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la Vuelta a España 2025 “Il miglior risultato è che sia finita”


Come già evidenziato da cyclinguptodate.com:

La Vuelta a España 2025 si è conclusa con un’atmosfera di grande sconfitta. Questo evento ciclistico, solitamente celebrato, ha mostrato le sue debolezze, evidenziando una gestione inadeguata e mancanza di supporto. La corsa è stata ostacolata da proteste e disorganizzazione interna, incapace di difendere la propria immagine e terminare con dignità.

Nonostante non si voglia paragonare il fallimento sportivo della Vuelta con le sofferenze del popolo palestinese, è evidente che l’evento ha rivelato quanto poco interesse ci sia da parte delle autorità. Le manifestazioni hanno dimostrato che politici, istituzioni e anche la UCI non si sono impegnati a difendere la corsa. Anche i tifosi, stanchi della direzione presa dall’evento, si sono mostrati più rassegnati che indignati.

La decisione di non invitare la squadra israeliana è stata controversa. La Vuelta ha escluso l’Israele per motivi regolamentari, simili a quelli usati all’inizio dell’anno alla Volta a Catalunya. Tuttavia, a differenza della Catalonia, qui le manifestazioni hanno avuto un impatto diretto sulla corsa. Israele continua a partecipare a eventi sportivi globali senza subire lo stesso tipo di backlash. Questo contesto è fondamentale: la Vuelta non è stata né isolata né protetta quando sono emersi i disordini.

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La reazione della UCI è stata limitata, con una fredda dichiarazione da parte di David Lappartient, che ha sostanzialmente confermato la partecipazione della squadra israeliana, lasciando la Vuelta a risolvere da sola i problemi. Il messaggio era chiaro: “Trovate un modo per risolvere il problema.” Per un evento già in difficoltà, questa situazione è sembrata quasi irrispettosa.

Aggiungendo ulteriore umiliazione, la collocazione del calendario ha peggiorato la situazione. Mentre il Tour de France protegge la sua finale sugli Champs Élysées come un tesoro nazionale, la UCI ha programmato altre gare del WorldTour, come Quebec e Montreal, in concomitanza con le fasi finali della Vuelta. È difficile immaginare Tadej Pogacar partecipare a un evento non Tour lo stesso giorno di Parigi. Eppure, Vingegaard, vincitore della Vuelta, ha sollevato la maglia rossa senza alcuna cerimonia, oscurato da eventi classici italiani e gare di un giorno nordamericane.

La copertura della corsa da parte di RTVE è stata deludente. Le fasi sono state interrotte a metà trasmissione, le interviste tagliate bruscamente e le telecamere mal posizionate per catturare le battaglie intermedie. La copertura è passata da Teledeporte a La 2 a La 1, lasciando gli spettatori confusi su dove guardare. Molte fasi non sono state seguite integralmente, un fallimento imperdonabile per uno dei tre grandi giri del ciclismo.

La Vuelta ha affrontato ostilità da ogni parte. I manifestanti hanno colto l’occasione, la UCI è rimasta a guardare, i politici ne hanno approfittato, i tifosi si sono disimpegnati e persino la squadra israeliana ha criticato l’organizzazione, chiedendo misure che la Vuelta non poteva fornire. L’evento non aveva la forza o l’autorità per rispondere.

In conclusione, la Vuelta è apparsa fragile e incapace di difendersi. Tutti sembravano contro di essa, senza mezzi per reagire. Il giudizio finale è brutale ma innegabile: il miglior risultato è che sia finita.

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