Michael Woods offre uno sguardo personale sulla realtà delle giornate di riposo durante il Tour de France, descrivendole come momenti che, contrariamente al nome, non sono sempre così rilassanti. Sebbene siano pensate per fornire un respiro ai corridori dopo giorni di fatica e competizione, queste giornate sono spesso riempite da impegni mediatici, incontri con sponsor e altre attività che lasciano poco spazio al recupero fisico e mentale. Woods, che si trova in quella che definisce la “zona di apatia” del Grande Giro, riflette su come la pressione costante e l’intensità delle tappe precedenti abbiano influenzato il suo stato d’animo e i suoi livelli di energia.
La tappa 14, vinta con grande stile da Thymen Arensman, ha messo a dura prova il canadese. Con un peso di soli 62 kg, Arensman ha dimostrato una forza straordinaria, mentre Woods ha pedalato a una media di 270 watt per 5,5 ore, consumando quasi 6.000 kcal. Nonostante gli sforzi, Woods ha chiuso la tappa con 24 minuti di ritardo rispetto al vincitore. Il corridore ammette di aver adottato una strategia poco efficiente, attaccando ripetutamente nei primi 80 km della tappa, una scelta che non ha dato i risultati sperati e che ha finito per pesare sul suo rendimento complessivo.
La tappa 15, invece, ha visto ancora una volta un ritmo frenetico, con velocità medie che hanno superato i 50 km/h nelle prime ore di gara. In alcuni momenti, il gruppo si è letteralmente frammentato, mostrando la durezza delle condizioni di gara. Woods racconta che il suo direttore sportivo, Sam Bewley, ha controllato la velocità media nei primi 10 minuti di gara, registrando un impressionante valore di quasi 60 km/h. Questo ritmo, considerando le rotonde e i limiti di velocità nei centri abitati come Muret, è qualcosa che nemmeno un’auto potrebbe raggiungere legalmente.
Con l’intensità delle tappe che si accumula, Woods ammette che il peso delle fatiche comincia a farsi sentire. Non ha bisogno di un test del sangue per sapere che, a questo punto della competizione, i suoi livelli di testosterone sono probabilmente molto più vicini a quelli di un uomo di 80 anni che a quelli di un diciassettenne. Tuttavia, questa “zona di apatia” che descrive non è del tutto negativa. Senza la sua abituale ambizione insaziabile, che lo ha portato al livello in cui si trova oggi, Woods si sente meno stressato e più concentrato sul presente. È un cambiamento di prospettiva che, sebbene temporaneo, gli offre un sollievo mentale.
Nonostante il nome, il giorno di riposo nel Tour de France raramente è davvero riposante. Sebbene i corridori abbiano un momento di pausa dalle battaglie con gli altri 170 partecipanti, la giornata spesso passa più velocemente rispetto a qualsiasi altra tappa della corsa. La crescente attenzione mediatica e l’appetito del pubblico per i contenuti fanno sì che anche in un giorno di riposo gli sponsor, i fan e i media si aspettino qualcosa dai corridori. Woods descrive la sensazione come quella di essere un “animale da circo” che, anche quando non gareggia, deve continuare a intrattenere.
La giornata di riposo è spesso riempita da interviste, obblighi mediatici e incontri con sponsor e ospiti. Woods ricorda con nostalgia i giorni pre-COVID, quando le famiglie e i partner dei corridori erano accolti con maggiore libertà nell’ambiente del team. Durante il suo primo Tour, sua moglie Elly poteva soggiornare con lui nella stanza la notte prima e durante il giorno di riposo. Era un momento di freschezza e normalità che rompeva la monotonia della corsa. Tuttavia, le misure anti-COVID hanno cambiato tutto, creando squadre più isolate e limitando le interazioni personali. Ora, anche un semplice bacio al proprio partner sembra un gesto azzardato.
Oltre alla pressione mediatica, Woods sottolinea che il mondo reale non si ferma per il Tour de France. Le bollette devono essere pagate, le email della banca richiedono attenzione e altre incombenze quotidiane si accumulano. Molti corridori trascorrono il giorno di riposo affrontando queste faccende, lasciando poco spazio per attività realmente rilassanti. Woods scherza sul fatto che difficilmente avrà il tempo di radersi, ma c’è una tradizione che rimane sacra: la pausa caffè.
La pausa caffè è un momento di tregua durante il giorno di riposo. È l’unico momento in cui i livelli di cortisolo non sono alle stelle e i corridori possono godersi un po’ di tranquillità. Durante il secondo giorno di riposo, Woods e il suo team hanno trovato una torrefazione accogliente a pochi minuti dal loro hotel a Montpellier. Seduti al sole, con una tazza di caffè in mano, hanno chiacchierato e, per un breve istante, hanno dimenticato di essere immersi nella corsa ciclistica più importante al mondo. Woods paragona questo momento a una scena del film “Le ali della libertà”, in cui Andy Dufresne si gode un attimo di serenità sul tetto, con il sole sulla schiena.
Il giorno di riposo è un’opportunità per riflettere, recuperare e trovare un equilibrio tra la pressione della gara e la necessità di normalità. Sebbene le sfide siano molte, Woods dimostra che anche nei momenti più intensi è possibile trovare uno spazio per la calma e la connessione umana.

InBici Media Group Rivista per ciclisti, InBici Magazine, Passione sui Pedali










