Milano, 1975. Il rumore delle ruote arriva da lontano, cresce come un tuono, poi diventa tempesta. Al bordo del circuito del Parco di Monza, un ragazzo di quattordici anni stringe una macchina fotografica economica e scatta. Nell’inquadratura, Giuseppe Saronni lanciato in volata. Quel clic, fragile e perfetto, sarà l’inizio di una vita intera trascorsa a inseguire la luce.
Roberto Bettini nasce a Milano nel 1960. Cresce in un quartiere dove il ciclismo è una religione popolare e la fotografia una forma di curiosità. Un vicino di casa, Gianfranco Soncini, ex corridore, lo introduce dietro le quinte delle prime gare locali. È lui a fargli capire che il ciclismo è fatto di volti, mani, gesti, non solo di arrivi e cronometri. Da allora Bettini non si separerà più dal suo obiettivo.
Frequenta corsi serali di foto-ottica, impara a sviluppare pellicole in camera oscura, capisce che la luce è una materia viva, da studiare e rispettare. Persino durante il servizio militare continua a fotografare, diventando fotografo ufficiale dei campionati mondiali dei militari. È lì che apprende la disciplina, la precisione e la pazienza che segneranno per sempre il suo modo di lavorare.
Il ciclismo visto da dentro
Negli anni Ottanta arriva la svolta. Bettini inizia a collaborare con l’Agenzia Olimpia e da lì entra nel circuito delle grandi competizioni: Giro d’Italia, Tour de France, classiche del Nord. Il suo sguardo è diverso: non cerca l’eroe, ma l’uomo. I suoi scatti catturano la fatica, la polvere, il sudore e i gesti minimi che raccontano la verità della corsa.
Il suo nome comincia a circolare tra giornali e riviste internazionali. Le sue immagini compaiono su La Gazzetta dello Sport, L’Équipe, Reuters e ANSA. Nel Giro del 1988, nella mitica tappa del Gavia, è lui a immortalare la tormenta di neve e i corridori trasformati in ombre nel bianco. Quelle fotografie diventano storia del ciclismo e icone della resistenza umana.
Una bottega che diventa impresa
Nel 1985 nasce ufficialmente BettiniPhoto. Da piccola agenzia artigianale, diventa presto un punto di riferimento per l’immagine sportiva. Bettini costruisce un archivio immenso, un patrimonio visivo di milioni di fotografie che attraversano decenni di gare e campioni: da Bugno a Pantani, da Cipollini a Nibali.
Con l’arrivo del figlio Luca Bettini nel 2006, l’agenzia cambia passo. Luca, fotografo e innovatore, guida la transizione al digitale e introduce nuove tecnologie per l’archiviazione e la diffusione immediata delle immagini. La passione resta la stessa, ma il linguaggio evolve con il tempo.
Nel 2004 nasce anche Sprint Cycling Magazine, la prima free press dedicata al ciclismo, distribuita nelle competizioni europee. È l’embrione di un progetto più ampio: raccontare il ciclismo non solo come sport, ma come cultura visiva, memoria e narrazione collettiva.
La nascita di Sprint Cycling Agency
Il gennaio 2022 segna una nuova era. BettiniPhoto si unisce alla spagnola PhotoGomez Sport e nasce la Sprint Cycling Agency, la più grande agenzia fotografica al mondo interamente dedicata al ciclismo. Un’unione di esperienze e generazioni, con una squadra di sette fotografi professionisti, editor, operatori su moto e redattori specializzati.
L’obiettivo è ambizioso: raccontare l’intero calendario World Tour maschile e femminile, dalle classiche del Nord alle grandi corse a tappe. La filosofia resta immutata: “Non fotografiamo la vittoria, ma la fatica”, ama ripetere Bettini. E in ogni immagine si riconosce quella poetica ruvida che da sempre accompagna il suo sguardo.
Il mestiere di inseguire la luce
Oggi Roberto Bettini è considerato tra i più grandi fotografi di ciclismo del mondo. La sua Sprint Cycling Agency è seconda solo a Getty Images per volume di produzione e prestigio internazionale. Ma nonostante i numeri, Bettini continua a viaggiare sulle strade, casco in testa e fotocamera al collo, dietro ai corridori, là dove la fatica si trasforma in epica.
Dal bianco e nero delle prime pellicole alle raffiche digitali di oggi, ha attraversato mezzo secolo di sport senza mai tradire la sua idea di fotografia: raccontare l’uomo dietro l’atleta. C’è un’immagine che ama più delle altre: un corridore solo, immerso nella nebbia, la strada che si perde davanti. È lì che, ancora oggi, si trova anche lui — in corsa, sempre, a inseguire la luce.
A cura della redazione di Inbici News24
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