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photo @SprintCyclingAgency

Alessandro De Marchi scende di sella. Il ciclismo italiano perde un uomo, un atleta di grande carisma difficile da sostituire in gruppo


Il Rosso di Buja Alessandro De Marchi ha un pò di amarezza negli occhi quando si presenta al via della seconda tappa Mezzolombardo, al Tour of the Alps. L’annuncio è ufficiale e non si torna indietro. A fine stagione lascerà il ciclismo. Ma corre queste sue ultime gare, come la mini corsa a tappe che precede il Giro d’Italia, con la grinta e la passione di sempre. “E’ arrivato il momento di scendere di sella – racconta Alessandro De Marchi, classe 1986, professionista dal 2010 -. Era giusto accettare e prendere questa decisione”.

Alessandro De Marchi in queste ultime stagioni sta dimostrando di andare decisamente più forte di molti altri corridori che hanno metà della sua età ma ammette: “E’ vero, questo ciclismo sta diventando sempre più impegnativo e difficile però per corridori come me, di esperienza, ci sono sempre spazi da ritagliarsi per qualcosa di interessante, anche se sempre più piccolo rispetto al passato. Ma va comunque accettato tutto quello che arriva in questo periodo.

Quindici anni nel professionismo, che messaggio dare ai giovani corridori che si appropriano al ciclismo? Che fare ciclismo a buon livello o alto livello è sicuramente un percorso impegnativo, difficile. Questo sport sta diventando sempre più “spietato”, ma queste sono le regole e sicuramente la base non cambia: se c’è dedizione e passione e tanto sacrificio, le cose possono arrivare. Se mi diverto ancora? Si assolutamente, continuo a divertirmi in bicicletta anche se lo sport nel quale sono cresciuto è cambiato molto da quando sono passato al professionismo. E non poteva non essere così, il ciclismo come tutto del resto, è andato avanti e non è più lo stesso di 20 anni fa. Non poteva essere lo stesso di vent’anni fa”. Alessandro De Marchi si è sempre messo in prima linea, sul fronte della sicurezza in gara e in allenamento. A pochi passi ha i genitori e il fratello di Sara Piffer, atleta scomparsa solo tre mesi fa mentre era in allenamento sulle strade di questo Trentino.

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“Sono tanti gli atleti ai quali va il mio pensiero, mancati in gara o in allenamento. Le parole di conforto non bastano. L’unica cosa che mi sento di dire è che abbiamo ancora tanti passi in avanti da fare sull’educazione stradale ed è su questo che ci dobbiamo impegnare, non bastano le parole di conforto”. La commozione è viva negli occhi di Alessandro De Marchi, commozione vera da uomo, da atleta che sente le cose visceralmente. Si allontana e risalò sulla bicicletta. Il ciclismo italiano perde un altro dei suoi pezzi forti, atleta tutto d’un pezzo, dal carattere forte, deciso e carismatico. Ci sarà molto da lavorare per trovarne un altro simile in gruppo. Non basta gettare gli occhiali in mezzo al gruppo per avere carisma.

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