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photo @SprintCyclingAgency

Pogacar e il nuovo ciclismo: la rivoluzione di Magrini


Un bilancio tra luci e speranze

L’anno ciclistico 2025 si chiude con un bilancio che, per una volta, non lascia spazio alla nostalgia. Riccardo Magrini, voce esperta e mente lucida del ciclismo italiano, osserva la stagione con l’occhio di chi ha pedalato, raccontato e intuito in anticipo le tendenze di uno sport in continua trasformazione.

“Direi un bilancio sommato positivo – spiega Magrini – anche per i nostri colori. Alcuni corridori hanno mostrato segnali importanti, ma il dominio resta saldamente nelle mani della UAE e, soprattutto, di Tadej Pogacar.”

È l’anno della conferma del fenomeno sloveno, ma anche quello di una timida rinascita azzurra. Dietro i colpi di classe di Pogacar, il ciclismo italiano torna a far intravedere luce dopo stagioni difficili.

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L’Italia che torna a crederci

C’è il sorriso di Giulio Ciccone, che a San Sebastián ha trovato la vittoria più bella della carriera, e quello dei giovani che iniziano a far capolino tra i grandi: Antonio Tiberi, Jonathan Milan, Giulio Pellizzari. Ragazzi che non temono la fatica e che, soprattutto, stanno riscoprendo l’ambizione.

“Siamo sulla strada giusta – commenta Magrini – Pellizzari ha centrato due piazzamenti di rilievo e ha già disputato due Grandi Giri. I segnali ci sono. Dopo un periodo buio, il ciclismo italiano sta crescendo.”

L’entusiasmo si avverte anche nei toni dell’ex corridore toscano, che individua nei nuovi talenti la linfa vitale di un movimento in cerca di riscatto. “Milan, Ganna e Tiberi – sottolinea – hanno ridato fiato e fiducia a un ciclismo che aveva perso un po’ la sua identità.”

L’era Pogacar e la corsa senza calcoli

Eppure, ogni discorso sul 2025 finisce per ruotare attorno a un nome: Tadej Pogacar. Il suo modo di correre divide, affascina, sorprende. C’è chi lo accusa di spegnere la suspense delle corse, ma non Magrini.

“A qualcuno può sembrare che stanchi – sorride – ma non me. Io sono un suo tifoso. Pogacar stanca solo chi non capisce che il ciclismo è cambiato. Lui interpreta la corsa in modo completamente nuovo. C’è un prima e un dopo Pogacar, come dire A.C. e D.C..”

Per Magrini, lo sloveno non è solo un fenomeno sportivo, ma un cambio di paradigma. Corre senza calcoli, come se il tempo e la tattica appartenessero a un’epoca passata. È l’incarnazione di un ciclismo che torna all’essenza: l’attacco, la fatica, il coraggio di restare soli davanti al vento.

Una generazione che si ispira al campione

Non è un caso, spiega Magrini, se il suo stile contagia anche i giovani italiani. “Ho parlato con diversi ragazzi – racconta – come Jacovoni, che ha vinto il Del Rosso dopo cinquanta chilometri di fuga solitaria. Gli ho chiesto se si fosse ispirato a Pogacar. Mi ha risposto di sì, senza esitazione. Questo dice tutto.”

Un esempio che vale più di molte parole. Il ciclismo di Pogacar non è solo spettacolo: è una scuola di libertà, un modo nuovo di intendere la corsa.

Verso una nuova epoca

Il 2025, nelle parole di Magrini, segna dunque una transizione, una soglia tra il passato e un futuro che sembra già cominciato. I giovani italiani risalgono la china, Pogacar continua a riscrivere le regole, e il ciclismo, ancora una volta, trova la sua via per emozionare.

A cura della redazione di Inbici News24 e Tina Ruggeri
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