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CICLISMO, MAXI STANGATA FEDERALE: CINQUE ANNI DI STOP A CITRACCA E SCINTO


Il Tribunale Federale della FCI ha riconosciuto la responsabilità disciplinare dei due dirigenti della Vini Zabù-Brado-KTM. La vicenda resta intrecciata anche al procedimento penale in corso.

La giustizia sportiva interviene con una delle sanzioni più pesanti degli ultimi anni. Angelo Citracca e Luca Scinto sono stati inibiti per cinque anni e condannati al pagamento di un’ammenda. Una decisione che riporta al centro dell’attenzione una delle vicende più controverse del ciclismo italiano recente.

Articolo sviluppato dalla redazione di InBici News24

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La giustizia sportiva ha pronunciato una sentenza destinata a lasciare il segno nel panorama ciclistico nazionale. Il Tribunale Federale della Federazione Ciclistica Italiana, riunito in composizione collegiale, ha infatti riconosciuto la responsabilità disciplinare di Angelo Citracca e Luca Scinto nell’ambito del procedimento iscritto al numero 3/26 del Registro Generale del Tribunale Federale.

Per entrambi è stata disposta una sanzione particolarmente severa: cinque anni di inibizione da ogni attività federale, oltre a un’ammenda di 5.000 euro. La misura è entrata in vigore il 5 giugno 2026 e resterà efficace fino al 5 giugno 2031.

La decisione rappresenta uno dei provvedimenti disciplinari più significativi adottati negli ultimi anni dalla giustizia sportiva italiana nei confronti di figure dirigenziali del ciclismo professionistico.

Le contestazioni della giustizia sportiva

Secondo quanto emerge dal dispositivo federale, le contestazioni riguardavano presunte violazioni di principi fondamentali dell’ordinamento sportivo. Nel procedimento venivano richiamati gli obblighi di lealtà sportiva, correttezza morale, integrità, onestà, rigore etico e tutela dell’immagine della Federazione.

Tra le norme richiamate figurano disposizioni dello Statuto Federale, del Codice Etico della Federazione Ciclistica Italiana e del Regolamento di Giustizia Federale, tutte accomunate dalla necessità di garantire che dirigenti, tecnici e tesserati mantengano comportamenti conformi ai valori dello sport.

Il Tribunale Federale ha ritenuto sussistenti gli addebiti contestati ai due deferiti, arrivando quindi alla condanna disciplinare che comporta l’estromissione dalle attività federali per un lungo periodo.

La sentenza assume particolare rilevanza perché colpisce due figure storicamente molto conosciute nel movimento ciclistico italiano.

Una vicenda che affonda le radici negli anni scorsi

Il caso trae origine da una serie di accertamenti e indagini sviluppatisi negli anni precedenti e che avevano già attirato l’attenzione della cronaca sportiva nazionale.

L’inchiesta aveva portato alla luce una serie di elementi che, secondo gli organi inquirenti, meritavano approfondimenti sia sotto il profilo sportivo sia sotto quello giudiziario. Da qui il successivo percorso parallelo tra giustizia federale e giustizia ordinaria.

Come spesso accade in casi di questa portata, i due binari procedono in maniera autonoma: da una parte la valutazione disciplinare legata all’ordinamento sportivo, dall’altra il procedimento penale che segue regole, tempi e criteri differenti.

La pronuncia federale non chiude dunque l’intera vicenda, ma rappresenta un passaggio importante sotto il profilo sportivo.

Il procedimento davanti alla magistratura ordinaria

Parallelamente al giudizio sportivo, Angelo Citracca e Luca Scinto risultano rinviati a giudizio dalla magistratura ordinaria insieme a Davide Del Sarto, ex direttore sportivo.

Le accuse formulate nell’ambito del procedimento penale comprendono contestazioni che vanno dalla tentata estorsione alla ricettazione.

Tra gli elementi al centro delle indagini figurerebbe anche il presunto possesso di documentazione recante timbri sanitari che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata utilizzata per la produzione di prescrizioni mediche relative a sostanze dopanti.

Si tratta naturalmente di contestazioni che dovranno essere valutate nel corso del processo penale, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Un segnale forte per tutto il movimento

Al di là delle singole posizioni processuali, la decisione della Federazione Ciclistica Italiana assume un significato che va oltre il caso specifico.

Negli ultimi anni il ciclismo ha investito molte risorse nel rafforzamento dei controlli, nella promozione della trasparenza e nella tutela della propria credibilità. La lotta contro ogni forma di comportamento ritenuto incompatibile con i principi dello sport rappresenta oggi uno dei pilastri dell’azione federale e degli organismi internazionali.

La sentenza nei confronti di Citracca e Scinto si inserisce proprio in questo contesto, evidenziando la volontà della giustizia sportiva di intervenire con fermezza quando ritiene che siano stati compromessi i valori fondamentali dell’attività agonistica.

Resta ora da comprendere quali potranno essere gli sviluppi futuri della vicenda, sia sul fronte degli eventuali ricorsi nell’ambito sportivo sia sul piano del procedimento penale ancora in corso.

Una storia complessa che continua a far discutere il mondo delle due ruote e che riapre il dibattito sull’importanza dell’etica, della trasparenza e della credibilità all’interno del ciclismo professionistico.

E voi cosa ne pensate? La sanzione inflitta dalla giustizia sportiva rappresenta un segnale necessario per tutelare l’immagine del ciclismo oppure ritenete che sia opportuno attendere gli esiti definitivi della giustizia ordinaria prima di esprimere giudizi così severi?

A cura della redazione di Inbici News24
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