Sulle strade fiamminghe torna la Monumento: storia, campioni e folla per una sfida epica
Articolo a cura della redazione di Inbici News24
La corsa che diventa leggenda
C’è un momento, ogni primavera, in cui il ciclismo smette di essere soltanto sport e diventa racconto collettivo. Accade sulle strade del Belgio, quando il Giro delle Fiandre torna a imporsi come una delle prove più attese e iconiche del calendario mondiale.
Domenica, tra vento, pavé e salite impossibili, la Ronde van Vlaanderen scriverà un nuovo capitolo della sua epopea. Non è una gara come le altre: è una liturgia laica, un rito che si rinnova da oltre un secolo, capace di fondere fatica, tradizione e identità popolare.
Dalle origini al mito
Era il 1913 quando il giornalista Karel Van Wijnendaele diede vita alla prima edizione. Da allora, il Fiandre è cresciuto fino a diventare una delle cinque Monumento del ciclismo, attraversando guerre, trasformazioni e generazioni.
La sua essenza, però, è rimasta immutata: una sfida brutale, selettiva, dove il corridore deve saper soffrire, resistere e colpire al momento giusto. Qui non vince solo il più forte, ma il più tenace.
I re delle pietre
Nel tempo, pochi eletti sono riusciti a piegare la corsa più di una volta, entrando nella leggenda. Tra questi spiccano cinque nomi che hanno segnato epoche diverse:
- Fiorenzo Magni, il “Leone delle Fiandre”, capace di tre vittorie consecutive tra il 1949 e il 1951
- Johan Museeuw, simbolo di un’intera nazione
- Tom Boonen, dominatore moderno delle classiche
- Fabian Cancellara, potenza e stile in perfetto equilibrio
- Mathieu Van der Poel, interprete contemporaneo di una corsa senza tempo
Cinque campioni diversi, uniti dalla stessa capacità: trasformare la fatica in grandezza.
Il percorso: 270 chilometri di verità
Dal cuore di Anversa fino all’arrivo di Oudenaarde, il tracciato si snoda per circa 270 chilometri, un viaggio dentro l’essenza del ciclismo del Nord.
Ma sono i “muri” a fare la differenza. Nomi che evocano timore e rispetto: Oude Kwaremont, Paterberg, Koppenberg, Muur van Geraardsbergen. Salite brevi, ripide, spesso acciottolate, dove la corsa esplode e seleziona.
Qui si decide tutto. Qui si costruisce la vittoria.
Il popolo della Ronde
Se il Fiandre è mito, lo deve anche al suo pubblico. Lungo il percorso si riversa ogni anno una folla impressionante: fino a un milione di spettatori, distribuiti tra campagne, città e colline.
Sui muri più celebri, il ciclismo assume i contorni di uno stadio a cielo aperto. I tifosi si accalcano a pochi centimetri dai corridori, incitano, urlano, creano un’atmosfera elettrica. È un’energia che si percepisce, che si trasmette, che spinge oltre il limite.
Non è raro che le autorità debbano contingentare gli accessi: segno di un evento che travalica i confini sportivi e diventa fenomeno culturale.
Dove nasce la gloria
Il Giro delle Fiandre è tutto questo: storia, fatica, pubblico, leggenda.
Quando la corsa entra nel vivo e i campioni affrontano gli ultimi muri, il tempo sembra fermarsi. Ogni pedalata pesa, ogni scatto può essere decisivo.
E in quell’istante, tra il rumore del pavé e il boato della folla, nasce la gloria.
A cura della redazione di Inbici News24
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