La tragedia di Brivio, dove due ragazze di 21 anni sono state investite e uccise da un’auto mentre camminavano lungo la strada, riporta con forza l’urgenza di ripensare la cultura del rispetto sulla strada. Non basta parlare di sicurezza stradale solo quando le vittime sono ciclisti: una persona che cammina, attraversa o semplicemente si trova sulla carreggiata ha lo stesso valore di chi utilizza una bici. Il problema è generale e riguarda tutti, indipendentemente dal mezzo che si sta usando.
Le campagne che contrappongono automobilisti e ciclisti stanno diventando sempre meno efficaci se non si insegna, prima di tutto, a guidare con attenzione e rispetto verso chiunque si trovi sulla strada. La responsabilità degli automobilisti, che spesso non sono ciclisti e non percepiscono il rischio vissuto da chi è più vulnerabile, deve essere al centro di ogni iniziativa sulla sicurezza stradale. Protestare solo in difesa dei ciclisti rischia di escludere chi, come le ragazze di Brivio, era semplicemente a piedi e ha perso la vita per la distrazione di un conducente.
L’incidente è avvenuto in via per Airuno, una provinciale poco illuminata e priva di marciapiede, mentre il gruppo si dirigeva a piedi verso la festa del paese. Il conducente, un uomo di 34 anni, ha travolto le giovani dopo aver urtato un’auto parcheggiata, uccidendole sul colpo. È stato arrestato dopo gli accertamenti sul suo stato psicofisico.
La comunità locale è sconvolta e la festa del paese è stata annullata in segno di lutto. Ma il dolore non deve restare confinato: serve una mobilitazione generale che coinvolga tutti gli automobilisti, non solo chi si muove in bici. Bisogna promuovere una cultura del rispetto universale sulla strada, dove ogni vita ha lo stesso valore e dove la prudenza e l’attenzione devono essere insegnate e richieste a chi guida, indipendentemente dal mezzo utilizzato.
Solo così potremo evitare che tragedie come questa si ripetano, e che la sicurezza stradale diventi finalmente una priorità condivisa da tutti.

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