Come accennato in precedenza da cyclingweekly.com:
Negli ultimi vent’anni, l’evoluzione delle tecniche di allenamento ha influenzato la capacità di andare più veloci in bicicletta. L’uso di misuratori di potenza, monitor della frequenza cardiaca e software di allenamento ha cambiato il modo in cui i ciclisti si preparano. Tuttavia, molti atleti continuano a tornare a metodi di allenamento tradizionali, come due sessioni intense durante la settimana e una lunga corsa nel weekend.
Nonostante i progressi nella scienza dell’esercizio, molti ciclisti si chiedono se le loro routine siano davvero cambiate. Fausto Coppi, famoso ciclista, sosteneva “Pedala, pedala, pedala”, un consiglio che rimane valido anche oggi. Dall’altro lato, piattaforme di allenamento online offrono programmi dettagliati, ma è lecito interrogarsi sulla loro utilità.
La verità è che, sebbene le etichette e le tecniche siano moderne, gli sforzi fondamentali dei ciclisti non sono cambiati. Michael Hutchinson, noto come Dr Hutch, sottolinea che ci sono solo così tante variazioni nel modo di allenarsi: lunghe o brevi corse, intense o leggere. Le innovazioni, come l’allenamento a intervalli strutturato sui rulli, hanno reso l’allenamento indoor più accessibile e gratificante.
Jon Sharples, un coach di TrainSharp, evidenzia che l’allenamento indoor permette ai ciclisti di affrontare le richieste delle gare in modo preciso. L’allenamento a intervalli strutturato è diventato più comune e utile, consentendo ai ciclisti di monitorare i propri punti deboli e migliorare le proprie prestazioni.
Un’altra evoluzione importante è stata l’aumento del volume di allenamento. Oggi, i ciclisti amatoriali, a causa di impegni lavorativi e familiari, puntano su sessioni di alta intensità piuttosto che su lunghe corse. L’allenamento “sweetspot”, che si colloca tra l’84% e il 92% della potenza funzionale, è diventato popolare, ma non è una novità. Anche vent’anni fa, ciclisti con tempo limitato si allenavano a intensità simile.
Hutchinson suggerisce che ciclisti come Beryl Burton avrebbero potuto ottenere risultati straordinari anche con tecniche di allenamento moderne, poiché già si allenavano in modo efficace. La coerenza nell’allenamento rimane fondamentale, come evidenziato dal professore di fisiologia dell’esercizio Jamie Pringle, che cita la “gerarchia dei bisogni di allenamento” di Stephen Seiler.
Questa gerarchia pone la coerenza al primo posto, seguita dall’allenamento ad alta intensità e dalla distribuzione dell’intensità. Non è tanto importante il tipo di allenamento, quanto la capacità di continuare a farlo nel tempo. La scienza moderna aiuta a quantificare lo stress dell’allenamento e a ottimizzare il recupero, ma i principi fondamentali rimangono gli stessi: allenarsi in modo coerente, applicare sufficiente intensità e non oltrepassare i propri limiti.
In conclusione, sebbene ci siano stati progressi significativi nella scienza dello sport, le verità semplici dell’allenamento rimangono invariate: presentarsi, spingersi al limite e non lasciare che i dati ostacolino il lavoro necessario.

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