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photo SprintCyclingAgency©2024

Allarme Doping: dubbi sull’inalatore di Monossido di Carbonio?


Secondo un’inchiesta esclusiva di Escape Collective, almeno tre squadre del World Tour – Visma | Lease a Bike, UAE Team Emirates e Israel – Premier Tech – avrebbero accesso a un costoso dispositivo chiamato “respiratore a monossido di carbonio”. Questo strumento permetterebbe di dosare con precisione l’inalazione di monossido di carbonio nei polmoni degli atleti.

Sebbene le squadre affermino di utilizzare questo dispositivo solo per scopi di test e misurazione, esiste il sospetto che possa essere impiegato anche per scopi di doping e miglioramento delle prestazioni.

Come già evidenziato da cyclinguptodate.com,

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la ricerca scientifica recente suggerisce infatti che l’inalazione di monossido di carbonio possa avere un impatto significativo su parametri come il VO2max, ovvero il consumo massimo di ossigeno. Questa tecnica, pur non essendo attualmente vietata dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), sembrerebbe entrare in conflitto con le regole sull’alterazione artificiale del sangue.

Nonostante non ci siano prove concrete sull’utilizzo di questa pratica a fini di doping, la notizia ha già alimentato teorie del complotto sull’uso diffuso di questa tecnica da parte dei team da tempo.

I team coinvolti hanno dichiarato di utilizzare il dispositivo solo per scopi di test e misurazione, sotto la supervisione di esperti in fisiologia dell’altitudine. Tuttavia, la questione rimane controversa e richiede ulteriori indagini per fare chiarezza sull’eventuale uso improprio di questa tecnologia nel ciclismo professionistico.

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