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Photo @ SprintCyclingAgency

Antidoping, l’UCI studia il passaporto dei watt: 60 corridori nel progetto pilota


La federazione internazionale sperimenta un nuovo sistema basato sui dati di potenza. Il sindacato corridori esprime forti perplessità su privacy e validità scientifica.

L’UCI lavora a un innovativo protocollo antidoping fondato sull’analisi dei dati di potenza. Coinvolti 60 corridori di diverse squadre WorldTour, ma il progetto divide il gruppo professionistico.

Articolo a cura della redazione di InBici News24.

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La lotta al doping nel ciclismo potrebbe presto entrare in una nuova era tecnologica. L’Unione Ciclistica Internazionale sta infatti valutando l’introduzione di un innovativo sistema di monitoraggio delle prestazioni basato sull’analisi dei dati di potenza espressi dagli atleti durante allenamenti e competizioni.

L’obiettivo non è sostituire il tradizionale passaporto biologico, ma affiancarlo con un ulteriore strumento capace di individuare eventuali anomalie prestazionali, consentendo alle autorità antidoping di orientare in maniera ancora più efficace controlli e approfondimenti investigativi.

Attualmente il progetto si trova ancora in una fase sperimentale. Da circa due anni è infatti in corso uno studio pilota sviluppato dall’International Testing Agency (ITA) con il supporto dell’UCI e la partecipazione volontaria di sessanta corridori appartenenti ad alcune importanti formazioni del WorldTour.

Tra le squadre che hanno aderito figurano Visma | Lease a Bike, Decathlon CMA , Cofidis, Team Jayco AlUla e Team Picnic PostNL. Altre formazioni professionistiche hanno inoltre manifestato interesse verso l’iniziativa, contribuendo alla definizione del quadro normativo e operativo del progetto.

L’idea alla base del cosiddetto “passaporto dei watt” è relativamente semplice: confrontare nel tempo i dati di potenza prodotti dagli atleti per costruire un profilo prestazionale individuale. Eventuali variazioni improvvise o miglioramenti ritenuti statisticamente anomali potrebbero così rappresentare un elemento utile per indirizzare ulteriori verifiche antidoping.

Secondo i sostenitori del progetto, l’integrazione tra parametri biologici e dati di prestazione consentirebbe di rafforzare ulteriormente la credibilità dello sport, offrendo agli organismi di controllo uno strumento aggiuntivo nella prevenzione e nel contrasto delle pratiche illecite.

Non mancano tuttavia le critiche. Il CPA, il sindacato internazionale dei corridori professionisti, ha espresso una posizione fortemente prudente nei confronti dell’iniziativa.

Le principali perplessità riguardano innanzitutto la tutela della privacy. I file di allenamento e i dati di potenza rappresentano infatti uno degli asset più sensibili per squadre e atleti, contenendo informazioni strategiche sulle condizioni fisiche, sulle metodologie di preparazione e sulle caratteristiche fisiologiche dei corridori.

A ciò si aggiungono i dubbi relativi alla validità scientifica del sistema. Numerosi fattori esterni, come condizioni meteorologiche, altitudine, taratura degli strumenti, temperatura o vento, possono influenzare significativamente i valori registrati dai misuratori di potenza, rendendo particolarmente complessa la definizione di parametri universali.

Un ulteriore tema riguarda la crescente pressione psicologica sugli atleti, già sottoposti a rigidi protocolli di localizzazione e controllo nell’ambito delle normative antidoping internazionali.

Al momento non esiste ancora alcuna decisione definitiva né un obbligo regolamentare per il gruppo professionistico. Saranno i risultati dello studio pilota a stabilire se il “passaporto dei watt” potrà diventare in futuro uno strumento ufficiale del sistema antidoping mondiale.

Il dibattito, tuttavia, è già aperto e promette di accompagnare il ciclismo professionistico nei prossimi anni, ponendo interrogativi profondi sul delicato equilibrio tra trasparenza, tutela della privacy e credibilità sportiva.

La domanda ai lettori

Il passaporto dei watt rappresenta un’opportunità per rendere il ciclismo ancora più credibile oppure rischia di trasformarsi in una forma eccessiva di controllo sugli atleti?

 

A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

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