Un addio che profuma di consapevolezza
Non c’è amarezza negli occhi di Simone Petilli, ma una luce calma, quella di chi sa di aver dato tutto. Dopo anni di ciclismo ad alto livello, il corridore lecchese ha deciso di chiudere la sua esperienza nel mondo dei professionisti. Una scelta maturata con il tempo, tra riflessioni e nuove prospettive, accolta con emozione ma anche con la serenità di chi si sente in pace con la propria storia.
“Hai già le lacrimucce per l’addio?” gli chiede la giornalista Tina Ruggeri durante l’intervista per InBici News24. Petilli sorride, quasi a voler stemperare l’emozione. “È stata una bella esperienza nel mondo dei professionisti. Ho dato tanto e ho ricevuto tanto. Forse speravo di ricevere di più in alcuni momenti, ma alla fine sono orgoglioso di ciò che ho costruito. Ogni gara, ogni allenamento, ogni sacrificio mi ha insegnato qualcosa.”
Dal dilettantismo ai grandi palcoscenici
Nato a Bellano nel 1993, Petilli ha vissuto gli anni d’oro di un ciclismo che si è evoluto rapidamente, tra nuove metodologie di allenamento e una competizione sempre più serrata. Dopo i successi tra gli under 23, il salto tra i professionisti lo ha proiettato in un mondo fatto di regole non scritte, lunghe trasferte e sogni rincorsi tra montagne e pianure.
Nel corso della sua carriera ha vestito maglie prestigiose e affrontato corse iconiche, confrontandosi con alcuni dei più forti interpreti della scena mondiale. Ogni gara, anche la più dura, è stata un tassello di crescita personale. “Nel ciclismo non si impara solo a correre,” racconta, “si impara a capire i propri limiti, a rispettare la fatica, a convivere con la delusione e a cercare sempre di migliorarsi.”
Lo studente che analizzava i propri allenamenti
In un ambiente dove il tempo libero è quasi inesistente, Petilli è riuscito a distinguersi anche fuori dalla bicicletta. “La mia fortuna è stata che studiavo quello che mettevo in pratica ogni giorno,” spiega. Mentre affrontava tappe e ritiri, frequentava l’università, laureandosi in Scienze dello Sport.
“Studiando capivo cosa c’era dietro ai miei allenamenti, alla programmazione della mia preparazione. Analizzavo i carichi di lavoro, la fisiologia, la biomeccanica. In un certo senso studiavo me stesso. Con la passione e l’impegno sono riuscito a conciliare tutto.”
Questa doppia dimensione — atleta e studente — ha costruito in lui una mentalità scientifica, metodica ma anche curiosa, capace di guardare allo sport con un occhio più profondo, meno impulsivo, più consapevole.
La lezione del ciclismo: cadere e rialzarsi
Oggi, mentre archivia la sua carriera da professionista, Petilli non nasconde la malinconia di chi lascia una parte di sé sulla strada. Ma allo stesso tempo, è pronto a reinventarsi. Le competenze acquisite, lo spirito di sacrificio e la capacità di analisi gli aprono ora nuove strade — che siano nel mondo dello sport, della ricerca o della formazione.
“Non so ancora cosa mi riserverà il futuro,” ammette, “ma so che tutto quello che ho imparato in questi anni mi sarà utile. È questo il bello dello sport: ti insegna a cadere, a rialzarti e a non smettere mai di pedalare.”
Parole che condensano l’essenza di un percorso umano e professionale, fatto di determinazione, curiosità e disciplina.
Un futuro oltre il traguardo
L’addio alle corse non è dunque un punto d’arrivo, ma una nuova partenza. Petilli guarda avanti con equilibrio, portando con sé la stessa dedizione che lo ha spinto a scalare montagne e a misurarsi con i migliori. “Ogni atleta, prima o poi, si trova davanti al momento di cambiare strada. Io lo faccio con gratitudine: per le persone che mi hanno accompagnato, per le squadre che mi hanno dato fiducia e per le esperienze che mi hanno formato.”
Nel suo modo di parlare c’è ancora la passione di chi ama la bicicletta, ma anche la maturità di chi ha compreso che la vita, come una tappa di montagna, non si esaurisce mai in una sola salita.
E allora, più che un addio, quello di Simone Petilli sembra un passaggio di testimone: dalla corsa su due ruote alla corsa verso un futuro tutto da scrivere, con lo stesso spirito, lo stesso cuore, la stessa voglia di pedalare.
Intervista di Tina Rugger
A cura della redazione di Inbici News24
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