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I controlli antidoping effettuati durante il giorno di riposo del Tour de France hanno riaperto il dibattito sull'evoluzione delle strategie della lotta al doping.

Controlli antidoping al Tour: cosa stanno cercando davvero gli ispettori dell’ITA?


Le verifiche effettuate nel giorno di riposo hanno riacceso il dibattito. Tra critiche e consensi, emerge una domanda: qual è oggi il vero obiettivo della moderna lotta al doping?

Articolo sviluppato dalla redazione di InBici News24.

I controlli antidoping eseguiti nel giorno di riposo del Tour de France hanno riportato il tema al centro dell’attenzione internazionale. Non tanto perché gli ispettori abbiano effettuato verifiche – pratica ormai consolidata nel ciclismo professionistico – quanto per il numero degli atleti coinvolti e per gli orari in cui alcuni controlli sono stati effettuati.

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Le immagini dei tecnici dell’International Testing Agency (ITA) presenti negli alberghi delle squadre hanno fatto rapidamente il giro del mondo, alimentando un dibattito che oggi divide appassionati, addetti ai lavori e gli stessi protagonisti del gruppo.

Da una parte c’è chi ritiene che i controlli notturni siano un’inutile invasione della sfera privata degli atleti; dall’altra chi sostiene che proprio l’imprevedibilità rappresenti oggi la migliore garanzia per uno sport credibile.

Al di là delle polemiche, però, esiste una domanda molto più interessante.

Che cosa cercano davvero oggi gli ispettori dell’antidoping?

Un controllo che riguarda tutti, non soltanto i campioni

Nei giorni successivi ai controlli, alcune ricostruzioni avevano concentrato l’attenzione soprattutto su Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard.

In realtà il quadro emerso è molto più ampio.

Le verifiche hanno interessato numerosi corridori appartenenti alle squadre protagoniste della classifica generale, confermando come l’attività dell’ITA non fosse indirizzata verso un singolo atleta, ma rappresentasse un’operazione di controllo estesa.

È un aspetto fondamentale.

Nel ciclismo moderno il principio dell’antidoping non consiste nel sospettare qualcuno, bensì nel rendere ogni atleta potenzialmente controllabile in qualsiasi momento della competizione.

L’imprevedibilità costituisce oggi uno degli strumenti più efficaci della prevenzione.

Il mondo del ciclismo si divide

Il dibattito, inevitabilmente, è esploso.

Il sindacato internazionale dei corridori (CPA) ha ribadito il proprio sostegno alla lotta contro il doping, chiedendo tuttavia una riflessione sulle modalità dei controlli eseguiti durante le ore di riposo notturno.

Secondo molti atleti, il recupero rappresenta infatti una componente essenziale della prestazione e dovrebbe essere tutelato quanto più possibile.

Di diverso avviso è Jonathan Vaughters, team manager della EF Education-EasyPost.

Le sue parole hanno assunto un peso particolare perché provengono da un ex professionista che ha vissuto in prima persona gli anni più difficili del ciclismo.

Secondo Vaughters, se controlli così rigorosi e imprevedibili fossero esistiti negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, probabilmente molte pratiche dopanti sarebbero state molto più difficili da mettere in atto.

Una posizione netta, che ha trovato consenso anche tra numerosi osservatori internazionali.

Non cercano soltanto EPO e testosterone

È forse questo il punto meno conosciuto dal grande pubblico.

Quando si parla di antidoping si tende ancora a pensare esclusivamente a EPO, ormone della crescita (GH), testosterone o trasfusioni di sangue.

La realtà scientifica è oggi molto più complessa.

Negli ultimi vent’anni la ricerca farmacologica ha compiuto enormi progressi e, parallelamente, si sono evoluti anche gli strumenti di controllo.

L’obiettivo degli ispettori non è semplicemente individuare una sostanza proibita.

È comprendere se esistano alterazioni biologiche compatibili con pratiche di manipolazione della prestazione.

Per questo motivo il Passaporto Biologico dell’Atleta rappresenta oggi uno degli strumenti più importanti della lotta al doping: non ricerca soltanto una sostanza, ma osserva nel tempo l’evoluzione dei parametri ematici e biologici del corridore.

La ricerca guarda già al futuro

Negli ultimi anni i laboratori accreditati dalla World Anti-Doping Agency hanno iniziato a studiare anche nuove categorie di molecole nate per finalità esclusivamente terapeutiche.

Si tratta di una normale attività di ricerca preventiva.

La comunità scientifica sviluppa metodi analitici per comprendere se innovazioni farmacologiche destinate alla medicina possano, almeno in teoria, essere utilizzate impropriamente anche nello sport.

Questo non significa che tali sostanze siano presenti nel ciclismo professionistico.

Significa piuttosto che la lotta al doping non può permettersi di rincorrere le innovazioni: deve anticiparle.

È una filosofia completamente diversa rispetto al passato.

Perché i controlli avvengono anche di notte?

È proprio qui che si comprende il significato delle verifiche effettuate durante il Tour.

Alcune sostanze o alcune modalità di somministrazione possono presentare finestre di rilevabilità limitate.

Effettuare controlli in orari imprevedibili aumenta quindi l’efficacia dell’intero sistema di sorveglianza.

L’International Testing Agency ha ribadito che queste procedure rientrano pienamente nelle regole del Codice Mondiale Antidoping e vengono adottate quando ritenute necessarie per garantire controlli realmente efficaci.

Non esiste alcuna indicazione pubblica secondo cui gli ispettori stessero cercando una sostanza specifica.

L’obiettivo è molto più ampio: rendere sempre più difficile qualsiasi tentativo di aggirare il sistema dei controlli.

Una nuova cultura della credibilità

Il ciclismo porta ancora il peso di una storia complessa.

Proprio per questo motivo è probabilmente lo sport che oggi investe maggiormente nella trasparenza e nella prevenzione.

I controlli possono risultare scomodi.

Possono interrompere il riposo degli atleti.

Possono persino generare polemiche.

Ma rappresentano anche uno degli strumenti attraverso cui il ciclismo moderno cerca di riconquistare, giorno dopo giorno, la fiducia del pubblico.

La domanda, forse, non dovrebbe più essere se questi controlli siano troppo severi.

La vera domanda è se esista oggi un modo migliore per garantire che la corsa più importante del mondo venga decisa esclusivamente dalla forza, dal talento e dalla preparazione degli atleti.

 

A cura della redazione di Inbici News24
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