L’olandese, protagonista della cronometro di Aarburg, sanzionato per essersi tolto la parte superiore del body mentre attendeva l’arrivo di Pogačar.
La giuria del Tour de Suisse applica il regolamento UCI. Ma la decisione divide tifosi e addetti ai lavori.
Articolo a cura della redazione di InBici News24
Una cronometro straordinaria, una vittoria sfiorata per appena 31 centesimi e, poche ore dopo, una multa destinata a far discutere.
È quanto accaduto a Mathieu Van der Poel al termine della quarta tappa del Giro di Svizzera 2026, la cronometro di Aarburg che ha visto il campione olandese arrendersi soltanto a Tadej Pogačar al termine di uno dei duelli più spettacolari di questa stagione.
Dopo aver fatto segnare il miglior tempo provvisorio, Van der Poel si era accomodato sulla tradizionale “hot seat”, la poltrona riservata al leader temporaneo della tappa. Mancava soltanto l’arrivo dell’ultimo corridore in gara, il leader della corsa Tadej Pogačar.
Le temperature elevate, superiori ai trenta gradi, e la lunga attesa sotto il sole svizzero hanno spinto il corridore dell’Alpecin-Deceuninck ad abbassare il body fino alla vita, restando a torso nudo mentre seguiva gli ultimi chilometri della prova.
Un gesto apparentemente innocuo, che però non è passato inosservato alla giuria.
La decisione dell’UCI
Al termine della tappa, i commissari hanno inflitto al campione neerlandese una sanzione di 500 franchi svizzeri.
La motivazione ufficiale richiama un comportamento ritenuto non conforme alle norme sull’abbigliamento e al rispetto dell’immagine dello sport professionistico.
Una decisione che si inserisce all’interno di un regolamento molto preciso, ma che ha immediatamente acceso il dibattito tra appassionati, addetti ai lavori e osservatori del mondo del ciclismo.
Regolamento o eccesso di rigidità?
La questione divide.
Da una parte c’è chi sostiene che il regolamento debba essere rispettato in ogni circostanza e che gli atleti professionisti rappresentino sempre l’immagine del ciclismo mondiale.
Dall’altra parte molti osservatori ritengono che il contesto andasse valutato con maggiore elasticità.
Van der Poel non si trovava sul podio, non stava partecipando a una cerimonia ufficiale e non stava assumendo comportamenti provocatori. Semplicemente stava aspettando il verdetto finale della cronometro dopo uno sforzo massimale e sotto temperature particolarmente elevate.
Una situazione che, secondo molti, avrebbe meritato una valutazione più morbida.
Un episodio che fa discutere
La vicenda assume un significato ancora più particolare considerando il momento in cui è avvenuta.
Van der Poel aveva appena disputato una delle migliori cronometro della propria carriera, arrivando a un soffio dalla prima vittoria professionistica contro il tempo e costringendo lo stesso Pogačar a una prestazione eccezionale per conquistare la tappa.
Per questo motivo la multa ha finito inevitabilmente per attirare quasi la stessa attenzione della gara.
In un ciclismo sempre più attento all’immagine, alla comunicazione e ai regolamenti, l’episodio di Aarburg apre una riflessione più ampia sul confine tra disciplina e buon senso.
La domanda ai lettori di InBici News24
Voi cosa ne pensate?
Mathieu Van der Poel ha tenuto un comportamento davvero indecoroso e meritevole di una sanzione?
Oppure l’UCI avrebbe potuto interpretare il regolamento con maggiore elasticità, considerando il caldo, il contesto e l’assenza di qualsiasi atteggiamento irrispettoso?
La discussione è aperta.
A cura della redazione di Inbici News24
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