L’arcipelago delle Canarie è da tempo un paradiso per gli allenamenti dei ciclisti professionisti, grazie al clima mite e alle salite impegnative, in particolare quella che conduce al vulcano Teide. Tuttavia, l’ambizione di ospitare un evento di caratura mondiale come la Vuelta a España ha creato una spaccatura politica e sportiva tra le isole. Mentre Gran Canaria ha recentemente rinunciato a sostenere l’edizione 2026 della corsa per ragioni etiche legate alla presenza di un determinato team [[1]](#__1), l’isola di Tenerife ha deciso di rivendicare con forza il suo ruolo. Con lo slogan “Queremos la Vuelta” (Vogliamo la Vuelta), l’isola ha lanciato un messaggio chiaro: il ciclismo di alto livello è una priorità strategica per la promozione del territorio [[0]](#__0).
La Candidatura di Tenerife: Un Investimento Nello Sport
La mossa di Tenerife di insistere per ospitare la Vuelta a España, nonostante il ritiro del supporto da parte della vicina Gran Canaria, dimostra una chiara volontà politica di investire nel turismo sportivo. L’idea iniziale prevedeva una collaborazione tra le due isole per dividere i costi logistici e di trasferimento, notoriamente elevati per un Grande Giro che prevede spostamenti via mare [[2]](#__2). Tuttavia, il Consiglio di Tenerife ha ribadito l’interesse sportivo e promozionale dell’evento, considerandolo un’opportunità unica per mostrare al mondo le sue eccezionali condizioni per la pratica del ciclismo [[3]](#__3). Il vulcano Teide, con le sue salite lunghe e ad alta quota, offre un terreno ideale per una tappa spettacolare, capace di incidere profondamente sulla classifica generale.
Il Contesto Politico: La Controversia con Gran Canaria
La situazione è stata complicata dalla decisione del Cabildo di Gran Canaria di ritirare il sostegno finanziario alla Vuelta a España 2026. La motivazione ufficiale riguardava la presenza del team Israel–Premier Tech, una scelta che ha sollevato un dibattito etico e politico sull’opportunità di ospitare la corsa. Questa rinuncia ha messo in discussione l’intero progetto di portare il Grande Giro nelle Isole Canarie. Tuttavia, Tenerife non si è lasciata scoraggiare, scegliendo di procedere in solitaria con la sua candidatura. Questa determinazione riflette la convinzione che i benefici in termini di visibilità internazionale e di indotto economico per l’isola superino le complessità logistiche e politiche. Il ciclismo, in questo caso, diventa un veicolo di promozione turistica di supremazia.
Il Teide: Il Cuore della Tappa Regina
Se la candidatura di Tenerife dovesse concretizzarsi, il protagonista indiscusso sarebbe senza dubbio il Teide. Le pendici di questo vulcano, che raggiungono quasi i 2.200 metri di altitudine, sono da anni il luogo prescelto da molti team World Tour per i loro ritiri in altura. La salita è lunga, costante e offre un paesaggio lunare unico al mondo. Una tappa con arrivo in quota sul Teide garantirebbe uno spettacolo sportivo di altissimo livello e rappresenterebbe una delle sfide più dure dell’intera Vuelta. Per i ciclisti, affrontare questa scalata, spesso con vento forte e temperature variabili, sarebbe un test definitivo di resistenza e preparazione. Pertanto, l’inclusione del Teide nel percorso non solo soddisfarebbe l’ambizione di Tenerife, ma eleverebbe anche il profilo agonistico del Grande Giro spagnolo.
Prospettive Future per il Ciclismo Canario
L’insistenza di Tenerife per ospitare la Vuelta è un segnale positivo per il futuro del ciclismo nell’arcipelago. Indipendentemente dall’esito della candidatura per l’edizione 2026, l’iniziativa ha acceso i riflettori sulle potenzialità delle Canarie come destinazione ciclistica di livello mondiale, sia per i professionisti che per gli amatori. L’isola sta investendo in infrastrutture e nella promozione di percorsi ciclabili, cercando di attrarre un flusso costante di turisti appassionati. La campagna “Queremos la Vuelta” è, in sostanza, una dichiarazione d’intenti a lungo termine: Tenerife vuole essere riconosciuta come una delle capitali europee del ciclismo. Questo impegno, se mantenuto, garantirà che il gruppo professionistico e amatoriale continui a considerare l’isola un luogo privilegiato per la preparazione e per le sfide più estreme.

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