Dal 1935 ai grandi duelli sulle montagne spagnole: 21 tappe, 3.275 chilometri e oltre 58.000 metri di dislivello per l’edizione 2026.
Articolo a cura della redazione di InBici News24
Ci sono corse che attraversano un Paese e altre che, chilometro dopo chilometro, finiscono per raccontarne la storia. La Vuelta a España appartiene alla seconda categoria. Insieme al Tour de France e al Giro d’Italia forma la trilogia dei grandi Giri, le tre corse a tappe che rappresentano la massima espressione del ciclismo professionistico.

Sabato 22 agosto 2026 inizierà un nuovo capitolo della sua lunga storia. Per la prima volta la Vuelta partirà dal Principato di Monaco, dando vita a un viaggio di tre settimane che terminerà il 13 settembre a Granada, con l’Alhambra a fare da straordinario scenario conclusivo.
Saranno 21 tappe e 3.275 chilometri, ma soprattutto oltre 58.000 metri di dislivello positivo. Numeri che raccontano immediatamente quale sarà la parola chiave della Vuelta 2026: montagna.
DAL 1935 A OGGI: LA NASCITA DELLA VUELTA
La storia comincia il 29 aprile 1935, quando da Puerta de Hierro, a Madrid, parte la prima tappa diretta a Valladolid. La prima edizione comprende 14 frazioni e viene conquistata dal belga Gustaaf Deloor, capace di ripetersi anche nel 1936.
La crescita della corsa non sarà lineare. La Guerra Civile spagnola interrompe quasi immediatamente il progetto. La competizione ritorna nel 1941 e 1942, conosce nuove interruzioni e riparte nuovamente nel dopoguerra. Una svolta fondamentale arriva nel 1955, quando la corsa rinasce da Bilbao grazie all’impegno del quotidiano basco El Correo. Da quel momento la Vuelta conquista progressivamente una posizione stabile nel grande ciclismo internazionale. Nel 1978 l’organizzazione passa a Unipublic.
La collocazione nel calendario cambia più volte. Per molti anni la corsa viene disputata in primavera, ma dal 1995 trova definitivamente spazio tra agosto e settembre, diventando il grande appuntamento che chiude la stagione dei Grand Tour.
I CAMPIONI CHE HANNO COSTRUITO LA LEGGENDA
La storia della Vuelta è inevitabilmente legata ai grandi nomi del ciclismo.
Dalle prime imprese di Gustaaf Deloor alle generazioni successive, sulle strade spagnole sono passati campioni capaci di segnare intere epoche. Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Pedro Delgado, Tony Rominger, Roberto Heras, Alberto Contador, Vincenzo Nibali, Chris Froome, Alejandro Valverde, Nairo Quintana, Primož Roglič e tanti altri hanno scritto pagine memorabili della corsa.
La Vuelta ha saputo spesso trasformarsi nel terreno ideale per le rivincite, per i ritorni e per l’esplosione di nuovi talenti.
È una corsa che raramente perdona una giornata negativa. Le salite brevi e violentissime, il caldo, le strade nervose e le pendenze estreme hanno costruito nel tempo una precisa identità tecnica.
E anche la maglia del leader racconta questa evoluzione. Dopo numerosi cambiamenti di colore – dall’arancione delle prime edizioni al giallo e successivamente all’oro – nel 2010 nasce definitivamente La Roja, la maglia rossa che oggi identifica il leader della classifica generale.
ANGLIRU, COVADONGA E LE MONTAGNE DEL MITO
Se il Tour ha costruito parte della propria leggenda sull’Alpe d’Huez, sul Tourmalet e sul Galibier e il Giro sullo Stelvio, sul Gavia e sul Mortirolo, la Vuelta ha creato negli anni un proprio universo di montagne.
Lagos de Covadonga rappresenta uno dei santuari storici della corsa. Ma è soprattutto l’Alto de l’Angliru ad essere diventato il simbolo moderno della Vuelta.
Inserito per la prima volta nel 1999, l’Angliru presenta rampe che raggiungono il 23,5% nella Cueña les Cabres. Una montagna estrema, diventata rapidamente sinonimo della Vuelta e teatro, negli anni, di alcune delle immagini più spettacolari del ciclismo contemporaneo.
Accanto all’Angliru sono entrate nell’immaginario collettivo salite come Bola del Mundo, La Farrapona, Sierra Nevada, La Pandera e Peñas Blancas. La capacità degli organizzatori di scoprire continuamente nuove ascese è diventata una delle caratteristiche distintive della corsa spagnola.
VUELTA 2026: DAL CASINÒ DI MONACO ALL’ALHAMBRA
L’edizione 2026 porta questa filosofia ancora più lontano.
La partenza dal Principato possiede anche un valore storico particolare: Monaco diventerà il primo luogo ad aver ospitato una tappa inaugurale di tutti e tre i grandi Giri, dopo il Giro d’Italia del 1966 e il Tour de France del 2009.
Il primo atto sarà una cronometro individuale di 9,4 chilometri, con partenza dalla celebre Place du Casino. Un’apertura breve ma spettacolare, destinata ad assegnare immediatamente la prima maglia rossa.
Il giorno successivo il gruppo lascerà Monaco per raggiungere Manosque, dopo oltre 214 chilometri.
Poi arriveranno subito le montagne.
La terza tappa porterà il gruppo da Gruissan a Font-Romeu, mentre appena ventiquattro ore più tardi sarà già tempo di uno dei primi grandi esami della classifica generale: Andorra la Vella-Andorra la Vella, appena 104,8 chilometri ma con una successione di Port d’Envalira, Beixalis, Coll d’Ordino e Alto de la Comella.
VALDELINARES E AITANA: LA PRIMA SETTIMANA NON PERDONA
La settima giornata porterà il gruppo sull’Aramón Valdelinares, salita già conosciuta dalla Vuelta, prima di una delle giornate più attese della prima settimana.
Domenica 30 agosto la nona tappa terminerà infatti sull’Alto de Aitana, dopo 187,4 chilometri. Sarà il primo vero spartiacque della corsa prima del giorno di riposo.
A quel punto la Vuelta inizierà progressivamente a spostare il proprio baricentro verso sud.
Ed è proprio il sud della Spagna a caratterizzare profondamente questa edizione.
CALAR ALTO E LA PANDERA: LA VUELTA ENTRA NEL CUORE DELL’ANDALUSIA
Giovedì 3 settembre arriverà un altro appuntamento destinato agli uomini di classifica: Vera-Calar Alto, 166,6 chilometri con arrivo in quota.
Due giorni più tardi toccherà alla Sierra de La Pandera. La quattordicesima frazione partirà da Jaén e terminerà dopo 154,5 chilometri su un’altra delle montagne che hanno contribuito alla storia recente della Vuelta.
La corsa attraverserà quindi Córdoba, Huelva e Siviglia, alternando giornate favorevoli alle fughe e opportunità per i velocisti.
Ma tutto sarà ancora aperto.
JEREZ, PEÑAS BLANCAS E IL TERRIBILE COLLADO DEL ALGUACIL
La terza settimana promette infatti di trasformarsi in un crescendo.
Giovedì 10 settembre arriverà la seconda e decisiva prova contro il tempo: 32 chilometri da El Puerto de Santa María a Jerez de la Frontera. Sarà l’ultima occasione per gli specialisti della cronometro di modificare pesantemente gli equilibri della classifica.
Il giorno successivo la strada tornerà immediatamente a salire: 210 chilometri da Vélez-Málaga a Peñas Blancas, sopra Estepona.
E poi arriverà la ventesima tappa.
La Calahorra-Collado del Alguacil, 186,8 chilometri.
È la giornata indicata come uno dei momenti decisivi dell’intera Vuelta. Quasi 5.000 metri di dislivello e un finale sul Collado del Alguacil, salita inedita per la corsa, con gli ultimi 8,3 chilometri attorno al 9,8% medio. Una montagna scelta per emettere il verdetto definitivo prima dell’arrivo a Granada.
58.000 METRI DI DISLIVELLO: UNA VUELTA PER SCALATORI
I numeri descrivono perfettamente il carattere dell’edizione.
La Vuelta 2026 proporrà oltre 58.000 metri di dislivello positivo, due cronometro individuali e una presenza costante della montagna e della media montagna. L’organizzazione l’ha presentata come una delle edizioni più dure della propria storia.
Il percorso attraverserà Monaco, Francia, Andorra e Spagna, seguendo inizialmente il Mediterraneo prima di immergersi nel cuore della penisola iberica e soprattutto dell’Andalusia.
Non sarà sufficiente avere una grande giornata. Per vincere serviranno continuità, recupero, capacità di affrontare il caldo e soprattutto una squadra in grado di proteggere il proprio capitano per tre settimane.
GRANADA E L’ALHAMBRA PER L’ULTIMA PAGINA
Domenica 13 settembre resteranno gli ultimi 112 chilometri.
La Vuelta arriverà a Granada, dove il sipario cadrà in uno degli scenari più suggestivi mai scelti per concludere un grande Giro: l’Alhambra.
Dal Casinò di Monte Carlo all’Alhambra. Dal Mediterraneo alle montagne dell’Andalusia.
È quasi una linea ideale tra due simboli dell’Europa, dentro la quale saranno racchiuse tre settimane di ciclismo.
Novantuno anni dopo quel primo viaggio da Madrid a Valladolid, la Vuelta continua così a reinventarsi senza perdere la propria identità.
Una corsa dura, imprevedibile, spettacolare. Una corsa che ha fatto delle montagne il proprio linguaggio e delle pendenze estreme la propria firma.
La Vuelta a España 2026 è pronta a cominciare.
E da domani, sulle strade del Principato di Monaco, inizierà un’altra storia da raccontare.
A cura della redazione di Inbici News24
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