Il danese travolge la concorrenza nella sedicesima tappa svizzera. Piganzoli sorprende ancora, crolla Pellizzari
Vingegaard domina a Carì e rafforza la maglia rosa. Piganzoli brilla, Pellizzari vive una giornata nera.
Articolo sviluppato dalla redazione di InBici News24
Il Giro d’Italia 2026 ha trovato il suo padrone assoluto. Tra le montagne severe della Svizzera, sotto un cielo plumbeo e dentro una cornice da grande ciclismo internazionale, Jonas Vingegaard ha scritto un’altra pagina di forza devastante, conquistando la sedicesima tappa da Bellinzona a Carì e consolidando una maglia rosa che adesso pesa come un macigno sulla corsa.
È la quarta vittoria personale in questa edizione della Corsa Rosa per il fenomeno danese della Visma | Lease a Bike, capace di dominare ogni terreno e di trasformare anche le montagne più dure nel teatro della propria superiorità. Quella andata in scena sulle strade elvetiche è stata una tappa vera, feroce, consumata a ritmi altissimi fin dai primi chilometri.
La Svizzera incorona ancora la Maglia Rosa
La Bellinzona-Carì era attesa come una delle tappe spartiacque di questo Giro d’Italia. E le attese non sono state tradite. La corsa si è incendiata immediatamente, con una lunga serie di attacchi che hanno spezzato il gruppo già nella prima parte di gara.
Sul circuito di Torre e Leontica hanno preso quota uomini di spessore come Jhonatan Narváez, Diego Ulissi, Giulio Ciccone, Einer Rubio e Chris Harper. Un tentativo di qualità, costruito con esperienza e coraggio, ma mai realmente in grado di mettere in difficoltà il controllo esercitato dalla Visma | Lease a Bike.
La squadra olandese ha gestito la corsa con lucidità impressionante, lasciando sfogare gli attaccanti senza mai concedere margini pericolosi. Dietro, il gruppo maglia rosa pedalava come una macchina perfetta. Il segnale più evidente della superiorità tattica della formazione giallonera è arrivato proprio nell’approccio all’ultima salita.
Pellizzari cede, Piganzoli entusiasma gli italiani
Il primo colpo di scena è arrivato in casa italiana. Giulio Pellizzari, uno dei nomi più attesi della giornata, è improvvisamente andato in crisi appena aumentato il ritmo imposto dalla Red Bull-Bora-Hansgrohe. Un’immagine dura da osservare: il giovane marchigiano si è staccato quasi subito dal gruppo dei migliori, incapace di reagire ai cambi di passo dei big della generale.
La salita svizzera non ha fatto sconti a nessuno. In difficoltà anche Afonso Eulálio e Ben O’Connor, travolti dall’andatura feroce imposta dagli uomini Visma.
Eppure, in mezzo a un’Italia che soffriva, una maglia azzurra ha continuato a resistere con orgoglio. È quella di Davide Piganzoli, protagonista di una prestazione eccezionale sulle rampe finali di Carì. Il giovane valtellinese non soltanto ha tenuto il passo dei grandi uomini di classifica, ma ha addirittura collaborato nel forcing finale che ha preparato l’ennesimo attacco di Vingegaard.
Piganzoli ha corso con lucidità, coraggio e personalità. Ha stretto i denti quando la strada diventava più dura, ha mantenuto la posizione tra i migliori e ha regalato al ciclismo italiano uno dei segnali più incoraggianti di questo Giro d’Italia.
L’assolo di Vingegaard spegne il Giro
Davanti, però, il copione è sempre lo stesso. La Visma costruisce, Vingegaard finalizza. Prima il lavoro poderoso di Victor Campenaerts, poi quello di Sepp Kuss e infine l’accelerazione definitiva della maglia rosa.
Quando il danese ha deciso di alzarsi sui pedali, la corsa ha cambiato volto. Solo Felix Gall ha provato inizialmente a rispondere, ma il tentativo è durato pochi istanti. L’impressione, ancora una volta, è stata quella di assistere a una superiorità quasi imbarazzante.
Vingegaard ha scavato il vuoto con una progressione regolare e micidiale, fatta di watt, controllo e freddezza. Dietro di lui si sono organizzati Egan Bernal, Thymen Arensman, Derek Gee e Gall, ma il distacco è cresciuto metro dopo metro.
Sul traguardo di Carì il danese ha alzato le braccia quasi senza scomporsi, con il volto di chi sa perfettamente di avere il Giro in pugno. Alle sue spalle Gall ha limitato i danni chiudendo a 1’07”, seguito da Jai Hindley, Arensman e Gee. Sesto posto finale per un magnifico Piganzoli, autentica luce azzurra in una giornata complicata per molti italiani.
Carì consegna un verdetto pesantissimo
La sedicesima tappa lascia in eredità un messaggio chiaro: questo Giro d’Italia 2026, almeno per ora, appartiene a Jonas Vingegaard. Il danese controlla la corsa con autorità assoluta, domina la montagna e trasmette agli avversari una sensazione di invincibilità che rischia di spegnere ogni tentativo di ribaltare la classifica.
Dietro la maglia rosa, però, qualcosa continua a muoversi. Piganzoli cresce tappa dopo tappa e si prende la scena come uno dei giovani più interessanti dell’intero panorama internazionale. Pellizzari, invece, dovrà rialzarsi in fretta dopo una giornata durissima, forse la più complicata della sua giovane carriera.
Il Giro entra adesso nella sua fase più crudele. Le montagne non fanno sconti, ma soprattutto non mentono mai.
ORDINE D’ARRIVO
1. Jonas Vingegaard (DEN/Visma Lease a Bike) – 2:57:40
2. Felix Gall (AUT/Decathlon CMA CGM) a 1:09
3. Jai Hindley (AUS/Red Bull BORA hansgrohe) a 1:11
4. Thymen Arensman (OLA/Netcompany INEOS) a 1:14
5. Derek Gee-West (CAN/Lidl-Trek) a 1:18
A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

InBici Rivista per ciclisti, InBici Magazine, Passione sui Pedali












