Martigny-Martigny: salita decisiva e finale insidioso
Dopo il prologo iniziale, il Giro di Romandia 2026 entra nel vivo con la prima tappa in linea: 170,6 chilometri attorno a Martigny, lo strappo ripetuto di La Rasse e la salita di Ovronnaz come possibile spartiacque della giornata.
Articolo a cura della redazione di Inbici News24
Dopo il prologo che ha acceso i primi riflettori sulla corsa, il Giro di Romandia 2026 vive oggi la sua prima vera giornata di confronto. La tappa Martigny-Martigny, lunga 170,6 chilometri, non concede ancora il respiro solenne dell’alta montagna, ma propone un terreno nervoso, selettivo, capace di trasformare una frazione apparentemente interlocutoria in un primo verdetto pesante.
Il nome più atteso resta quello di Tadej Pogacar, chiamato a misurarsi con una salita che sembra disegnata per accendere la corsa: Ovronnaz. Non sarà il traguardo, ma potrebbe diventare il punto in cui il gruppo perderà equilibrio, certezze e uomini. La domanda attraversa la carovana: Pogacar proverà davvero a staccare tutti su quelle rampe?
Un circuito iniziale che consuma energie
La prima parte della frazione si sviluppa su un circuito di 37,3 chilometri da ripetere tre volte attorno a Martigny. È un avvio che non lascia spazio alla distrazione, perché il percorso presenta lo strappo di La Rasse, 2,2 chilometri all’8,9% di pendenza media, con punte fino al 12%.
Non è una salita destinata da sola a decidere la tappa, ma è il classico ostacolo che logora, seleziona in silenzio, costringe le squadre a spendere energie e i gregari a lavorare prima del previsto. Passaggio dopo passaggio, il gruppo potrebbe perdere compattezza, preparando il terreno al momento più atteso della giornata.
Ovronnaz, il giudice della tappa
Il punto chiave arriva a circa 40 chilometri dal traguardo, quando la strada si impenna verso Ovronnaz. I numeri raccontano già la durezza dell’ascesa: 8,9 chilometri al 9,7% di pendenza media, con tratti che raggiungono il 15%. Gli ultimi 2.500 metri sono i più severi, sempre sopra il 10% medio.
È su questa salita che la tappa può esplodere. Pogacar ha il profilo tecnico e mentale per trasformare Ovronnaz in un banco di prova brutale: accelerazione secca, ritmo alto, selezione immediata. Ma attaccare così lontano dall’arrivo comporta anche un rischio tattico importante, perché dopo lo scollinamento resteranno ancora 33,7 chilometri da percorrere.
Discesa tecnica e pianura: il finale resta aperto
Dopo Ovronnaz, la corsa non sarà affatto chiusa. Gli undici chilometri di discesa tecnica richiederanno lucidità, coraggio e capacità di guida. Poi arriveranno 22 chilometri pianeggianti fino al traguardo di Martigny, un tratto che potrebbe favorire rientri e inseguimenti organizzati.
Qui si giocherà la seconda partita della giornata. Se Pogacar o un altro uomo di classifica dovesse scollinare con margine, dovrà difendere il vantaggio contro eventuali gruppetti inseguitori. Se invece le squadre riusciranno a ricompattarsi, la tappa potrebbe risolversi con uno sprint ristretto o con un attacco tardivo nel finale.
Una giornata da uomini forti
La prima tappa del Giro di Romandia 2026 promette dunque equilibrio, tensione e selezione. Non sarà soltanto una frazione da scalatori, ma una prova completa: serviranno gambe in salita, tecnica in discesa, lucidità tattica e sangue freddo negli ultimi chilometri.
Ovronnaz resta il cuore narrativo della giornata. Se Pogacar deciderà di muoversi, la corsa potrebbe cambiare volto in pochi minuti. Se invece il gruppo riuscirà a controllarlo, il verdetto sarà rimandato, ma non senza conseguenze. Perché oggi, sulle strade di Martigny, il Giro di Romandia comincia davvero.
A cura della redazione di Inbici News24
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