Un percorso studiato per mantenere la gara aperta
Christian Prudhomme, direttore del Tour de France, ha descritto il percorso 2026 come un vero e proprio “Tour in crescendo”. Le tappe più dure, comprese le due salite all’Alpe d’Huez, sono concentrate verso la fine della gara per evitare che Tadej Pogacar domini sin dalle prime settimane.
La corsa inizierà con una partenza forte a Barcellona, attraversando poi cinque grandi catene montuose francesi, per culminare in un finale senza precedenti. Anche con un vantaggio di cinque minuti, il leader non potrà considerarsi vincitore prima delle ultime giornate di montagna.
Le tappe decisive e la doppia ascesa all’Alpe d’Huez
Il Tour 2026 prevede cinque arrivi in salita, di cui tre nelle ultime tre giornate prima di Parigi. Le tappe 19 e 20 saranno cruciali: la prima, da Gap all’Alpe d’Huez, è breve ma intensa con 129 km; la seconda, da Bourg d’Oisans, affronta salite leggendarie come Croix de Fer, Télégraphe e Galibier, con un finale inedito sul Col de Sarenne e la seconda ascesa all’Alpe d’Huez.
Questa doppia scalata rappresenta un sogno inseguito dal 2013, pensata per rendere il finale ancora più spettacolare e imprevedibile.
Pogacar e la sfida storica
Prudhomme non mira a limitare Pogacar, ma gli offre la possibilità di entrare nella storia con una quinta vittoria. Il percorso ricorda il leggendario duello del 1986 tra Greg LeMond e Bernard Hinault proprio sull’Alpe d’Huez. Il direttore immagina che Pogacar sarà motivato a vincere su queste salite iconiche, consolidando il suo posto tra i grandi del ciclismo.
In sintesi, il Tour 2026 promette una progressione di difficoltà che manterrà alta la tensione e l’incertezza fino all’ultimo giorno, regalando spettacolo e sfide memorabili.

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