Mario Cipollini, noto come “SuperMario”, è una delle figure più iconiche del ciclismo italiano e mondiale. Nato il 22 marzo 1967 a Lucca, ha segnato un’epoca nel panorama ciclistico con il suo stile di corsa audace e la sua personalità carismatica. Cipollini è famoso per le sue vittorie in volata, il che lo ha reso un vero e proprio specialista nelle corse su strada, in particolare nelle classiche e nei grandi giri.
Oggi, Mario Cipollini continua a essere una voce influente nel mondo del ciclismo, condividendo la sua passione e la sua esperienza con le nuove leve e gli appassionati. Con questo messaggio sul suo profilo Instagram, desidera esprimere il suo pensiero a un altro grande campione del ciclismo, Tadej Pogacar, e riflettere su alcune considerazioni importanti riguardo alla Roubaix.
Buongiorno a tutti, ragazzi. Stamattina mi sono confrontato con me stesso e vorrei che ci fosse l’appoggio di tutti voi in quello che è un mio pensiero. Vorrei mandare un messaggio a Pogacar. Il messaggio sarebbe questo: **Tadej, ripensaci sulla Roubaix.** Ripensaci, perché tu sei **un patrimonio del ciclismo**, sei un patrimonio di tutti noi appassionati. Credo che tutti sappiamo che sei **il ciclista più forte di questo periodo** e uno dei più forti della storia; col passare degli anni dimostrerai ancora di più quanto madre natura ti ha regalato per farci gioire.
Ma la Roubaix è una cosa estremamente particolare. Ho paura che tu stia diventando un po’ **schiavo di te stesso**, di quel sistema che chiede sempre di più. Io credo che tu, che te ne vai a 70 km dall’arrivo e arrivi da solo, non aggiunga nulla a quanto tu sia già campione per tutto quello che ci hai fatto vedere fino ad ora. Credo che la tua maturazione fisica debba ancora arrivare, per cui potrai farci vedere cose straordinarie.
Ma è troppo rischioso, secondo me, affrontare la Roubaix, non perché tu non abbia le capacità di vincere quella gara o di saper condurre la bicicletta su quelle strade orribili, ma penso alle **cause esterne**. Se esplode una ruota del ciclista che ti è accanto, ti butta giù e tu batti un ginocchio su una pietra a 60 all’ora. È veramente conveniente per te? La Roubaix è una corsa straordinaria per certi aspetti. Anche questo è discutibile, perché il ciclismo, a mio avviso, dovrebbe essere un’altra cosa. Ma naturalmente io sono **uno stronzo** che di ciclismo sa poco, in mezzo a una collina dopo aver fatto colazione.
Però vivo il ciclismo con una passione intensa e, se fossi tuo fratello maggiore o probabilmente anche tuo padre — perché a 58 anni potrei essere anche tuo padre — io cercherei di togliertela dalla testa, questa esperienza. Perché, ripeto, secondo me non aggiunge nulla a quanto tu sia grande. Il rischio è troppo alto.
Capisco che gli sportivi la domenica pomeriggio siano sul divano e vogliano godersi una sfida incredibile tra te e Van Der Poel, ma tu non puoi, in questo momento, tentare o cadere nel sistema giornalistico dei cronisti. Distaccati un po’ da questa roba e pensa a te stesso. Credo che sia una cosa troppo complicata.
Può succedere che tu vinca la Roubaix; sarebbe una cosa straordinaria, ma possono succedere anche cose brutte in quella corsa. Parla con **Yohann Mousseau**, che di pavé l’ha mangiato a colazione dagli elementari e ha rischiato la vita, arrivando a temere l’amputazione di una gamba. Yohann Mousseau, quante Roubaix e quante Fiandre ha vinto e quanto conosce del pavé!
Il sottoscritto, che è un emerito stronzo, ripeto, un emerito stronzo, però, alla seconda Roubaix che ha fatto, è uscito dalla foresta dell’Arenberg in una fuga che poi è andata all’arrivo. A un certo punto, chissà perché, chissà per come, Plankaert chiude un ventaglio dalla parte opposta in cui eravamo, e io finisco, ultimo, appena dato il cambio, su un cordolo di un ponte appena ristrutturato, con 60 punti in una gamba. Da lì ho cominciato a pensare che la Roubaix forse è una corsa che deve rimanere settoriale per chi ha la massima espressione in quel tipo di gara.
Ma tu puoi vincere tutte le corse che vuoi, ogni corsa a tappe la puoi vincere. Per quale motivo andare a rischiare una parte della stagione così, per andare a giocare quasi alla roulette? Questo è personalmente il mio messaggio, ripeto, da uno che di ciclismo non ci capisce un cazzo e che è **uno stronzo** che non sa niente, in mezzo, tra virgolette, a niente.
Tu sei il numero uno del mondo e è giusto che sia così; potrai rimanerlo per tantissimi anni ancora. Goditi il Tour de France, il Giro d’Italia. L’anno scorso, se volevi, facevi la Vuelta e vincevi tutti i grandi giri. Ma tu lo fai, lo puoi fare anche senza impegnare il massimo di te stesso. Credo che il Giro d’Italia l’hai vinto allenandoti; anzi, probabilmente in allenamento faresti più fatica di quanto hai fatto durante il Giro d’Italia l’anno scorso.
Ecco, questo è il mio messaggio da uno che probabilmente ti vuole bene da un punto di vista ciclistico e anche affettivo, perché sei, a mio avviso, straordinario in un insieme di cose. Ripensaci: sei il nostro patrimonio, dobbiamo in qualche modo tutelarti e io provo a farlo. Ciao.
Ascolta le parole di Mario Cipollini dal suo profilo Instagram

InBici Media Group Rivista per ciclisti, InBici Magazine, Passione sui Pedali









