Tadej Pogacar, il ciclista sloveno, si avvicina a vincere il suo quarto Tour de France. La sua prestazione è stata così superiore da farlo distaccare dal secondo, Jonas Vingegaard, di quasi cinque minuti, mentre il quinto, Primoz Roglic, è a quasi 15 minuti.
Questa netta superiorità ha sollevato sospetti tra gli esperti, molti dei quali vedono un possibile legame con il doping. Eric Boyer, ex ciclista con 3 tappe al Giro d’Italia e direttore di squadra della Cofidis 2011, ha commentato: “Quando un corridore domina come i dopati del passato, è inevitabile fare un parallelo.” Le sue parole sono state riportate dal Parisien.
Boyer ha anche espresso le sue preoccupazioni riguardo all’iper-medicalizzazione in alcune squadre, compresa l’UAE, suggerendo che la situazione è ambigua e che non si sa se tutto dipenda solo da dieta e allenamento. “Spero che non ci sia altro,” ha aggiunto.
Il ciclismo, secondo Boyer, è in pericolo. Ha messo in discussione l’efficacia dei controlli antidoping, affermando che “nei laboratori si cerca bene, ma non so se lì troveremo la verità.” La sua frustrazione è evidente, poiché crede che i laboratori siano superati.
Inoltre, Boyer critica i suoi ex colleghi per la loro mancanza di azione contro il doping. “C’è una sorta di vigliaccheria generale,” ha dichiarato, notando come i dirigenti delle squadre rimangano in silenzio. “I corridori e i manager subiscono danni quotidiani senza ribellarsi,” ha aggiunto, citando Jean-René Bernaudeau come unica eccezione.
Infine, Boyer avverte che la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente, evidenziando la perdita di sponsor. “Stiamo assistendo a fusioni di squadre per sopravvivere,” ha sottolineato, avvertendo che la fuga dei partner finanziari è una questione grave.

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Condivisibili o no dichiarazioni di questo tipo senza prove sono al limite della diffamazione. Non si lancia il sasso e si nasconde la mano, a meno anche lui che voglia il suo giorno di notorietà.