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Marco Pantani vinse due volte sull’Alpe d’Huez, nel 1995 e nel 1997, entrando nella leggenda della salita simbolo del Tour.

Alpe d’Huez, i cinque italiani entrati nella leggenda


Da Fausto Coppi a Giuseppe Guerini: cinque campioni italiani e sette vittorie hanno scritto pagine indimenticabili sui ventuno tornanti dell’Alpe d’Huez.

Articolo a cura della redazione di InBici News24.

Ci sono montagne che appartengono alla geografia e altre che finiscono per diventare parte della storia dello sport.

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L’Alpe d’Huez appartiene alla seconda categoria.

I suoi ventuno tornanti, numerati uno dopo l’altro lungo la strada che sale da Bourg-d’Oisans, costituiscono uno dei luoghi più riconoscibili e affascinanti del Tour de France. Qui la fatica dei corridori incontra un pubblico immenso, assiepato per giorni lungo la carreggiata, trasformando la montagna in uno stadio naturale senza tribune e senza confini.

Oggi, venerdì 24 luglio, il Tour de France 2026 torna sull’Alpe d’Huez con la diciannovesima tappa, 127,9 chilometri da Gap e arrivo al termine della salita tradizionale. La frazione precede un secondo e ancora più impegnativo approdo previsto sabato 25 luglio, quando la corsa raggiungerà nuovamente la località attraverso il Col de Sarenne.

È la prima volta nella storia della Grande Boucle che l’Alpe d’Huez ospita due arrivi consecutivi.

Un evento eccezionale che ha richiamato migliaia di appassionati da tutta Europa. Alberghi e strutture ricettive della zona risultano esauriti, mentre le autorità hanno introdotto importanti limitazioni alla circolazione per gestire un’affluenza destinata a rendere ancora più spettacolare il passaggio della corsa.

In questa atmosfera di festa e attesa, l’Italia può tornare a ricordare una delle pagine più prestigiose della propria tradizione ciclistica.

Sono cinque gli italiani capaci di vincere una tappa del Tour de France sull’Alpe d’Huez. Insieme hanno ottenuto sette successi, più di qualsiasi altra nazione a eccezione dei Paesi Bassi.

Fausto Coppi, il primo re dell’Alpe

Il primo nome non poteva che essere quello di Fausto Coppi.

Era il 4 luglio 1952 quando il Campionissimo conquistò la tappa da Losanna all’Alpe d’Huez, lunga 266 chilometri. Quell’arrivo rappresentava una novità assoluta: per la prima volta il Tour de France proponeva una conclusione di tappa in salita.

Coppi attaccò e arrivò da solo, indossando anche la maglia gialla che avrebbe poi portato fino a Parigi.

Quella vittoria non fu soltanto una delle tante imprese del fuoriclasse piemontese. Fu il momento in cui nacque il mito dell’Alpe d’Huez.

La salita, inizialmente accolta senza particolare entusiasmo dagli organizzatori, sarebbe tornata nel percorso soltanto nel 1976, diventando progressivamente uno dei simboli più forti della Grande Boucle.

Il primo tornante porta oggi il nome di Fausto Coppi, a ricordare il corridore che inaugurò una leggenda destinata ad attraversare le generazioni.

Gianni Bugno, la doppietta della classe

Dopo Coppi, l’Italia dovette attendere quasi quarant’anni prima di tornare a vincere sull’Alpe.

A spezzare l’attesa fu Gianni Bugno, protagonista assoluto nel 1990 e nel 1991.

Il primo successo arrivò durante la straordinaria stagione del 1990, quella della vittoria al Giro d’Italia con la maglia rosa indossata dal primo all’ultimo giorno. Bugno vinse la tappa dell’Alpe d’Huez davanti al futuro trionfatore del Tour Greg LeMond e all’olandese Erik Breukink.

Dodici mesi più tardi riuscì a ripetersi.

La doppietta consecutiva consacrò definitivamente il talento e l’eleganza del campione italiano, capace di salire con uno stile apparentemente privo di fatica anche sulle pendenze più severe.

Bugno divenne così il primo italiano a imporsi due volte sull’Alpe d’Huez.

Roberto Conti, il giorno perfetto del gregario

Il 18 luglio 1994 l’Alpe d’Huez premiò un corridore diverso dai grandi capitani attesi alla vigilia.

Roberto Conti, romagnolo e prezioso uomo squadra, entrò nella fuga di giornata e seppe trasformare quell’occasione nella vittoria più importante della propria carriera.

Mentre Miguel Induráin controllava la classifica generale, Conti raggiunse il traguardo in solitaria, precedendo Hernán Buenahora e Udo Bölts.

Fu il successo del coraggio e dell’intelligenza tattica, ma anche la rivincita del gregario, figura fondamentale del ciclismo che raramente riesce a conquistare il centro della scena.

Sull’Alpe d’Huez, invece, Roberto Conti trovò il proprio giorno perfetto e scrisse il suo nome accanto a quelli dei grandi campioni.

Marco Pantani vinse due volte sull’Alpe d’Huez, nel 1995 e nel 1997, entrando nella leggenda della salita simbolo del Tour.

Marco Pantani, il Pirata padrone dei ventuno tornanti

Nessun corridore italiano è legato all’Alpe d’Huez quanto Marco Pantani.

Il Pirata vinse nel 1995 e nel 1997, trasformando la salita francese nel palcoscenico ideale per esprimere il proprio talento.

Nel 1995 attaccò con la sua consueta esplosività, staccando Miguel Induráin e Alex Zülle. Due anni più tardi tornò a imporsi davanti a Jan Ullrich e Richard Virenque.

Ma a rendere immortale il rapporto tra Pantani e l’Alpe non sono soltanto le due vittorie.

Le sue ascese rimangono ancora oggi tra le più veloci mai registrate. Le stime sui tempi variano a seconda del punto esatto da cui viene calcolata la scalata, ma il nome di Pantani continua a occupare le prime posizioni di ogni classifica storica.

La sua figura agile, il foulard, gli scatti fuori sella e quella capacità di incendiare la corsa hanno costruito un’immagine ancora profondamente radicata nella memoria degli appassionati.

Sull’Alpe d’Huez Marco Pantani non vinse soltanto due tappe. Diventò un simbolo.

Giuseppe Guerini, la caduta prima del trionfo

L’ultimo successo italiano risale al 13 luglio 1999 ed è probabilmente uno dei più incredibili nella storia della salita.

Giuseppe Guerini era solo al comando quando, a poche centinaia di metri dal traguardo, uno spettatore entrò improvvisamente sulla strada per scattare una fotografia.

L’impatto fu inevitabile.

Guerini cadde, perse alcuni secondi e vide avvicinarsi Pavel Tonkov e Fernando Escartín. Riuscì però a rialzarsi immediatamente, ripartire e conservare il vantaggio necessario per tagliare il traguardo da vincitore.

Quelle immagini fecero il giro del mondo.

La vittoria del corridore bergamasco divenne una lezione di determinazione: un’impresa costruita lungo chilometri di salita e salvata negli ultimi istanti dalla lucidità di chi rifiutò di arrendersi.

Con Guerini si chiuse, almeno fino a oggi, l’epoca delle vittorie italiane sull’Alpe d’Huez.

Cinque italiani, sette vittorie

Il bilancio azzurro sulla montagna simbolo del Tour è straordinario:

  • Fausto Coppi nel 1952;
  • Gianni Bugno nel 1990 e nel 1991;
  • Roberto Conti nel 1994;
  • Marco Pantani nel 1995 e nel 1997;
  • Giuseppe Guerini nel 1999.

Cinque corridori e sette successi concentrati in alcuni dei momenti più importanti della storia della Grande Boucle.

Coppi inaugurò il mito. Bugno lo interpretò con classe. Conti rappresentò il coraggio dei gregari. Pantani ne divenne il padrone emotivo. Guerini trasformò una caduta in una delle vittorie più memorabili di sempre.

L’Alpe d’Huez torna a essere uno stadio naturale

L’edizione 2026 rinnova ancora una volta il legame tra il Tour e questa montagna.

La località dell’Oisans ospiterà due arrivi consecutivi: il primo attraverso la classica ascesa dei ventuno tornanti, lunga 13,8 chilometri con una pendenza media dell’8,1%; il secondo al termine di una tappa di 170,9 chilometri e circa 5.450 metri di dislivello, affrontata attraverso il Col de Sarenne.

Il direttore del Tour Christian Prudhomme ha definito la seconda frazione una delle tappe di montagna potenzialmente più dure mai disegnate nella storia della corsa.

L’attesa è enorme.

Da giorni migliaia di camper, biciclette e bandiere hanno raggiunto la valle. Le strutture ricettive sono esaurite, gli accessi sono regolamentati e le strade si preparano a diventare un lungo corridoio umano.

Sarebbe però prudente non indicare una cifra precisa sul pubblico già presente: al momento non esiste una stima ufficiale che confermi il superamento delle centomila persone.

Quello che appare certo è che l’Alpe d’Huez tornerà a offrire una delle immagini più potenti del ciclismo mondiale.

Una montagna che non smette di raccontare storie

Ogni tornante dell’Alpe d’Huez porta il nome di chi ha vinto sulla sua cima.

È una sorta di libro aperto sulla storia del Tour, scritto direttamente sull’asfalto.

Tra quei nomi, quelli italiani occupano un posto speciale.

Fausto Coppi, Gianni Bugno, Roberto Conti, Marco Pantani e Giuseppe Guerini rappresentano cinque epoche differenti del ciclismo nazionale, accomunate da una vittoria capace di superare il tempo.

Oggi il Tour scriverà un nuovo capitolo.

Il vincitore entrerà nell’albo d’oro di una salita che non regala soltanto una tappa, ma consegna un corridore alla memoria collettiva del ciclismo.

Perché vincere sull’Alpe d’Huez significa arrivare primi al traguardo.

Ma significa soprattutto entrare nella leggenda.

A cura della redazione di Inbici News24
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