Come segnalato da corriere.it:
Vincenzo Nibali, uno dei ciclisti italiani più vincenti della storia, si racconta in un’intervista che mette in luce le sfide e le esperienze che hanno segnato la sua vita. Cresciuto a Messina, Nibali ha vissuto un’infanzia complessa, immersa in un contesto sociale difficile, dove la violenza e la criminalità organizzata erano all’ordine del giorno. Nella sua scuola giravano armi e i suoi genitori, proprietari di una cartoleria, erano costretti a subire il pizzo. Queste esperienze traumatiche lo hanno spinto a cercare una via di fuga, che ha trovato nella bicicletta.
Ricorda di essere stato un “carusu dannificu”, un ragazzo che combinava guai e attirava problemi come un parafulmine. La sua gioventù era caratterizzata da atti di ribellione, come lanci di sassi contro finestre e petardi esplosi nelle cassette delle lettere del quartiere. Tuttavia, grazie all’influenza positiva di suo padre e alla scoperta del ciclismo, Nibali ha imboccato un’altra strada, quella della competizione sportiva. A dodici anni, inizia a praticare ciclismo con suo padre e i suoi amici cicloturisti. La bicicletta diventa per lui non solo un mezzo di trasporto, ma anche una passione che lo porterà a scoprire il mondo al di fuori della sua città.
La sua prima esperienza significativa avviene quando, all’età di quindici anni, vince una corsa a Siena. Questo momento segna un cambiamento decisivo nella sua vita: decide di non tornare più a casa. Lasciare la Sicilia non è stata una scelta facile, ma Nibali afferma di non aver mai provato nostalgia o rimpianto. Al contrario, ha sempre avuto la testa alta e la schiena dritta, pronto ad affrontare le sfide che la vita gli presentava. I suoi genitori lo hanno incoraggiato a comportarsi bene e a rimanere lontano dalle scelte sbagliate, come il doping, un tema molto discusso negli anni della sua giovinezza.
Il passaggio dalla Sicilia alla Toscana non è stato semplice. Nibali racconta di come inizialmente fosse dura adattarsi alla nuova vita: sveglie presto, viaggi in autobus e una scuola che non lo interessava particolarmente. Tuttavia, grazie al supporto della famiglia di Carlo Franceschi, il direttore sportivo che lo ha accolto, e di Bruno Malucchi, il suo manager, ha trovato un ambiente protetto che gli ha permesso di concentrarsi sul ciclismo. Questo supporto è stato fondamentale per la sua crescita sia come atleta che come persona.
Il suo primo anno da professionista è stato segnato da esperienze dure, come la partecipazione alla temuta Liegi-Bastogne-Liegi, dove molti ciclisti si ritirarono e lui arrivò ultimo. Nonostante quel risultato, Nibali ha imparato una grande lezione sulla resilienza e la determinazione. Con il tempo, il suo talento e la sua dedizione lo portarono a conquistare il podio del Giro d’Italia, dove si piazzò terzo nel 2010, secondo nel 2011 e infine primo nel 2013. Nibali descrive le sue vittorie con una certa modestia, affermando che considerava il successo come qualcosa di normale, senza mai lasciarsi andare completamente all’emozione.
Un tema centrale nell’intervista è il doping, un problema che ha afflitto il mondo del ciclismo. Nibali racconta di come, pur essendo stato circondato da compagni di squadra e avversari che si dopavano, abbia sempre mantenuto la sua integrità. Rifiutando di cedere alla tentazione, ha scelto di seguire un percorso pulito, consapevole delle pressioni che gravavano su di lui. La sua carriera è stata caratterizzata da momenti di grande successo, ma anche da sfide personali e professionali. Dopo aver vinto il Tour de France, Nibali ha dovuto affrontare un periodo di intensa pressione e popolarità, che ha trasformato la sua vita in un vero e proprio incubo. La fama e le richieste incessanti dei tifosi e dei media lo hanno portato a desiderare di fuggire da tutto e da tutti.
Nonostante le difficoltà, Nibali ha saputo adattarsi e trovare un equilibrio. Dopo il ritiro, ha iniziato a vivere una vita più serena, dedicandosi a nuove avventure e alla promozione del Giro d’Italia. Ha riscoperto il piacere di viaggiare e di condividere esperienze con la sua famiglia, portando le sue figlie a esplorare la Sicilia, un luogo che ama profondamente. Durante questi viaggi, ha avuto modo di riflettere sulla bellezza della sua terra natale e sull’importanza delle radici.
Nibali riconosce che il suo viaggio è stato segnato da momenti di grande difficoltà, ma anche da trionfi e soddisfazioni. La sua determinazione e il suo impegno nel ciclismo lo hanno portato a diventare un simbolo di successo e resilienza. La sua storia è quella di un ragazzo che, partendo da un contesto difficile, è riuscito a realizzare i propri sogni grazie alla passione per la bicicletta e alla forza di volontà.
Ora, dopo aver chiuso un capitolo importante della sua vita, Nibali si dedica a nuove sfide e progetti, ma sempre con un occhio rivolto alla sua Sicilia. Come afferma, “Il ciclismo mi ha salvato”, un’affermazione che racchiude il senso di una vita dedicata a superare ostacoli e a perseguire la propria passione con tenacia. La sua esperienza ci ricorda che, nonostante le avversità, è possibile trovare la propria strada e costruire un futuro migliore, rimanendo sempre fedeli a se stessi e ai propri principi.

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