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Laboratorio antidoping con analisi di campioni biologici e ricerca sulle nuove molecole impiegate negli sport di endurance.

Dall’EPO alle nuove molecole: come cambia il doping negli sport di endurance


La ricerca farmacologica evolve continuamente e con essa cambia anche la lotta al doping. Oggi la sfida non riguarda più soltanto EPO e GH, ma nuove molecole che la comunità scientifica osserva con crescente attenzione.

Articolo a cura della redazione di InBici News24.

Per molti anni parlare di doping negli sport di endurance significava quasi esclusivamente parlare di eritropoietina (EPO), trasfusioni di sangue, ormone della crescita (GH) e testosterone.

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Queste sostanze hanno segnato alcune delle pagine più controverse della storia dello sport moderno e hanno portato la ricerca antidoping a sviluppare strumenti di analisi sempre più sofisticati.

Oggi, tuttavia, il panorama scientifico è profondamente cambiato.

L’attenzione della ricerca non è rivolta soltanto alle sostanze storicamente conosciute, ma anche alle nuove molecole sviluppate per finalità terapeutiche che, almeno in teoria, potrebbero essere impiegate impropriamente per migliorare la capacità di trasporto dell’ossigeno, il recupero o la resistenza alla fatica.

È un’evoluzione che riguarda l’intera medicina moderna e che impone all’antidoping di anticipare il futuro anziché limitarsi a rincorrerlo.

Dall’EPO alla medicina di precisione

Negli anni Novanta la principale preoccupazione era rappresentata dall’EPO.

L’obiettivo era semplice: aumentare il numero dei globuli rossi per migliorare il trasporto di ossigeno ai muscoli e, di conseguenza, la prestazione negli sport di lunga durata.

Successivamente sono comparsi l’abuso dell’ormone della crescita, dei derivati del testosterone, delle autotrasfusioni e di altre pratiche destinate a modificare la fisiologia dell’atleta.

Parallelamente, la ricerca antidoping ha sviluppato strumenti sempre più sofisticati come il Passaporto Biologico dell’Atleta, capace di individuare alterazioni indirette dei parametri ematici anche quando la sostanza utilizzata non è più direttamente rilevabile.

Questa evoluzione ha cambiato radicalmente il modo di combattere il doping.

Laboratorio antidoping con analisi di campioni biologici e ricerca sulle nuove molecole impiegate negli sport di endurance.

La nuova frontiera: trasportare ossigeno senza aumentare i globuli rossi

Negli ultimi anni l’interesse della comunità scientifica si è spostato verso una categoria di sostanze completamente diversa.

Si tratta dei cosiddetti Hemoglobin-Based Oxygen Carriers (HBOCs), trasportatori artificiali di ossigeno sviluppati per applicazioni mediche come la conservazione degli organi destinati al trapianto, la medicina d’urgenza e il trattamento di condizioni caratterizzate da grave carenza di ossigeno.

L’idea alla base di queste molecole è innovativa: invece di aumentare il numero dei globuli rossi, esse puntano a migliorare direttamente il trasporto dell’ossigeno nei tessuti.

Dal punto di vista clinico rappresentano una delle aree più promettenti della medicina traslazionale.

Dal punto di vista antidoping, invece, costituiscono una nuova sfida.

M101: una molecola nata per la medicina

Tra queste molecole una delle più studiate è M101.

Si tratta di una particolare emoglobina extracellulare naturale ottenuta dal verme marino Arenicola marina, progettata per mantenere ossigenati i tessuti durante procedure chirurgiche complesse e nella conservazione degli organi.

La sua finalità è esclusivamente terapeutica.

Proprio le sue eccezionali capacità di trasporto dell’ossigeno hanno però spinto la comunità scientifica a interrogarsi sul possibile rischio di un utilizzo improprio in ambito sportivo.

Ad oggi non esistono prove pubbliche che M101 sia stata impiegata come sostanza dopante nello sport agonistico.

Esistono invece studi scientifici che ne analizzano il potenziale teorico e, soprattutto, sviluppano metodologie per identificarne l’eventuale presenza nei campioni biologici.

ricerca molecola M101

Perché la ricerca antidoping studia già queste molecole

Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio l’approccio adottato dalla World Anti-Doping Agency.

La ricerca non aspetta che una sostanza venga utilizzata nello sport per iniziare a studiarla.

Al contrario, molti laboratori lavorano in anticipo, sviluppando metodi analitici dedicati a molecole considerate potenzialmente a rischio di abuso.

Tra questi rientrano anche gli studi condotti su M101, finalizzati a individuarne la presenza attraverso sofisticate tecniche di spettrometria di massa.

Questo approccio preventivo rappresenta uno dei cambiamenti più significativi della moderna lotta al doping.

Una corsa continua tra farmacologia e antidoping

Ogni nuova innovazione terapeutica può aprire scenari inattesi.

Non significa che un farmaco sia destinato al doping, né che venga effettivamente utilizzato dagli atleti.

Significa, piuttosto, che la ricerca antidoping deve valutarne tempestivamente il potenziale impatto, distinguendo tra uso clinico legittimo e possibile abuso.

Per questo motivo la Lista Proibita della WADA viene aggiornata ogni anno e viene accompagnata da un intenso programma di ricerca volto a identificare nuove sostanze, nuove metodiche e nuovi marcatori biologici.

La sfida del futuro

Il futuro della lotta al doping non dipenderà soltanto dalla scoperta di nuove sostanze proibite.

Dipenderà soprattutto dalla capacità della comunità scientifica di comprendere come la farmacologia moderna stia evolvendo.

L’obiettivo resta lo stesso: proteggere la salute degli atleti e garantire l’equità della competizione.

È una corsa silenziosa, combattuta nei laboratori di ricerca prima ancora che sulle strade, nelle piscine o sulle piste di atletica.

E proprio questa continua evoluzione dimostra come il vero antidoping del futuro sarà sempre più fondato sulla scienza, sulla prevenzione e sulla capacità di anticipare le innovazioni della medicina contemporanea.

A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

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