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Doping nel ciclismo: ARD indaga su l’EPO in microdosi e Aicar


Il documentario “Doping Top Secret: In the Slipstream” prodotto da ARD riporta alla luce il tema del doping nel ciclismo, sollevando nuovi dubbi sulle prestazioni di alto livello. Le testimonianze di ex ciclisti e esperti, raccolte nel documentario, mettono in discussione l’effettiva trasparenza dello sport, denunciando l’uso di sostanze come l’Aicar e l’EPO in microdosi. Nonostante l’ultimo caso di positività al doping risalga al 2015, il documentario sottolinea come il fenomeno sia tutt’altro che scomparso.

Un ex professionista, rimasto anonimo, ha rivelato di aver assistito personalmente a pratiche illecite e ha dichiarato che molti atleti temono di testimoniare a causa di minacce di morte. Secondo il fisiologo francese Pierre Sallet, i risultati ottenuti dai ciclisti moderni superano i limiti umani, mentre l’ingegner Filippo Galli della Colnago attribuisce tali performance ai progressi tecnologici, come materiali innovativi, aerodinamica avanzata e miglioramenti nel comfort delle biciclette.

Il documentario ha anche rivelato che un collaboratore del Erfurt blood doping network, smantellato anni fa, lavora ancora per il team Ineos Grenadiers. Inoltre, l’azienda slovena Medico Tehna, già coinvolta in scandali passati, continua ad essere sotto i riflettori per possibili attività in ambito doping.

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L’esperto americano Oliver Catlin ha sottolineato che i controlli antidoping sono spesso inefficaci contro sostanze come l’Aicar, il cui effetto è altamente performante e difficile da rilevare. Catlin ha evidenziato come esistano numerose varianti di Aicar che non compaiono nella lista delle sostanze proibite della WADA, rendendo il doping sempre un passo avanti rispetto ai controlli.

Nonostante i progressi tecnologici che hanno migliorato il ciclismo, il dibattito sul doping resta acceso. Secondo Roger Legeay, presidente del “Movement for Credible Cycling” (MPCC), è fondamentale che manager, medici e ciclisti stessi si impegnino per garantire uno sport etico e trasparente. Tuttavia, con 14 delle 18 squadre del World Tour che impiegano figure coinvolte in scandali passati, il ciclismo sembra ancora lontano dal liberarsi completamente dalle ombre del doping.

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