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COMMENTOUR – I CORRIDORI HANNO PAURA, MA LE CADUTE NON C’ENTRANO

Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


NIZZA – Bradley Wiggins ha corso fino a pochi anni fa. Il Tour de France lo ha vinto nel 2012, e di certo non è uno che le manda a dire.


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“Se i corridori hanno paura delle discese, vadano in pensione”, ha affermato riguardo la decisione presa da alcuni componenti del gruppo di scendere lentamente lungo una delle discese della prima tappa del Tour de France a causa dell’asfalto scivoloso per la pioggia.

Bisogna dire che però la vera paura dei corridori che oggi stanno prendendo parte al Tour de France non è tanto quella delle cadute, ma quella del Coronavirus. ASO ha messo in piedi un’organizzazione imponente per permettere ai giornalisti di lavorare: videoconferenze, zona del traguardo suddivisa per nazioni e per tipologia di media, zona bus inaccessibile ai più. I corridori devono vivere in una “bolla”, e anche chi ruota attorno al Tour. Il problema è che si tratta di una bolla di sapone: da un momento all’altro può esplodere. E basta davvero poco.

Tornare a casa per una caduta è una cosa che fa parte del gioco. Tornare a casa per un contagio da Covid-19 mette a repentaglio tutta la squadra. Nel 2020 si è corso poco o niente: far ritirare tutta la squadra dal Tour de France farebbe precipitare una situazione già a dir poco precaria, tra sponsor che non pagano perché non hanno avuto la giusta visibilità e altre problematiche. Ecco allora che i corridori, dopo il traguardo, hanno paura di fermarsi: “Ci è stato detto che non possiamo parlare con i media” è la frase che si sente dire da tutti i partecipanti alla corsa francese. Quasi un coro unanime, nonostante anche i media prendano delle precauzioni come l’utilizzo di stick che permettono di mettere i microfoni alla giusta distanza.

Basta davvero poco per infettarsi. La paura c’è e si sente. Questa regola è molto severa, ma da una parte bisogna tutelarsi e dall’altra bisogna terminare la corsa. L’augurio che ci facciamo tutti noi è che queste “bolle”, che secondo me sono “di sapone”, non esplodano. Eppure, la sensazione è che siano fragili. Davvero molto fragili. Forse troppo.

Articolo a cura di Carlo Gugliotta, inviato a Nizza per il Tour de France

Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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