Lo sloveno continua a vincere e il ciclismo si interroga: stiamo assistendo alla nascita di una leggenda o a un dominio che rischia di togliere suspense al Tour de France?
Articolo a cura della redazione di InBici News24
Ci sono campioni che fanno vincere le corsee e poi ci sono campioni che cambiano il modo di vivere uno sport.
Tadej Pogačar appartiene ormai a questa seconda categoria.
Anche al Tour de France 2026 il fenomeno sloveno sta imponendo la propria legge con una superiorità tecnica e atletica che sembra lasciare pochissimo spazio agli avversari. Attacca quando vuole, decide il ritmo della corsa, vince in salita, controlla con una squadra fortissima e trasmette la sensazione che il risultato finale sia già scritto.
Una condizione che inevitabilmente sta dividendo il mondo del ciclismo.
Da una parte ci sono gli appassionati che si sentono privilegiati nell’assistere alle imprese di uno dei più grandi corridori della storia.
Dall’altra cresce il numero di coloro che iniziano a percepire il Tour come una corsa sempre meno incerta, nella quale gli altri campioni sembrano costretti a contendersi soltanto il secondo posto.
Non è una polemica contro Pogačar.
È una riflessione sul rapporto, spesso complicato, tra il pubblico e i grandi dominatori dello sport.
Il destino dei Cannibali
Non è la prima volta che accade.
La storia dello sport insegna che ogni atleta capace di dominare la propria epoca finisce inevitabilmente per dividere il pubblico.
Accadde con Eddy Merckx, accadde con Miguel Indurain.
È successo con Michael Schumacher in Formula 1, con Novak Djokovic nel tennis e, in altri contesti, con campioni che hanno trasformato il proprio sport in una lunga serie di vittorie.
Quando il successo diventa quasi una consuetudine, una parte degli appassionati smette di chiedersi chi vincerà.
Comincia invece a domandarsi se qualcuno riuscirà almeno ad avvicinare il dominatore.
È il destino dei cosiddetti “Cannibali”.
Atleti che non si accontentano di vincere una classifica generale, ma vogliono conquistare anche le tappe, le classifiche secondarie e ogni occasione disponibile.
Pogačar corre esattamente così, Non amministra. Non aspetta. Attacca sempre.
La stampa europea si divide
Il dibattito è ormai uscito dai social network ed è arrivato sulle pagine delle principali testate sportive europee.
La Gazzetta dello Sport ha osservato come quello di Pogačar sia il destino di tutti i grandi “Cannibali”: essere ammirati da milioni di persone ma, allo stesso tempo, generare una forma di assuefazione proprio perché vincono quasi sempre.
Anche la stampa francese si è interrogata sul fenomeno, arrivando a porre una domanda provocatoria: un campione così dominante rischia di rendere il Tour meno imprevedibile?
Al tempo stesso, autorevoli ex corridori hanno sostenuto la tesi opposta: Pogačar rappresenta oggi il principale motivo per cui milioni di persone continuano ad accendere la televisione per seguire il ciclismo.
Due visioni profondamente diverse.
Entrambe legittime.
Il problema non è Pogačar
Sarebbe però profondamente ingiusto attribuire allo sloveno qualsiasi responsabilità.
Il compito di un campione è vincere, sempre.
Quando le gambe glielo permettono. Quando la squadra lo sostiene. Quando il talento gli consente di fare la differenza.
Pretendere che Pogačar rinunci ad attaccare per rendere la corsa più spettacolare significherebbe negare l’essenza stessa dello sport.
La domanda, semmai, dovrebbe essere un’altra. Sono gli avversari, oggi, nelle condizioni di contrastarlo?
Oppure stiamo semplicemente assistendo alla presenza di un atleta che appartiene a una categoria superiore rispetto alla concorrenza?
Una squadra costruita per dominare
Esiste poi un altro elemento che merita attenzione.
Il dominio di Pogačar nasce certamente dal suo talento, ma trova un supporto decisivo nella forza della UAE Team Emirates-XRG.
Una formazione capace di controllare la corsa, gestire le fughe, imporre il ritmo in montagna e mettere il proprio leader nelle condizioni ideali per attaccare.
Nel ciclismo moderno il campione non corre mai da solo.
E quando il miglior corridore del mondo può contare anche sulla squadra più forte, il divario rischia inevitabilmente di aumentare.
È un tema che riguarda il futuro del ciclismo professionistico e l’equilibrio economico tra le grandi formazioni WorldTour.
La grandezza non deve annoiare
Paradossalmente, il rischio più grande che corre oggi Pogačar è quello di diventare vittima della propria superiorità.
Quando un’impresa si ripete continuamente, smette di apparire straordinaria agli occhi di una parte del pubblico.
Eppure ciò che stiamo osservando potrebbe essere irripetibile.
Tra venti o trent’anni potremmo raccontare ai giovani appassionati di aver assistito in diretta alle imprese di uno dei più grandi corridori della storia del ciclismo.
Esattamente come oggi si raccontano Merckx, Hinault o Coppi.
Ammirare la storia mentre si scrive
Lo sport vive di emozioni. L’incertezza è una di queste. Ma esiste un’altra emozione ancora più rara. Assistere alla nascita di una leggenda.
Forse Tadej Pogačar sta scrivendo proprio questo tipo di storia.
Può piacere oppure no. Può rendere il Tour meno equilibrato. Può perfino alimentare discussioni tra gli appassionati.
Ma ciò che nessuno può negare è che il campione sloveno stia ridefinendo gli standard del ciclismo moderno.
Ed è proprio qui che nasce la domanda più interessante. Noi stiamo assistendo a un Tour troppo prevedibile.
Oppure siamo semplicemente fortunati a vivere, in tempo reale, una delle più grandi carriere che il ciclismo abbia mai conosciuto?
La risposta, come sempre, appartiene agli appassionati.
A cura della redazione di Inbici News24
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