Domani la Classicissima tra Poggio e Cipressa: Pogacar sfida Van der Poel, Ganna spera
C’è qualcosa di sospeso, quasi teatrale, nella vigilia della Milano-Sanremo. Non è solo una corsa: è un racconto lungo trecento chilometri, un romanzo sportivo che ogni anno cambia finale ma conserva lo stesso incipit. Il gruppo parte nella pianura lombarda, attraversa l’Appennino, scende verso il mare e poi, chilometro dopo chilometro, si avvicina a quel punto in cui tutto può accadere.
Domani, con partenza attorno alle 10 e arrivo nel pomeriggio inoltrato, la Classicissima si ripresenta fedele alla sua natura: facile da concludere, impossibile da interpretare fino in fondo. È questa la sua magia, ciò che la rende diversa da ogni altra classica.
Il lungo avvicinamento: verso Imperia
Per oltre duecento chilometri la corsa scorre, si nasconde, quasi inganna. Il Passo del Turchino è un passaggio simbolico, più che selettivo. È dopo, lungo l’Aurelia, che la tensione cresce.
Quando il gruppo entra in provincia di Imperia, la Milano-Sanremo cambia volto. I Tre Capi – Mele, Cervo, Berta – iniziano a consumare energie e certezze. Non sono salite impossibili, ma arrivano quando le gambe iniziano a svuotarsi e la corsa si avvicina al suo cuore pulsante.
Poi San Lorenzo al Mare, porta d’ingresso del finale, punto in cui il gruppo si assottiglia e le squadre iniziano a scoprire le carte.
Cipressa e Poggio: il teatro della verità
La Cipressa è la prima chiamata per i coraggiosi. Non sempre decisiva, ma spesso rivelatrice. Qui si misura la reale ambizione dei favoriti.
Poi arriva il Poggio di Sanremo, breve, nervoso, carico di storia. Cinque chilometri alla gloria, o alla sconfitta. È qui che la corsa esplode, o si ricompone per una volata che può premiare i più veloci.
E infine la discesa, tecnica, rischiosa, decisiva. Un ultimo respiro prima del rettilineo di Via Roma.

I protagonisti: tra forza e strategia
Il nome che più di tutti accende l’immaginazione è quello di Tadej Pogacar. È il più forte, forse il più completo. Ma la Sanremo non lo ha ancora incoronato. Per vincere dovrà rompere gli schemi, attaccare da lontano, trasformare la corsa in qualcosa di diverso.
Dall’altra parte c’è Mathieu Van der Poel, il campione in carica. Più che un rivale, un interprete perfetto di questa corsa: potente, resistente, veloce. Se resta nel gruppo giusto, è l’uomo da battere.
E poi l’Italia, che sogna con Filippo Ganna. Due volte vicino al trionfo, ha nelle gambe la resistenza per arrivare fino in fondo e la potenza per sorprendere.
Attorno a loro, un mosaico di possibili protagonisti. Jasper Philipsen e Jonathan Milan se la corsa si chiuderà in volata. Wout van Aert e Tom Pidcock se il finale sarà aperto e imprevedibile. Senza dimenticare uomini d’azione come Matej Mohoric o l’esperienza di Julian Alaphilippe.
Una corsa che sfugge alle regole
La Milano-Sanremo è l’unica classica dove convivono tutte le possibilità. Attacco da lontano, scatto sul Poggio, sprint di gruppo: ogni scenario è credibile, ogni previsione fragile.
È una corsa che si decide negli ultimi minuti ma si costruisce per sei ore. Una corsa in cui la forza non basta, serve intuito. Serve il momento giusto.
Il verdetto del mare
Alla fine, come sempre, sarà il mare a fare da sfondo al verdetto. Non sempre vince il più forte, e forse è proprio questo il segreto della Sanremo.
Domani, tra Cipressa e Poggio, si scriverà un’altra pagina di questa storia infinita.
A cura della redazione di Inbici News24
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