35 minuti e 29 secondi per entrare nella storia. La scalata dello sloveno riscrive il libro dell’Alpe d’Huez: la VAM sfiora i 1.800 metri/ora e il confronto con Pantani apre una riflessione sull’evoluzione della performance moderna
Ci sono montagne che non sono semplicemente salite. Sono simboli.
Sono luoghi dove il ciclismo ha costruito la propria leggenda, dove il cronometro si è trasformato in memoria collettiva e dove ogni generazione di campioni ha lasciato una traccia.
L’Alpe d’Huez appartiene a questa categoria. I suoi 21 tornanti, il pubblico ai bordi della strada, le immagini dei grandi duelli del Tour de France hanno reso questa salita una delle icone assolute dello sport mondiale. E oggi quella storia ha un nuovo capitolo.
Tadej Pogačar ha riscritto il record della salita dell’Alpe d’Huez con un tempo di 35 minuti e 29 secondi, portando il limite della prestazione su una delle ascese più celebri del ciclismo internazionale.
Un dato che, letto superficialmente, potrebbe sembrare soltanto un miglioramento cronologico. In realtà racconta molto di più.
Racconta un’evoluzione tecnica, scientifica e fisiologica che ha cambiato profondamente il modo di interpretare la salita.

L’Alpe d’Huez come laboratorio della prestazione
La salita dell’Alpe d’Huez misura circa 13,8 chilometri, con una pendenza media vicina all’8% e un dislivello superiore ai 1.000 metri.
È una salita lunga abbastanza per mettere alla prova la capacità aerobica, ma anche abbastanza regolare per permettere agli analisti di confrontare dati e prestazioni tra epoche diverse.
Il tempo di Pogačar impressiona soprattutto per la velocità con cui lo sloveno ha trasformato il dislivello in movimento.
La media della scalata è stata infatti superiore ai: 23 km/h su una salita alpina. Un valore che da solo restituisce la dimensione della prestazione.
La VAM: il numero che spiega l’impresa
Uno dei dati più interessanti emersi dalle prime analisi riguarda la VAM (Velocità Ascensionale Media).
Questo parametro misura quanti metri di dislivello un atleta riesce a superare in un’ora.
È un indicatore molto utilizzato dagli analisti della performance perché permette di confrontare salite diverse e prestazioni realizzate in condizioni differenti.
Secondo le prime elaborazioni degli specialisti, la scalata di Pogačar avrebbe prodotto una VAM stimata intorno ai: 1.800 metri/ora. Un valore che appartiene alla fascia più alta mai osservata nel ciclismo moderno.
Per comprendere la portata del dato:
- un corridore professionista di alto livello può generalmente collocarsi tra 1.400 e 1.600 m/h;
- superare 1.700 m/h significa entrare nella dimensione dei grandi scalatori;
- avvicinarsi ai 1.800 m/h significa raggiungere una zona frequentata soltanto dai fenomeni.
È importante precisare che si tratta di una stima elaborata dagli analisti: il dato ufficiale della squadra sul rendimento fisiologico completo non è stato ancora diffuso. Ma il valore resta comunque straordinario.

Pogačar contro Pantani: due epoche, una stessa leggenda
Ogni grande prestazione sull’Alpe d’Huez porta inevitabilmente al confronto con Marco Pantani. Perché il Pirata aveva trasformato questa salita in un luogo mitologico.
La sua accelerazione, la sua capacità di fare la differenza nei momenti decisivi e il rapporto speciale con le grandi montagne del Tour hanno lasciato un segno indelebile.
Il riferimento storico più citato è quello del 1997:
Marco Pantani – Alpe d’Huez 36’40”
Tadej Pogačar – Alpe d’Huez 35’29”
Differenza: 1 minuto e 11 secondi su quasi 14 chilometri di salita è un margine enorme. Naturalmente il confronto deve essere letto considerando epoche differenti, materiali differenti e metodologie diverse di rilevazione. Pantani rappresentava il ciclismo dell’istinto, dell’attacco puro, della capacità di trasformare una salita in un duello psicologico.
Pogačar rappresenta il ciclismo contemporaneo: talento naturale, preparazione scientifica, analisi dei dati e tecnologia. Due mondi diversi. La stessa magia.
Il mistero dei watt: verso la soglia dei 7 watt/kg
Un altro elemento che sta alimentando il dibattito riguarda la potenza sviluppata dallo sloveno.
Al momento non esiste un dato ufficiale fornito dalla UAE Team Emirates-XRG.
Le stime degli analisti, basate sui parametri della salita e sulle caratteristiche fisiche del corridore, collocano però la prestazione in una fascia vicina ai: 6,8-7 watt/kg
Numeri che rappresentano il vertice assoluto della prestazione ciclistica. Tradotto in valori assoluti, si parla di una possibile potenza media superiore ai 450 watt per oltre mezz’ora di salita.
Un livello che spiega perché l’Alpe d’Huez 2026 sia già entrata nel dibattito storico del ciclismo.
Dal Pirata allo sloveno: come è cambiato il ciclismo
La domanda più interessante non è soltanto: “Pogačar è stato più veloce di Pantani?” La vera domanda è: “Come è stato possibile migliorare un limite che sembrava quasi intoccabile?” La risposta è nella trasformazione completa del ciclismo moderno.
Biciclette più efficienti Materiali più leggeri, maggiore rigidità strutturale e componenti più performanti hanno ridotto le dispersioni energetiche.
Aerodinamica applicata anche alla salita oggi ogni dettaglio conta: posizione in bicicletta, casco, abbigliamento e gestione del vento.
Allenamento scientifico
I grandi campioni lavorano attraverso dati, simulazioni, test fisiologici e programmi estremamente personalizzati.
Nutrizione e recupero
La gestione dei carboidrati, il controllo del peso e le strategie di recupero sono diventati elementi fondamentali della prestazione.
L’Alpe d’Huez resta il giudice della storia
Ogni epoca ha avuto il proprio interprete. Coppi, Merckx, Hinault, Indurain, Pantani. Oggi il nome che si aggiunge alla storia dell’Alpe d’Huez è quello di Tadej Pogačar.
Lo sloveno non ha semplicemente abbassato un tempo. Ha aperto una nuova discussione sul limite della prestazione umana nel ciclismo. La montagna più famosa del Tour continua a fare ciò che ha sempre fatto: mettere alla prova i campioni. E ogni tanto consegnare alla storia un’impresa destinata a rimanere.
La scalata di Pogačar in numeri
Alpe d’Huez – Tour de France 2026
- Tempo salita: 35’29”
- Lunghezza: 13,8 km
- Dislivello: circa 1.070 metri
- Pendenza media: circa 8%
- Velocità media: 23,3 km/h
- VAM stimata: circa 1.800 m/h
- Potenza stimata: 6,8-7 watt/kg

A cura della redazione di Inbici News24
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