Come evidenziato da cyclinguptodate.com:
Le straordinarie imprese di Tadej Pogacar ai Mondiali di Kigali hanno suscitato emozioni profonde nel suo ex mentore Tomaz Poljanec, che non ha esitato a definirlo il più grande di tutti i tempi.
Una vittoria che riscrive le regole del ciclismo
“È il più grande di tutti i tempi. Tadej Pogacar ha cambiato il ciclismo”, ha dichiarato con emozione Tomaz Poljanec, uno dei primi allenatori dello sloveno.
La devastante prestazione di Pogacar in Rwanda, con l’attacco decisivo lanciato a oltre 100 chilometri dall’arrivo, ha lasciato sbalorditi anche gli osservatori più esperti.
Per Poljanec, che ha lavorato con il fenomeno sloveno al Ljubljana Gusto Xaurum nel 2018, l’impatto è evidente e ha trasformato radicalmente le dinamiche delle corse.
“In verità, Tadej ha cambiato il ciclismo. Una gara di 270 chilometri era noiosa prima”, ha spiegato Poljanec in un’intervista a Siol dopo la corsa.
Secondo l’ex allenatore, mentre in passato si poteva guardare solo l’ultima ora di gara, ora è necessario seguire l’intera competizione fin dalla partenza.
Un attacco che ricorda Zurigo 2024
L’attacco di Pogacar ha ricordato quello di Zurigo 2024, sebbene questa volta la mossa decisiva sia avvenuta sul Monte Kigali anziché a 100 chilometri dall’arrivo.
“Gare come questa accadevano solo a livello juniores, quando l’azione era a tutto gas dal chilometro zero”, ha osservato Poljanec confrontando le strategie di corsa.
Tra i professionisti, solitamente solo corridori più “esotici” tentavano simili imprese, ma venivano ripresi dopo brevi fughe, mentre questa volta il ritmo è stato elevato fin dall’inizio.
La fuga non era composta da corridori deboli e il percorso sembrava disegnato appositamente per le caratteristiche di Pogacar.
Evenepoel battuto, Slovenia trionfante
Remco Evenepoel è stato l’unico corridore in grado di opporre una minima resistenza, nonostante abbia dovuto cambiare bicicletta due volte durante la corsa.
“Sarebbe stato una minaccia maggiore senza questi problemi? Non credo”, ha affermato Poljanec con sicurezza analizzando la prestazione del belga.
Sul Monte Kigali, Evenepoel semplicemente non è riuscito a seguire il ritmo imposto dallo sloveno, e questo momento decisivo ha determinato l’esito della gara.
Durante l’ascesa, Pogacar era affiancato dai compagni di squadra UAE Isaac del Toro e Juan Ayuso, evidenziando le dinamiche di squadra.
I ricordi di Poljanec oltre Pogacar
I ricordi di Poljanec si estendono oltre Pogacar, includendo anche Jai Hindley, che aveva nel suo team Attaque Team Gusto nel 2016.
L’australiano è stato il migliore del suo paese a Kigali, ma ha concluso solo al 16° posto in una gara estremamente selettiva.
“La corsa era troppo dura, li ha fatti a pezzi”, ha commentato Poljanec osservando come anche corridori del calibro di Tom Pidcock abbiano ceduto.
Solo 30 dei 165 corridori partiti hanno completato la gara a Kigali, con la Slovenia che ha piazzato anche Matej Mohoric all’11° posto.
L’unità della squadra slovena
Poljanec è rimasto particolarmente colpito dall’unità della squadra slovena, attribuendo a Pogacar il merito di creare un’atmosfera positiva nel gruppo.
“Penso che Tadej unisca il gruppo. L’atmosfera è buona, i ragazzi sanno perché sono lì”, ha spiegato l’ex allenatore evidenziando la leadership naturale del campione.
Con un leader come Pogacar, tutti danno il massimo, incluso Primoz Roglic che ha svolto egregiamente il suo ruolo di supporto.
Per un paese piccolo come la Slovenia, che fatica persino a mettere insieme nove corridori forti, la squadra ha dimostrato una compattezza degna di nazioni ciclisticamente più blasonate.
Il successo dell’organizzazione in Rwanda
Anche l’organizzazione dei Mondiali in Rwanda ha ricevuto recensioni entusiastiche, con Poljanec che l’ha definita “un colpo da maestro”.
Le folle sorridenti, allegre e appassionate hanno creato un’atmosfera che, secondo Poljanec, non si vede al di fuori dei paesi tradizionalmente legati al ciclismo.
Molti gli hanno riferito che è stato uno dei migliori Campionati di sempre, riconoscendo all’UCI il merito di aver fatto una scelta brillante nonostante le critiche.
Gli occhi puntati su Sanremo
Riguardo al futuro di Pogacar, Poljanec ritiene che la sua fame di vittorie vada oltre la semplice collezione di trofei.
“Non è che voglia tutto. Semplicemente ama il ciclismo”, ha spiegato Poljanec rivelando che già a 15 anni probabilmente sapeva di voler vincere la Milano Sanremo.
Quella è la sua gara preferita e Poljanec è sicuro che riuscirà a conquistarla, proprio come ha fatto con il Giro delle Fiandre.
Secondo l’ex allenatore, Pogacar non segue regole non scritte e ignora l’idea di aspettare il momento giusto per attaccare.
“Non è ossessionato o avido. Ama la sfida, ama correre e finché si divertirà, continuerà a farlo brillantemente”, conclude Poljanec.

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