Mauro Schmid si è preso la tappa di Belfort al Tour de France e, con essa, anche il successo più pesante della sua carriera. Dopo il traguardo lo svizzero della Jayco AlUla ha raccontato un successo costruito con pazienza, sacrificio e anche con un pizzico di rivincita personale, visto quanto gli era accaduto lo scorso anno a Tolosa.
Una vittoria attesa da tempo
“Ho lavorato tanto per quest’obiettivo. L’anno scorso ci sono andato vicino. Ora credo di avere bisogno di qualche ora per pensare e realizzare quanto accaduto. Sono senza parole”, ha spiegato Schmid subito dopo l’arrivo. “Abbiamo fatto un gran lavoro di squadra, penso che sia una vittoria di tutti e non solo mia. Temevo di non riuscire a resistere sul Ballon d’Alsace, ma il fatto che ci sia stata un’andatura a scatti mi ha favorito”.
La rivincita dopo Tolosa
Lo svizzero non ha nascosto di aver pensato spesso alla beffa dello scorso anno. Anche questa volta il finale è stato serrato, con Tejada al suo fianco fino all’ultimo sprint. “Ci ho pensato spesso nel finale, anche perché sono arrivato davanti allo sprint con Tejada. Sono partito ai 150 metri, ho temuto di essermi mosso troppo tardi e quindi di perdere. Ma quando ho visto la linea del traguardo ho sentito le gambe ancora brillanti ed è andata bene”, ha aggiunto.
Le gambe e la lucidità
Il successo è arrivato al termine di una giornata durissima, con una fuga enorme e un finale selettivo sul Ballon d’Alsace. Schmid ha gestito bene i momenti chiave, nonostante qualche paura nel tratto conclusivo, e ha saputo sfruttare al meglio lo sprint a due con Harold Tejada.

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