Nel mondo del ciclismo professionistico, la sicurezza dei corridori è un tema sempre più centrale. Luca Guercilena, direttore del team Lidl Trek, ha recentemente proposto un approccio innovativo alla questione, suggerendo che il rischio nel gruppo debba essere gestito in modo controllato, supportato da dati concreti, infrastrutture adeguate e tecnologie protettive, piuttosto che attraverso limitazioni arbitrarie sull’equipaggiamento.
Rischio Calcolato e Tecnologia Protettiva
Secondo Guercilena, imporre restrizioni come limiti sulle dimensioni dei cerchioni non risolverebbe i problemi di sicurezza. Egli sottolinea che, anche con cerchioni da 35 mm, gli ingegneri saprebbero comunque mantenere alte le prestazioni, rendendo inefficaci tali misure nel lungo termine. Pertanto, il focus dovrebbe essere rivolto a investimenti in tecnologie protettive, come airbag integrati in caschi o maglie, e a infrastrutture più sicure sulle strade. Nonostante i costi elevati, barriere mirate e percorsi più sicuri ridurrebbero significativamente gli incidenti rispetto a divieti generici sull’equipaggiamento.
Inoltre, Guercilena evidenzia come l’esperienza e l’età influenzino la propensione al rischio nel gruppo. I giovani corridori tendono a prendere decisioni audaci, mentre i professionisti più esperti sanno quando moderare la loro aggressività. Per il suo team, raccomanda di assumere rischi calcolati, soprattutto in momenti chiave come le volate, ma di evitare pericoli inutili che potrebbero compromettere la stagione di un atleta.
Analisi dei Crash e Dibattito sulle Regole
Il manager del team Lidl Trek auspica un’analisi scientifica e basata sui dati degli incidenti, coinvolgendo squadre, sindacati dei corridori ed esperti del settore. Le prime evidenze indicano che il numero complessivo di cadute non è aumentato, ma che quando si verificano incidenti, coinvolgono spesso gruppi molto compatti, aumentando il numero di atleti coinvolti.
Il dibattito sulle limitazioni dell’equipaggiamento è acceso: a ottobre, la UCI ha visto sospendere temporaneamente il proprio piano di restrizioni sui rapporti di trasmissione, dopo l’intervento dell’Autorità belga per la concorrenza e la protesta di nove team professionistici, incluso il produttore SRAM. L’UCI aveva previsto di testare queste limitazioni per valutarne l’impatto sulla velocità e sulla sicurezza, ma la misura è stata giudicata ingiusta e poco efficace dai critici.
Verso un Ciclismo Più Sicuro e Competitivo
Ex professionista del WorldTour, Michael Barry, ha contribuito al dibattito sottolineando che le restrizioni sull’equipaggiamento non sono la risposta ai problemi di sicurezza. Egli sostiene che biciclette più leggere e veloci hanno reso il gruppo più fragile, e che le soluzioni devono concentrarsi su progettazione dei percorsi, protocolli di sicurezza e test per i corridori. Barry invita a un approccio coordinato e basato su evidenze per ridurre gli infortuni senza compromettere la competitività delle gare.
In sintesi, Luca Guercilena propone una strategia fondata su protezione degli atleti, infrastrutture migliorate e regolamentazioni supportate da dati scientifici. Sebbene il rischio non potrà mai essere eliminato completamente dal pro cycling, il 2026 sarà un anno chiave per capire se il ciclismo saprà correre in modo più intelligente e sicuro, mantenendo al contempo l’adrenalina e la velocità che lo caratterizzano.

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