Il danese stacca tutti sull’ultima salita, Pellizzari emoziona e Piganzoli sorprende ancora
A Pila arriva il terzo sigillo in salita di Vingegaard: spettacolo, crisi dei rivali e azzurri protagonisti.
Articolo sviluppato dalla redazione di Inbici News24
Vingegaard, il padrone silenzioso del Giro
Tre arrivi in salita, tre vittorie. Jonas Vingegaard continua a scolpire il suo dominio su questo Giro d’Italia con la freddezza dei campioni assoluti. A Pila, nella quattordicesima tappa della Corsa Rosa, il danese della Visma | Lease a Bike ha sferrato un altro colpo pesantissimo: vittoria di tappa, Maglia Rosa conquistata e sensazione sempre più netta di superiorità tecnica e mentale.
Non c’è stato bisogno di scatti teatrali o accelerazioni disperate. È bastata la sua progressione regolare, feroce nella sostanza e chirurgica nei tempi. Quando la strada si è impennata verso Pila, Vingegaard ha lasciato che fossero gli altri a consumarsi. Poi, a meno di cinque chilometri dal traguardo, ha alzato il ritmo con quella pedalata composta e inesorabile che ormai rappresenta la sua firma. Uno dopo l’altro, tutti si sono staccati.
L’ultimo a resistere è stato Felix Gall, già brillante sulle grandi salite di questo Giro, ma anche l’austriaco ha dovuto inchinarsi. Il distacco finale racconta bene la superiorità del danese: 48 secondi rifilati agli immediati inseguitori e classifica generale completamente ribaltata.
Fuga ricca, ma il gruppo non concede spazio
La tappa si era aperta con il classico scenario da giornata alpina: scatti continui, tentativi insistiti e una fuga numerosa capace di animare la prima parte di corsa. Dentro il gruppone di attaccanti c’erano uomini di qualità e corridori esperti da montagne importanti: Giulio Ciccone, Einer Rubio, Aleksandr Vlasov, Enric Mas, Jan Hirt e Wout Poels tra i più attesi.
Un tentativo credibile, anche perché il vantaggio aveva superato i due minuti prima dell’ascesa decisiva. Ma dietro il controllo della Visma | Lease a Bike è stato totale. La squadra di Vingegaard ha imposto un ritmo costante sin dai primi chilometri, impedendo che la corsa sfuggisse davvero di mano.
Nel finale il lavoro di Victor Campenaerts e Sepp Kuss ha fatto la differenza. A sorprendere, però, è stato soprattutto Davide Piganzoli: il valtellinese della Polti ha tirato con lucidità e forza, restando accanto ai migliori ben oltre le aspettative. Il suo contributo ha sgretolato progressivamente il gruppo dei favoriti, mettendo in crisi nomi pesanti come Ben O’Connor, Derek Gee e soprattutto Afonso Eulalio, che ha perso la Maglia Rosa in una giornata di autentica sofferenza.
Davanti, intanto, Ciccone e Rubio avevano provato ad anticipare i tempi. L’abruzzese della Lidl-Trek ha acceso la salita con il suo solito temperamento, ma il forcing imposto dal gruppo dei big ha cancellato ogni speranza di successo.
Pellizzari emoziona: rimonta da corridore vero
Se Vingegaard si prende il Giro, l’Italia si gode la crescita impressionante di Giulio Pellizzari. Il marchigiano ha regalato una delle immagini più belle della giornata, interpretando la salita finale con maturità e coraggio.
Per lunghi tratti sembrava sul punto di staccarsi. Sempre nelle ultime posizioni del gruppetto dei migliori, spesso in difficoltà apparente, Pellizzari ha scelto però di non andare fuori giri. Ha lasciato sfogare gli altri, salendo del suo passo con intelligenza e sangue freddo.
Poi, chilometro dopo chilometro, è iniziata la rimonta. Prima il ricongiungimento sui corridori in crisi, poi il sorpasso ai rivali diretti e infine l’aggancio persino al compagno di squadra Jai Hindley. Un finale in crescendo che lo ha portato fino a un brillantissimo quinto posto.
Un risultato pesante non soltanto per la classifica, ma soprattutto per il segnale lanciato al Giro. Pellizzari c’è. E sulle grandi montagne sta dimostrando personalità da corridore di alto livello.
Piganzoli, la conferma più bella
Se Pellizzari ha emozionato, Davide Piganzoli ha confermato definitivamente di poter stare nel ciclismo che conta. Il quarto posto di Pila vale quasi quanto una vittoria per il giovane lombardo, protagonista di una tappa corsa sempre all’attacco della fatica.
Il lavoro svolto per lunghi tratti in testa al gruppo dei favoriti avrebbe potuto svuotarlo. Invece Piganzoli è rimasto lucido, brillante e capace persino di difendersi nel momento dell’attacco di Vingegaard.
Il suo Giro d’Italia sta assumendo contorni sempre più interessanti. Non solo resistenza, ma anche continuità e personalità. In un ciclismo italiano alla ricerca di nuovi uomini da classifica, la risposta sembra arrivare proprio dalle strade di questa Corsa Rosa.
Alle sue spalle hanno chiuso Thymen Arensman e Michael Storer, mentre la giornata nera di Afonso Eulalio si è conclusa con oltre tre minuti di ritardo. Una crisi pesante, che ridisegna completamente gli equilibri della generale.
La Maglia Rosa cambia padrone
Ora il Giro ha un nuovo leader e soprattutto ha un uomo da battere. Jonas Vingegaard non sta dominando soltanto con le gambe, ma con la sensazione di controllo assoluto che trasmette in ogni fase della corsa. Nessun gesto plateale, nessuna esibizione fuori misura: solo la capacità di decidere quando accelerare e di spegnere la resistenza degli avversari.
Pila potrebbe essere stata la salita della svolta definitiva. Perché oltre ai secondi guadagnati, il danese ha lasciato un messaggio chiarissimo al resto del gruppo: per ribaltare questo Giro servirà qualcosa di straordinario.
E mentre il cielo della Valle d’Aosta si colorava di rosa, la sensazione era una sola: il padrone della corsa adesso ha davvero il volto di Jonas Vingegaard.
A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

InBici Rivista per ciclisti, InBici Magazine, Passione sui Pedali











