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La lotta contro l’anoressia ed i disturbi alimentari nel ciclismo maschile


Michaél Costello, un sopravvissuto all’anoressia, ha deciso di condividere la sua storia per mettere in luce la cultura pericolosa del cibo e del peso nel ciclismo. In un articolo pubblicato su Cycling Weekly, Costello discute come i ciclisti maschi, spinti dalla ricerca di prestazioni e da metriche come i watt per chilo, siano spesso vittime di disturbi alimentari. Sebbene ci sia una crescente consapevolezza riguardo a questi problemi, la portata reale del fenomeno rimane sotto-riconosciuta, specialmente tra i ciclisti maschi.

Costello racconta di aver iniziato a controllare il suo cibo nel 2018, quando aveva solo 22 anni. Inizialmente, questo comportamento era una risposta al passaggio all’età adulta e alla pressione sociale di mantenere un’immagine di atleta. La sua ricerca di controllo attraverso la restrizione alimentare si è intensificata, portandolo a sviluppare un disturbo alimentare diagnosticato nel 2020. Guardando indietro, Costello riconosce che i primi segnali di un problema serio erano già evidenti nel 2018, ma la sua condizione è stata ignorata da molti, inclusi amici e familiari.

In un contesto in cui i ciclisti sono frequentemente lodati per la loro disciplina e il loro aspetto fisico, Costello ha vissuto un conflitto interiore. Le lodi ricevute dai suoi cari, che lo incoraggiavano a continuare a perdere peso, hanno alimentato ulteriormente il suo comportamento disordinato. La sua passione per il ciclismo, che inizialmente rappresentava un modo per mantenersi in forma, si è trasformata in una spirale di allenamenti estremi e restrizioni alimentari. Durante la pandemia di Covid-19, Costello ha trascorso ore infinite sulla bicicletta statica, alimentandosi con quantità minime di cibo. Questo ciclo di allenamento e restrizione ha avuto conseguenze devastanti sulla sua salute.

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Studi recenti indicano che una percentuale significativa di ciclisti maschi è a rischio di sviluppare comportamenti alimentari disordinati. Costello sottolinea che, nonostante la ricerca suggerisca che il 17% dei ciclisti maschi competitivi possa essere colpito, molti non si identificano come affetti da disturbi alimentari. Questo è particolarmente preoccupante poiché la cultura del ciclismo premia un corpo snello e leggero, creando un ambiente favorevole a tali problemi. La pressione per ottenere risultati migliori può portare a comportamenti estremi nel tentativo di perdere peso, e ciò può diventare un ciclo vizioso.

Inoltre, Costello evidenzia la necessità di una maggiore consapevolezza e intervento da parte degli allenatori e delle squadre. Molti ciclisti maschi non cercano aiuto professionale, e questo è un problema significativo. Le conversazioni aperte e il supporto professionale sono essenziali per affrontare questa crisi. Costello spera che, condividendo la sua storia, possa contribuire a un cambiamento positivo e incoraggiare altri a parlare delle loro esperienze. La sua testimonianza è un invito a riflettere su come la cultura del ciclismo possa influenzare la salute mentale e fisica degli atleti.

Un aspetto cruciale del problema è la mancanza di ricerca e dati sui disturbi alimentari tra i ciclisti maschi. Mentre le donne tendono a ricevere maggiore attenzione e supporto in questo ambito, gli uomini sono spesso trascurati. Costello sottolinea che la ricerca deve evolversi per includere la popolazione maschile e le loro esperienze. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e una ricerca adeguata sarà possibile affrontare efficacemente questi problemi e fornire il supporto necessario.

Costello menziona anche la sua esperienza personale con il trattamento. Dopo aver ricevuto la diagnosi di anoressia e depressione, ha iniziato un percorso di recupero che ha richiesto tempo e impegno. Sebbene ora non sia più sotto trattamento e non assuma antidepressivi, continua a partecipare a sessioni di terapia per gestire la sua condizione. La sua esperienza dimostra che, con il giusto supporto e trattamento, è possibile superare i disturbi alimentari e tornare a vivere una vita sana e attiva.

È fondamentale che gli allenatori e le squadre diventino più consapevoli dei segnali di avvertimento associati ai disturbi alimentari. Costello suggerisce che le conversazioni aperte e il monitoraggio delle abitudini alimentari degli atleti siano passi cruciali per prevenire situazioni critiche. La cultura del ciclismo deve cambiare, e i ciclisti devono sentirsi sicuri nel chiedere aiuto senza timore di giudizio.

In conclusione, Costello mette in guardia sul fatto che i disturbi alimentari hanno il tasso di mortalità più alto tra le malattie mentali. È fondamentale agire e migliorare la situazione per garantire che nessun atleta, maschio o femmina, debba affrontare da solo un problema così serio. La sua storia è un richiamo all’azione per tutti noi: è tempo di parlare di più, agire prima e fare meglio. Per alcuni, le scommesse non sono altro che la vita stessa.

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