Il fascino di Gaiole in Chianti
Giovedì – L’inizio del viaggio
Il mio viaggio verso L’Eroica comincia un giovedì mattina, in Emilia-Romagna. Incontro Felice, un signore di Fidenza, settantaquattro anni portati con la leggerezza di chi ha vissuto la bicicletta come filosofia di vita. Mi racconta di quando, nel 2009, attraversò il Sudamerica in bici, dal Lago Titicaca fino a Ushuaia: settemila chilometri di sogni e vento, il suo regalo di pensione, la sua impresa eroica.
A Bologna si unisce il resto della compagnia: Arturo, Gerardo, Victoria, Carmen e Gabriela, arrivati dalla Spagna. Con me c’è anche Noelia, compagna di viaggio e di curiosità. Partiamo verso la Toscana, con la promessa di raggiungere Gaiole il giorno successivo.
Venerdì – La vigilia e la festa
La mattina a Gaiole ha il profumo delle grandi occasioni. Il borgo è un mosaico di biciclette d’acciaio, cappellini retrò e maglie di lana. Alla ciclofficina di Roberto Lencioni, detto “Carube”, storico meccanico di Mario Cipollini, si respira una miscela di passione e nostalgia. I ciclisti preparano le bici, scambiano consigli, condividono sorrisi.
Nella Casa Eroica si tiene la conferenza inaugurale: intervengono Franco Rossi, presidente di Eroica Italia, e Giancarlo Brocci, il fondatore. I numeri parlano da soli: 9003 preiscritti da 51 Paesi, oltre mille donne e decine di giovani tra i 14 e i 17 anni. Cinque i percorsi previsti, ciascuno con il suo fascino.
Fuori, Gaiole è una festa. Bancarelle, profumi di griglia, risate e musica si mescolano ai ricordi del ciclismo eroico. Tra gli ospiti, anche Davide Cassani, Daniele Bennati e il leggendario Roger De Vlaeminck. La passione si legge negli occhi di tutti, in un clima di condivisione che va oltre lo sport.
Sabato – La Bellezza della Fatica
Ore 4:30 del mattino. Le luci dei fanali fendono il buio gelido: appena due gradi. Si parte nel silenzio, tra il respiro affannato e il fruscio delle ruote sullo sterrato. I ciclisti affrontano il suggestivo passaggio al Castello di Brolio, illuminato da candele, uno spettacolo commovente di luce e storia.
Il percorso prosegue fino a Siena, dove in Piazza del Campo si trova la prima area ristoro. Qui, tra tè caldo e dolci, i partecipanti si concedono una pausa prima di ripartire verso Murlo e Montalcino.
A Murlo, nel cortile del castello, l’atmosfera è festosa. Si brinda al vino novello, si parla di biciclette, di strade e di sogni. Gli sterrati impegnativi mettono alla prova, ma l’obiettivo non è la vittoria: è la gioia di esserci. “All’Eroica non si gareggia – mi dice Felice – si pedala per vivere.”
A Montalcino l’accoglienza è calorosa: musica, vino rosso, dolci tipici. È la celebrazione della lentezza, del piacere di fermarsi. Poi si scende verso Asciano, dove il pranzo con ribollita, salumi e formaggi locali riempie le piazze di convivialità e colori. Da lì parte il celebre tratto del Monte Sante Marie, il più spettacolare: salite dure, discese vertiginose e panorami mozzafiato. È la quintessenza dell’Eroica.
La sera, a Gaiole, il Press Tour tra gli stand di Santini, Sidi, Colnago, Selle San Marco, Generali, Ferrarini e Birra Intrepida racconta l’altro volto della manifestazione. Aspettiamo Gerardo, che arriva tardi ma felice: l’eroismo è anche questo. Una cena di pappardelle chiude la giornata più intensa dell’anno.
Domenica – Il Gallo Nero e la pioggia
L’ultima giornata comincia con la pioggia sul Chianti, ma non sul buonumore. Scegliamo di seguire il percorso del Gallo Nero, tra vigneti e colline impregnate di profumi d’autunno. A Panzano, la sosta alla Antica Macelleria Cecchini è una festa di sapori: crostini, salame e il celebre Burro del Chianti, un lardo aromatico che racconta la tradizione toscana.
Verso mezzogiorno il sole ritorna e accompagna gli ultimi arrivi a Gaiole. Arturo e Gabriela sono gli ultimi del nostro gruppo, accolti dagli applausi e dal calore del pubblico. Tutti ricevono la medaglia, i timbri completati sulla tessera e una bottiglia di vino come simbolo dell’impresa.
Il ritorno – La voglia di tornare
Quando cala il silenzio e le bici tornano al riposo, resta quella sensazione difficile da descrivere: una miscela di fatica e gratitudine. L’Eroica non è una corsa, è un rito collettivo. È la dimostrazione che la fatica può essere bellezza e che la gioia, come la polvere delle strade bianche, si attacca addosso e non va più via.
Chi viene a Gaiole una volta, lo sa: tornerà di nuovo. Perché qui, ogni ottobre, si pedala dentro la storia.





A cura di Andrea Giorgini Copyright© InBici Magazine ©Riproduzione Riservata

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