Dodici giorni. Oltre 3.000 miglia. Dall’Oceano Pacifico a Oceanside, in California, fino alle coste atlantiche di Atlantic City, nel New Jersey. È questa la distanza della Race Across America (RAAM), la più estrema e leggendaria gara di ultraciclismo del mondo. A compierla in solitaria nel 2025 è stato Giovanni Prosperi, ciclista di Broadview Heights, diventando l’unico americano a riuscirci quest’anno, e uno dei pochissimi nella storia della competizione.
Giovanni ha affrontato una prova fisica e mentale che sfida ogni limite. La RAAM non è una gara a tappe: è una cronometro ininterrotta da costa a costa, con un tempo massimo di 12 giorni per raggiungere il traguardo. Ogni secondo conta. I partecipanti devono pedalare tra le 250 e 350 miglia al giorno con il minimo riposo possibile. Il tempo scorre sempre, anche quando ci si ferma per mangiare o dormire.
“Non è solo lunga: è spietata,” ha dichiarato Prosperi.
“Dal caldo soffocante del deserto dell’Arizona alle alture rarefatte delle Montagne Rocciose, dai venti infiniti del Midwest alle salite secche degli Appalachi, la RAAM ti getta addosso tutto. Pedali con novanta minuti di sonno, le gambe gonfie, la mente annebbiata, il corpo che chiede tregua. Ma vai avanti lo stesso.”
La RAAM è molto più di una gara: è una sfida alla volontà, una traversata dell’anima.
Ma nessuno arriva al traguardo da solo. Giovanni ha potuto contare su un team eccezionale composto da autisti, navigatori, meccanici e amici, tutti pronti a sacrificare tempo, riposo e comodità per sostenerlo. Al centro di tutto c’era sua moglie, la dottoressa Katarina Greer, gastroenterologa presso il Cleveland VA Medical Center e docente alla Case Western Reserve University.
“Non ha solo gestito logistica e salute,” racconta Giovanni, “ma ha tenuto unita la squadra con calma, determinazione e una forza incrollabile. Senza di lei, non ce l’avrei mai fatta.”
In un’epoca in cui lo sport è spesso macchiato da doping e scorciatoie, Giovanni ha voluto seguire un’altra strada:
“La RAAM mi ha ricordato perché amo questo sport. Non puoi fingere 3.000 miglia. Non puoi tagliare per il Kansas o evitare gli Appalachi. Ho scelto la via difficile: disciplina, fatica, integrità e cuore. Ho corso pulito. E ho corso con il cuore.”
Di ritorno in Ohio, mentre il corpo inizia lentamente a recuperare, Giovanni riflette sull’impatto profondo dell’impresa:
“Sono partito con l’obiettivo di finire una gara. Ma ne sono uscito con qualcosa di molto più grande: la prova che lo spirito umano, alimentato da uno scopo, può superare ogni confine. A chi ha seguito il mio punto sulla mappa, tifato da lontano o inviato anche solo un messaggio: grazie. E a chiunque sogni qualcosa di grande: nessun sogno è troppo lontano. Nessuna strada è troppo lunga. Se la percorri con il cuore, tutto è possibile.”

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