Il regista silenzioso della corsa rosa
Il ciclismo italiano ricorda Carmine Castellano, per tutti “Elo”, scomparso a 89 anni, uomo capace di coniugare rigore, passione e visione poetica della corsa. Avvocato di formazione, direttore di corsa e terzo patron del Giro d’Italia, Castellano ha scritto pagine memorabili di storia sportiva tra il 1993 e il 2005, imprimendo un marchio indelebile sul più affascinante dei circuiti ciclistici.
Dietro le quinte delle tappe, Castellano era il regista silenzioso che orchestrava ogni dettaglio. Elegante, con la cravatta sempre impeccabile, saliva sull’ammiraglia e scrutava il paesaggio che scivolava veloce, come in un romanzo in corsa. La sua presenza rassicurava corridori, direttori e giornalisti: ogni scelta, ogni curva, ogni salita era già misurata nella mente di chi aveva il polso della corsa e l’anima di chi ama il ciclismo.
Innovazioni che divennero leggenda
A lui si devono salite iconiche e scenari che hanno fatto la storia: il Passo del Mortirolo, durissimo e poetico, entrato nell’immaginario collettivo grazie alle imprese di Pantani; lo sterrato del Colle delle Finestre, introdotto nel 2005 e subito entrato nell’immaginario collettivo con le folle di tifosi lungo i tornanti; il Monte Zoncolan, inserito nel 2003, simbolo estremo della fatica e dello spettacolo. Ogni tappa era una sinfonia, ogni traguardo un epilogo atteso.
Il Giro internazionale e le sfide innovative
Nel 1996, per celebrare i cento anni della Gazzetta dello Sport e delle Olimpiadi moderne, Castellano portò la partenza del Giro ad Atene, fondendo storia, sport e spettacolo. La sua visione non era solo tecnica, ma poetica: creare momenti che restassero impressi nell’immaginario di generazioni di appassionati. Introduce il Trofeo Senza Fine nel 2000, simbolo di una sfida che dura oltre la corsa, icona del Giro e meta per ogni corridore.
Uomo di sport e custode della tradizione
Carmine Castellano ha incarnato un’idea di ciclismo fatta di equilibrio, rispetto e professionalità. Il suo rapporto con la Gazzetta e con Candido Cannavò era simbiotico, fatto di fiducia e condivisione di valori. Il libro “Tutto il rosa della mia vita”, pubblicato nel 2015, raccoglie aneddoti, scelte e passioni di un uomo che ha reso la corsa italiana un racconto continuo, un romanzo in movimento tra città, montagne e campi di tifosi.
Ogni Giro sotto la sua guida era un mosaico di emozioni, sfide e strategie, raccontato da Castellano con lo sguardo attento di chi conosce ogni angolo della strada e ogni battito del cuore dei corridori. La sua eredità è visibile in ogni salita, in ogni traguardo, in ogni applauso che accompagna la corsa ancora oggi.
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