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LA LEGA CICLISMO DENUNCIA L’UCI ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


Comunicato Stampa / Milano, 8 ottobre 2019 – La Lega del Ciclismo Professionistico ha depositato in data 7 ottobre 2019, ai sensi dell’art. 7, par. 2, del Regolamento 1/2003, una denuncia presso la Commissione Europea contro pratiche restrittive poste in essere dall’Unione Ciclistica Internazionale (“UCI”) in violazione dell’art. 101 Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea.

La denuncia è firmata dall’Avv. Riccardo Giacomin, responsabile del dipartimento sport dello Studio legale Internazionale Rödl & Partner ed è supportata da un parere pro veritate realizzato dal Prof. Bernardo Cortese, Docente di Diritto dell’Unione europea presso il dipartimento di diritto pubblico, internazionale e comunitario dell’ Università degli Studi di Padova . 

La denuncia ha lo scopo di invitare la Commissione Europea ad indagare sul modo in cui l’UCI ha implementato le normative esistenti, anche e soprattutto di nuova emanazione, le quali parrebbero tese a favorire gli interessi commerciali dell’UCI a danno dei team e degli organizzatori.

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A giugno la Lega aveva lanciato un primo grido di allarme perché si stavano concretizzando i contorni di una riforma del ciclismo, voluta dall’UCI, dai profili incerti e pesantemente penalizzante per tutto il movimento di base – non solo italiano – e per tutte quelle categorie di gare e squadre appena al di sotto del World Tour.

Una riforma che escluderebbe gran parte del ciclismo italiano, in cui risulta del tutto assente il merito sportivo, privilegiando esclusivamente i contenuti economici, soprattutto a vantaggio dell’UCI che agisce da soggetto imprenditoriale e non da organismo regolatore, dimenticando i propri valori statutari e di essere la Federazione delle Federazioni.

Occorre contrastare l’idea di una Superlega mondiale, un club esclusivo solo per i grandi eventi e i soggetti più ricchi che, per essere commercialmente e mediaticamente appetibile, mira a azzerare tutto il ciclismo al di fuori della propria orbita, un ciclismo che oggi consente la crescita armonica degli atleti e fornisce la materia prima al professionismo di più alto livello.

Che il modello di sviluppo proposto paia sbagliato e che l’UCI stia rischiando di abusare della propria posizione dominante lo dimostrano non solo le posizioni dei club e delle gare di seconda fascia, ma anche le recenti prese di posizione delle squadre di alto livello che ritengono che l’UCI stia danneggiando, con il continuo cambio dei regolamenti sportivi, anche i loro interessi economici.

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Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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