica per pedalare a fianco di un campione e scoprire i segreti della sua carriera.
Chiappucci non era solo un uomo da grandi giri. Le sue doti di passista-scalatore gli permisero di trionfare anche in classiche di un giorno come la Milano-Sanremo, conquistata nel 1991 con una memorabile azione sul Poggio. Il suo palmares si arricchì inoltre di due tappe al Tour de France, tre tappe al Giro d’Italia e numerose altre vittorie di prestigio.
Chiappucci non fu solo un grande campione, ma anche un personaggio amato dal pubblico per la sua genuinità e il suo stile di corsa aggressivo. Non era un calcolatore, ma un corridore istintivo, che attaccava a vista, senza paura di perdere, regalando emozioni uniche agli appassionati. La sua rivalità con Marco Pantani, negli anni successivi, contribuì ad alimentare il mito del ciclismo italiano, quello fatto di sfide epiche e di campioni indimenticabili.
Ritiratosi dalle corse nel 1998, Chiappucci è rimasto nel mondo del ciclismo come commentatore televisivo, organizzatore di eventi e ambasciatore di questo sport. La sua figura, scolpita nella memoria dei tifosi, rappresenta ancora oggi un simbolo di coraggio, passione e amore per il ciclismo. Un ciclismo epico, fatto di fatica, sudore e imprese che sembravano impossibili. Un ciclismo che Claudio “El Diablo” Chiappucci ha contribuito a rendere leggendario.

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