Come precedentemente riportato da Eurosport.it:
Jonathan Milan, protagonista assoluto dell’ottava tappa del Tour de France 2025, ha regalato all’Italia un momento storico, interrompendo un digiuno di sei anni nelle vittorie della Grande Boucle. Con un trionfo emozionante, il velocista friulano ha riportato il Bel Paese sul gradino più alto del podio, un risultato che mancava dal successo di Vincenzo Nibali a Val Thorens nel 2019. Intervistato dal quotidiano francese ‘L’Équipe’, Milan ha condiviso dettagli intimi sulla sua carriera e sul suo rapporto con il ciclismo, rivelando come questa disciplina abbia influenzato positivamente la sua vita.
Il percorso di Milan nel mondo del ciclismo è iniziato molto presto. “Ho iniziato a pedalare quando avevo 4 o 5 anni, seguendo le orme di mio padre, che ha corso da professionista per alcuni anni. Mia madre, però, non era entusiasta della mia scelta; sperava che facessi qualcosa di diverso,” ha raccontato. Nonostante le iniziali resistenze familiari, Milan ha trovato nella bicicletta una passione autentica, alimentata anche dai momenti condivisi con il padre, che gli spiegava i segreti delle gare, soprattutto quelle del Tour de France. “Mi piaceva guardare le discese e la velocità, e così ho deciso di provare,” ha aggiunto.
Il successo a Laval ha segnato un punto di svolta per Milan, ma il suo percorso non è stato privo di difficoltà. “Ho iniziato con la mountain bike e ho continuato fino ai 15 anni, poi sono passato alla strada. Nel frattempo, ho provato altri sport come nuoto, sci, karate, judo e tennis, ma la bici mi dava qualcosa di diverso. Mi divertivo con gli amici, esplorando paesaggi, fango e pioggia. Era ciò che cercavo,” ha spiegato. Milan ha sottolineato come il ciclismo gli abbia offerto una via di fuga dall’ansia scolastica. “Dopo la scuola e i compiti, uscire in bici mi aiutava a rilassarmi e a godermi il silenzio del bosco. Mi ha permesso di liberarmi da molte tensioni,” ha dichiarato.
Nonostante il suo amore per la montagna, Milan ha escluso la possibilità di diventare scalatore. “Mi piace camminare in montagna, salire dolcemente per ammirare il panorama e poi tornare indietro. Ma in bici è completamente diverso, è una sofferenza costante. Quando vedi il gruppetto, sembra facile, ma dietro si dà tutto,” ha scherzato. La sua preferenza rimane la velocità, che lo ha portato a eccellere nelle volate e a conquistare il successo nella tappa di Laval.
Il velocista italiano ha anche riflettuto sull’importanza di prendersi delle pause per ricaricare le energie. “Dopo le Olimpiadi dell’anno scorso, mi sono preso qualche giorno di pausa. Non ero particolarmente stressato mentalmente, ma sentivo la necessità di ricalibrare tutto. Ho passato del tempo con la famiglia e mi sono detto: è ora di tirare il fiato,” ha spiegato. Milan ha dimostrato che anche i migliori atleti hanno bisogno di momenti di riposo per mantenere l’equilibrio tra la vita personale e quella professionale.
Il trionfo di Milan non è solo un successo personale, ma anche un segnale positivo per il ciclismo italiano. Dopo anni di difficoltà, la vittoria a Laval rappresenta una rinascita per il movimento ciclistico nazionale.
Con la sua determinazione e il suo talento, Jonathan Milan continua a ispirare giovani ciclisti e appassionati di tutto il mondo, dimostrando che il ciclismo non è solo uno sport, ma anche un modo per superare ostacoli personali e raggiungere traguardi straordinari.

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