Sprint in salita e selezione brutale: il basco conquista la quarta tappa
Tappa nervosa e spettacolare al Giro dei Paesi Baschi: attacchi da lontano, cadute eccellenti e un finale durissimo premiano Alex Aranburu, protagonista assoluto di giornata.
Articolo a cura della redazione di Inbici News24
Una tappa nervosa, segnata da cadute e ritmo alto
C’è un modo tutto basco di intendere il ciclismo: nervoso, spezzato, mai banale. La quarta tappa del Giro dei Paesi Baschi, 167,2 chilometri con partenza e arrivo a Galdakao, ne è stata la sintesi perfetta. Una giornata che ha mescolato selezione naturale e tensione agonistica, resa ancora più aspra da una serie di ritiri eccellenti.
Le cadute hanno infatti tolto dalla scena corridori attesi come protagonisti: tra questi Juan Ayuso, Sergio Higuita e Roger Adrià, nomi pesanti che hanno inciso sull’equilibrio della corsa. Un’ulteriore variabile in una tappa già complicata per conformazione: sette Gran Premi della Montagna e un finale disegnato per uomini esplosivi, con pendenze capaci di spezzare il gruppo senza appello.
Per oltre quaranta chilometri il gruppo ha lasciato respirare la corsa, poi la gara si è accesa improvvisamente, come spesso accade sulle strade basche: senza preavviso, senza tregua.
L’attacco da lontano e la corsa che cambia volto
Il primo vero scossone è arrivato sulla salita di Jata, quando Brandon McNulty ha rotto gli indugi con un attacco deciso. L’americano ha interpretato la corsa in maniera coraggiosa, costruendo un’azione solitaria di ampio respiro che ha tenuto banco per decine di chilometri.
Alle sue spalle, però, la corsa non è mai rimasta immobile. Un gruppo di oltre trenta inseguitori si è formato progressivamente, raccogliendo uomini di qualità e squadre pronte a giocarsi la tappa. Il loro lavoro, inizialmente poco coordinato, è stato poi amplificato dal forcing del Bahrain Victorious, capace di riportare il plotone sotto controllo nel tratto pianeggiante successivo.
È in questa fase che la tappa ha cambiato volto: da corsa d’attesa a confronto diretto tra corridori pronti a muoversi senza calcoli. La seconda ascesa verso Elorritxueta ha infatti fatto esplodere definitivamente la situazione, frammentando il gruppo dei fuggitivi e riportando davanti solo i più resistenti.
Selezione naturale e scatti tra gli uomini di classifica
La durezza del percorso ha imposto la propria legge. Sulle rampe più esigenti, il gruppo si è assottigliato fino a lasciare spazio ai corridori più brillanti del momento. Tra gli uomini di classifica, Florian Lipowitz ha provato a forzare il ritmo, cercando di mettere in difficoltà Paul Seixas, ma senza riuscire a produrre un distacco decisivo.
La corsa si è così mantenuta in bilico, sospesa tra attacchi e controlli, fino all’ultima salita di Legina. Qui la tensione è salita ulteriormente: ogni accelerazione poteva essere quella giusta. Dopo un primo tentativo di Juan Pedro López, sono stati Alex Aranburu e Tobias Halland Johannessen a trovare il varco decisivo, guadagnando metri preziosi proprio nel momento chiave.
Uno scollinamento in testa che ha rappresentato molto più di un semplice passaggio: era il preludio al duello finale.
Il muro di Galdakao e lo sprint che decide tutto
Nel ciclismo moderno, sempre più calcolato, esistono ancora finali capaci di restituire l’essenza pura della fatica. Il muro di Galdakao, con pendenze fino al 13%, è uno di questi.
Nonostante un tentativo audace in discesa da parte di Paul Seixas, il destino della tappa si è deciso sull’ultima rampa. Aranburu ha interpretato il finale con lucidità e tempismo, restando coperto fino agli ultimi metri prima di lanciare uno sprint potente, secco, irresistibile.
Johannessen ha provato a resistere, Scaroni a rientrare, ma lo slancio del basco è stato superiore. Una vittoria costruita da lontano e rifinita con intelligenza, davanti al proprio pubblico, su strade che conosce palmo a palmo.
È il trionfo di chi osa e insiste, di chi legge la corsa senza paura. In una tappa che ha raccontato tutta la durezza e la bellezza del ciclismo basco, il nome di Alex Aranburu si iscrive con forza tra i protagonisti di questa edizione.
Ordine di arrivo
- Alex Aranburu (Cofidis) – 3h55’15’’
- Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility) +4’’
- Christian Scaroni (XDS Astana) +6’’
A cura della redazione di Inbici News24
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