Mario Cipollini si trova attualmente al centro di un processo per calunnia, con la richiesta di una pena di due anni di carcere. Questa situazione è emersa in seguito a un’accusa formulata da Cipollini nei confronti di Ivano Fanini, presidente della squadra Amore e Vita, accusato di tentata estorsione. Tuttavia, Cipollini era a conoscenza dell’innocenza di Fanini al momento dell’accusa. La sentenza finale è attesa per il 28 aprile, ma il reato potrebbe andare in prescrizione ad agosto, escludendo così la possibilità di una pena effettiva.
La questione ha suscitato un notevole interesse mediatico, dato il passato illustre di Cipollini nel ciclismo. La situazione solleva interrogativi sulla responsabilità e l’integrità nel mondo dello sport, specialmente quando accuse gravi vengono mosse senza fondamento. La comunità ciclistica osserva attentamente l’evoluzione di questo caso, che potrebbe avere ripercussioni significative per l’immagine di Cipollini e per il suo legame con il ciclismo.
Inoltre, Cipollini ha affermato che Fanini lo avrebbe minacciato di diffondere notizie sull’utilizzo di sostanze dopanti durante la sua carriera, cercando di ottenere un pagamento legato a una sentenza del giudice civile di Lucca. Nel 2009, Cipollini era stato condannato a pagare 36.000 euro per contratti di sponsorizzazione mai rispettati. La denuncia per tentata estorsione presentata da Cipollini nel 2017 era stata archiviata il 19 luglio 2018. Successivamente, Fanini ha denunciato Cipollini per calunnia.
Lunedì, la pm Bertini ha evidenziato numerose omissioni nella denuncia presentata da Cipollini. Il legale della parte civile ha richiesto la condanna dell’imputato a un risarcimento danni di 70.000 euro a favore di Fanini, con una provvisionale di 30.000 euro.

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