Il francese della Soudal Quick-Step conquista la terza vittoria al Giro 2026 davanti a Zambanini e Milan
Articolo sviluppato dalla redazione di Inbici News24
C’è un rumore particolare che accompagna i grandi velocisti quando decidono di prendersi tutto. Non è soltanto il fruscio delle ruote sull’asfalto bagnato o il boato della folla assiepata sulle transenne. È qualcosa di più sottile, quasi inevitabile. A Pieve di Soligo, nel cuore nervoso del Veneto delle colline e dei muri improvvisi, quel rumore aveva il volto e la progressione devastante di Paul Magnier.
Il francese della Soudal Quick-Step ha conquistato la diciottesima tappa del Giro d’Italia 2026 firmando una tripletta pesantissima: terza vittoria personale, Maglia Ciclamino praticamente blindata e un messaggio chiarissimo lanciato al mondo delle volate. In una giornata che sembrava destinata agli attaccanti o agli uomini da classiche, è stato ancora il talento francese a trasformare il finale in un’opera di potenza e lucidità.
Dietro di lui un eccellente Edoardo Zambanini, secondo con orgoglio e coraggio, mentre Jonathan Milan ha dovuto accontentarsi del terzo posto dopo un finale complicato e nervoso. Nessun patema, invece, per Jonas Vingegaard, sempre leader della classifica generale alla vigilia dell’ultimo duro weekend della Corsa Rosa.
La fuga accende la tappa, il gruppo controlla
La diciottesima frazione del Giro si era aperta a velocità vertiginosa. Come ormai consuetudine in questa edizione della Corsa Rosa, la battaglia per entrare nella fuga buona è stata feroce sin dai primi chilometri. A riuscire nell’impresa sono stati Mattia Bais e Andrea Mifsud della Team Polti VisitMalta, James Shaw della EF Education-EasyPost e Jonas Geens dell’Alpecin-Premier Tech.
Un quartetto generoso, combattivo, ma mai realmente lasciato libero dal gruppo. Alle loro spalle, infatti, le squadre dei velocisti hanno immediatamente preso in mano la situazione, mantenendo il distacco sotto controllo e impedendo che la corsa esplodesse troppo presto. La tappa, pur nervosa, è rimasta così dentro un copione tattico preciso: fuga davanti, gruppo in gestione, finale tutto da decifrare.
Il primo momento di tensione è arrivato nella zona di rifornimento, quando Afonso Eulálio è finito a terra in una caduta che ha fatto trattenere il fiato al team Bahrain Victorious. Il portoghese, però, ha stretto i denti ed è riuscito a rientrare, confermando ancora una volta il proprio spirito combattivo. Poco dopo è arrivato anche il guizzo di Narvaez, capace di conquistare un punto prezioso al traguardo intermedio.
Sul Muro esplode la corsa: Visma detta legge
A undici chilometri dall’arrivo la fuga è stata riassorbita. Da quel momento la corsa si è trasformata in un concentrato di adrenalina e tattica. Sul Muro di Ca’ del Poggio è stato proprio Eulálio ad accendere la miccia con un attacco secco, rabbioso, quasi liberatorio dopo la caduta precedente.
La risposta della Visma-Lease a Bike, però, è stata impressionante. Sepp Kuss ha imposto un ritmo feroce, preparando il terreno per Jonas Vingegaard. Il danese, impeccabile in Maglia Rosa, ha scollinato per primo dando l’impressione di poter fare la differenza in qualsiasi momento.
Il gruppo si è spezzato immediatamente. Una decina di corridori è riuscita a restare davanti, mentre diversi uomini importanti hanno perso contatto. Tra questi anche Davide Piganzoli, costretto a inseguire in un finale nervoso e velocissimo. Sembrava il preludio ad un arrivo per finisseur, magari deciso da uno scatto negli ultimi chilometri.
Invece il secondo plotoncino ha trovato l’accordo e la forza per rientrare. Dentro c’erano due uomini che potevano cambiare il destino della tappa: Jonathan Milan e soprattutto Paul Magnier.
Magnier perfetto: volata regale sull’asfalto bagnato
Negli ultimi chilometri è emersa tutta la qualità della Soudal Quick-Step. La formazione belga ha lavorato con precisione chirurgica, gestendo il caos di un finale reso ancora più complicato dalla pioggia e dall’asfalto viscido. Davanti hanno provato ad allungare Kulset ed Eulálio, ma il gruppo dei migliori non ha concesso spazio.
Quando la strada ha iniziato a piegarsi verso l’ultimo chilometro, il treno Quick-Step si è disposto alla perfezione. Jasper Stuyven ha costruito un capolavoro tattico. L’esperto belga ha lanciato Magnier nel momento esatto, aprendogli una corsia pulita verso il traguardo.
Il francese ha risposto con una progressione devastante, fatta di forza, frequenza e controllo assoluto della bicicletta. Zambanini ha provato a sorprenderlo restando a ruota fino agli ultimi metri, ma Magnier aveva semplicemente qualcosa in più. Milan, invece, è rimasto leggermente chiuso nel momento decisivo e non è più riuscito a sprigionare tutta la propria potenza.
Per Magnier si tratta di una consacrazione definitiva. Il francese non è più soltanto una promessa del ciclismo internazionale: questo Giro d’Italia lo sta trasformando in uno dei velocisti più completi e temuti del panorama mondiale.
Vingegaard controlla, Roma si avvicina
La giornata sorride anche a Jonas Vingegaard. Il leader della classifica generale ha superato senza problemi una tappa potenzialmente insidiosa, mostrando solidità e una squadra perfettamente organizzata. Il danese continua a controllare il Giro con impressionante freddezza.
Alle sue spalle gli avversari sembrano attendere l’ultimo weekend alpino per tentare l’assalto finale, ma la sensazione è che la Visma abbia ormai il pieno controllo della corsa. Ogni metro difficile diventa un esame superato, ogni accelerazione avversaria una conferma della sua forza.
Nel frattempo, però, il protagonista di giornata resta Paul Magnier. Tre vittorie di tappa, Maglia Ciclamino ritrovata e la sensazione crescente che il ciclismo francese abbia trovato il proprio nuovo uomo copertina.
A Pieve di Soligo il Giro ha scoperto ancora una volta il volto feroce della velocità. E quel volto sorrideva sotto la pioggia, con le braccia al cielo e il vento del Veneto addosso. Paul Magnier corre veloce. Velocissimo. E adesso vede Roma sempre più vicina.
A cura della redazione di Inbici News24
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